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LA STANZA DEGLI SPECCHI

Che legame c’è tra World Record e In Camera? E tra World Record e i due album precedenti? Perché i VDGG dal vivo suonavano un pezzo come Gog? In questa conversazione con Peter Hammill e Guy Evans pubblicata dalla rivista francese ATEM alla fine del 1976, ecco emergere nuovi dettagli e nuove chiavi di lettura sulla produzione musicale di Hammill e del Generatore.

Nel dicembre del 1976 i VDGG approdano in Francia per quella che sarà la loro ultima tournée nella classica 4 pieces line up degli anni settanta. Prima del concerto del 6 dicembre alla Mutualitè di Parigi, Hammill e Evans vengono intervistati, nella hall dell’albergo, dalla rivista francese ATEM. Negli estratti che abbiamo selezionato, le riflessioni sul nuovo album dei VDGG World Record si intrecciano con quelle sulla carriera solista di Hammill. Con Over in arrivo, gran parte della discussione è stranamente incentrata su In Camera e sulle sue ripercussioni sulla produzione del Generatore…

Grazie a Katia Rocchi per la traduzione e a Phil Smart per le foto. L’intervista integrale in francese è disponibile su http://www.vandergraafgenerator.co.uk/vdgg_paris061276.htm

Nei due precedenti dischi ci sono due Peter Hammill, tu e il personaggio che hai rifiutato poco a poco ma che ti affascina. Nell’ultimo disco questo sdoppiamento è solamente su Masks, e tu sembri distanziarti fortemente…


[PH] Masks è una canzone molto semplice, quanto una storia abbastanza obiettiva; è stata scritta durante un periodo di tempo abbastanza lungo (due anni e mezzo). C’è una sorta di rifiuto a portare ancora il peso di In Camera, perché se non avessi fatto Masks non avrei potuto più scrivere. Meurglys III è vicina a Masks, perché evoca la stessa realtà.

Come si inserisce World Record nel solco tracciato dai due album precedenti?


[PH] Osservando i tre ultimi album penso che essi mostrino una presa di coscienza. Godbluff è una ribellione molto diretta, molto totale; Still Life è un assemblaggio di piccole canzoni e di storie, con una storia d’amore molto strana, di amore e di sesso (La Rossa); World Record è un disco di situazioni suonate. I due primi album sono dei montaggi di musica e parole, molte parole. Nell’ultimo invece c’è un gruppo che suona e che va più lontano in un certo senso: le parole che erano state disposte in Godbluff e Still Life sono ora dentro la musica.

Sappiamo che tra poco pubblicherai anche un nuovo album solista…


[PH] Sì, l’ho fatto un mese e mezzo dopo World Record…

Sarà un album solista ma con il gruppo, come Chameleon e gli altri?


[PH] No, è un miscuglio eterogeneo. Ci sono Guy Evans e Nic Potter su tre canzoni, e un’orchestra filarmonica su un brano. Il resto ci sono io che suono, canto e faccio dei giochetti con la mia chitarra acustica e il piano… dovevo fare questo album!!

Perché i VDGG suonano dal vivo dei brani tratti dai tuoi album solisti?


[PH] Perché ci sono effettivamente delle cose mie che sono nello stile VDGG… e altre più personali. Ma non sempre si possono combinare le due cose.

Attualmente dal vivo suonate Gog. In quel pezzo le luci sono tutte su di te, il gruppo resta nell’ombra…


[PH] Ma questo in realtà non è da me, perché io sono l’anti-Gog: suono questo pezzo per uscire da me stesso, è come togliersi un peso, e penso ci siano in circolazione poche persone in grado di cantarlo. Comunque noi suoniamo Gog insieme a Sleepwalkers, e non suoniamo mai la versione solista, ma una versione VDGG.

[Guy Evans] I pezzi solisti che suoniamo sono stati scelti da tutto il gruppo, significano qualcosa di personale per ognuno di noi. Il problema con Gog è che in concerto non suonerà mai come sul disco: dovrei raddoppiare la batteria e allo stesso tempo riprodurre tre tracce di percussioni. È frustrante non poterlo fare, e non possiamo neppure far venire un altro batterista solo per questo pezzo.

[PH] Ma infatti se ora questi pezzi devono essere analizzati in un’ottica di gruppo, quando li ho scritti e registrati al gruppo non ci pensavo affatto: ad esempio Magog non è un pezzo di gruppo e non è possibile eseguirlo in concerto, è musica concreta, improvvisata. L’anti-Gog diventa pazzo in In Camera, diventa puro suono… Gog è lo stato, “I am” – che poi in realtà sarebbe “I am not” – Magog è il nero di tutto questo, la manifestazione fisica che non ha più la condizione esplicita, ovvero la parola di Gog. Per questo le parole di In Bromine Chambers non sono importanti ed è per questo che non si capiscono.

 


Parliamo un po’ di Rikki Nadir…
[PH] Rikki Nadir deriva da Fools Mate. Abbiamo inciso Nadir’s Big Chance dopo che avevamo già deciso di riformarci. Ci tenevo a registrare questo album dopo In Camera, e l’amo molto.

[Guy Evans] Personalmente devo dire che anche se Nadir ha in alcuni momenti un’atmosfera VDGG, non lo trovo molto riuscito, perché non corrisponde a quello che voleva rappresentare. Solo la title track è fedele all’idea dell’album, il resto è bello ma si può ascoltare anche altrove.

Per i tuoi tre album solisti si può parlare di un desiderio di morte. Per i tre album dei VDGG dopo la reformation di un desiderio di vivere a qualsiasi costo…


 


[PH] Non sono d’accordo. I tre album dei VDGG sono caratterizzati dal desiderio di sapere. Il tema dei tre album è quello del peso che tutti noi dobbiamo portare, ovvero quello della vita. Se non si porta questo peso non si vive. La paura non è dunque quella di morire, ma di ridursi a vivere come dei vegetali, come degli oggetti. Ecco allora la ricerca di una coscienza in Sleepwalkers.

In Meurglys III c’è una frase significativa: “Acting God in my own universe”…


[Guy Evans] Il pezzo è tutto una presa in giro, una sorta di autocritica, perché il rischio di VDGG è di fare delle cose molto complicate per niente, senza nessuna soddisfazione, ma al tempo stesso questa possibilità rappresenta per noi una sorta di situazione in cui potremmo rifugiarci. Anche nei testi, noi non vogliamo passare per dei filosofi: siamo solo dei musicisti e non dei maestri. Meurglys si confronta con i “linguaggi segreti” ma li mette al servizio della musica.

[PH] Perché vedi, avrei potuto benissimo recitare un testo durante l’assolo di sassofono in Meurglys III, ma la musica è sufficiente a esprimere lo spirito del brano.

E questa sfocia in Wondering…


[PH] Wondering è una sorta di preghiera…

…che ha dei riferimenti alla Messa in Si di Bach…


[PH] Qui c’è la parte musicale di Hugh Banton, l’atmosfera da chiesa… World Record è veramente un disco per tutti. Se Godbluff e Still Life parlano di una vita spirituale/santa, World Record parla di un presente materiale, della sopravvivenza, di cose reali. È il disco delle cose del mondo.

E questa copertina molto nera, senza foto, e con questi testi anche molto neri…


[PH] La copertina è stata realizzata dopo la registrazione, ma penso che dia l’idea dell’atmosfera in cui è stato fatto il disco. Per questo nei credits trovi anche Dylan, che è il mio cane, e tutti i riferimenti alle persone che erano lì con noi. Ma i credits più schizofrenici penso siano quelli di In Camera: la foto della busta interna è una foto di Gordian Troeller, mentre nell’altro lato ci sono sempre io ma con la testa nascosta in un giornale… In Camera sono io e tutte le mie sfaccettature, è un disco che ho fatto praticamente da solo e mentre registravo mio fratello Andrew era in coma. Ho speso tutte le mie energie per poter essere molto impegnato e cercare di dimenticare.

 

 

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