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Giuseppe Scaravilli – The Home Studio Sessions

Due cd pieni di cover di gruppi e artisti degli anni ’70: Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, Led Zeppelin, ma anche (sorpresa!) Van der Graaf Generator e Hammill. Il leader dei Malibran Giuseppe Scaravilli stavolta ha deciso di fare tutto da solo e di tributare il giusto omaggio alla musica con cui è cresciuto.

Contrariamente a quanto accaduto con molti altri gruppi degli anni settanta, sono stati ben pochi i casi di riedizioni e rivisitazioni di brani dei Van der Graaf Generator da parte di altri artisti. The Home Studio Sessions di Giuseppe Scaravilli, nome noto agli amanti del prog italico per la sua attività con i siciliani Malibran, si pone in interessante controtendenza: il fulcro di questo lavoro sta proprio in un lunghissimo medley (circa 25 minuti) comprendente una ventina di pezzi del Generatore. Si va da Lemmings a Lost, da House with no Door a When She Comes, da Afterwards a The Sleepwalkers, in una vera e propria carrellata costituita da frammenti, a volte di qualche minuto, più spesso di poche manciate di secondi, sapientemente legati l’uno all’altro. E a destare ancora più stupore è il fatto che Giuseppe Scaravilli abbia messo in piedi tutto questo in completa solitudine: l’artista siciliano è infatti solo sotto i riflettori con la sua chitarra acustica e il suo flauto. “Con i Malibran ho sempre suonato solo i brani dei nostri dischi – spiega Scaravilli. Dopo tanti anni mi piaceva l’idea di registrare cover selezionate degli anni ’70. Un mio personale tributo alla musica dalla quale provengo e che mi ha formato. E soprattutto un gran divertimento, unito al piacere (e alla fatica) di fare tutto da solo. Essere l’unico musicista… e anche il fonico! Senza dover spiegare o chiedere niente a nessuno, una volta tanto…”

 

Il risultato è indubbiamente intrigante e suggestivo: se le parti vocali costituiscono ovviamente l’ostacolo più grande da superare – in alcuni punti il retaggio Tulliano di Scaravilli ci regala quasi l’illusione di un Ian Anderson impegnato a coverizzare Hammill – anche a causa di una pronuncia inglese non perfetta, il sostrato strumentale e la struttura del medley è costruito con capacità e intelligenza. Ma non finisce qui: essendo The Home Studio Sessions un doppio cd, sul primo dischetto ecco che tra un brano dei Pink Floyd, uno dei Genesis e un altro dei Jethro Tull, trovano posto anche quattro brani solisti di Hammill, riproposti questa volta integralmente. Again, If I Could, Rock and Role e Last Frame colpiscono per la perizia strumentale e per la pulizia della registrazione: se le prime due suonano molto simili agli originali, Rock and Role rappresenta invece una scelta decisamente insolita, che Scaravilli spiega così: “Rock and Role l’ho preparata apposta per il cd. E’ un brano che mi è sempre piaciuto, perché è grintoso e vivace. Su Chameleon ci sono molti pezzi che vedono Hammill da solo e questo è uno dei pochi con tutto il gruppo in azione. Dà una bella scossa! Pur non utilizzando la batteria, ho cercato ugualmente di ricreare quell’impatto. Poi ho lasciato che tutto si placasse nella coda finale, sulla quale ho improvvisato con il flauto”. Ed è ancora il flauto il protagonista in Last Frame, unico dei quattro brani riproposto in versione strumentale e probabilmente il migliore del lotto: la presenza dello strumento a fiato, a cui è affidata la melodia, e di una delicata chitarra acustica, sembra quasi riportare indietro il brano ai tempi di The Aerosol Grey Machine con un soffice effetto straniante.

 

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