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Le risposte di Judge - seconda parte

Disponibile e gentile come al solito, Judge Smith ha accettato di rispondere a una serie di domande tramite la mailing list Judge_Smith@yahoogroups.com, coordinata dall'amico Alan Hutchinson. In questa seconda parte si parla degli ascolti di Judge, delle sue influenze, di vecchi demo e dell'esperienza con i musical...

D: Quale musica ti piace ascoltare attualmente quando non lavori?

Un po’ tutta, senza particolari preclusioni. Attualmente sto acoltando l’album Le Trésor de la Langue del chitarrista René Lussier, Three Pieces for Blues Band and Orchestra nella versione di Corky Siegal e gli Apocalyptica, un quartetto d’archi heavy metal. Quando vogliamo divertirci e rilassarci, io e Fiona balliamo in cucina sulle note del favoloso album di Joe Cocker No Ordinary World o su quelle della Oyster Band.

D: Quali sono stati gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

A livello musicale: Frank Zappa, Peter Hammill, Stax R&B bands, Dell Shannon, Roland Kirk, i primi gruppi punk, Art Tatum, Igor Stravinski, Spike Jones e i suoi City Slickers, Gustav Holst. A livello extra musicale: Edward Bach, Conan Doyle, John Hargrave, Anthony de Mello.

D: Avremo un Democrazy part 2?

No, non c’è abbastanza materiale di buona qualità. Non mi piace pubblicare dischi che non rispettino un certo standard, e anche se Democrazy aveva dalla sua parte un certo fascino a livello storico, ci sono comunque parecchi momenti imbarazzanti. Ho i nastri degli Heebalob (il gruppo che Judge formò dopo essere uscito dai VdGG nel 1969 e in cui militava anche David Jackson, vedi foto - ndt), ma non sono abbastanza buoni, mi dispiace.

D: Metterai mai in scena un tuo musical su vasta scala, in un teatro, con un cast di attori?

Purtroppo nonostante reputi il musical come la forma d’arte “definitiva”, ho sempre avuto delle esperienze negative con questo genere. C’è bisogno di un sacco di soldi per allestire un musical decentemente: servono buoni musicisti, parecchi buoni musicisti, e attori che sappiano non solo recitare, ma anche ballare e cantare. Dopo Mata Hari, in cui Lene Lovich, in teoria una non - attrice, riuscì invece a fare tutto in maniera splendida, ho deciso di non proseguire più con i musical. Attualmente invece di musical scrivo delle songstories, che comunque da quell’esperienza hanno ereditato tutti i vari problemi (budget, fatica, delusioni).
 

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