
C’era grande attesa per la prima di Twinkle, l’opera che il sassofonista dei VdGG David Jackson ha realizzato insieme all’altro VdGG Judge Smith. Twinkle è “teatro e musical extravaganza”, come le definisce lo stesso Jackson sul suo sito internet. Una rappresentazione che coinvolge oltre cento ragazzi, tra quelli della Treloar School e di altre scuole limitrofe. L’argomento sono le stelle e le costellazioni, e in particolare le storie e le leggende legate alle costellazioni di Orione, Andromeda e Cygnus.
Il Presidente del PH & VdGG Study Group Emilio Maestri era presente all’evento, che si è svolto a Basingstoke nella sala della Anvil Foundation. Ecco alcune sue riflessioni:
“Twinkle è un’opera realizzara da bambini che può piacere ai bambini e commuovere gli adulti. 70 minuti di musica e movimento dove il libretto scritto in modo arguto ed esilarante dal nostro buon Judge fornisce l’esca per una serie di invenzioni musicali cantate dai bimbi della Treloar School e di Basingstoke e sillabate dai fiati di David. Luci, soluzioni sceniche, un pizzico di magia condiscono uno spettacolo che fa spellare le mani, presenti ovviamente i genitori dei bambini, ma anche un drappelli di irriducibili inglesi, americani, russi, un italiano. Twinkle è una storia delle costellazioni che vede il confonto tra Dei (i bimbi disabili) e umani ( i bimbi della scuola “normale”) con episodi singoli dedicati ad ogni gruppo di stelle, ed episodi che si ripetono di collegamento. David è nascosto, suona nel fondo del palcoscenico quasi invisibile, la sua persona sembra non esistere, senti solo la musica, che è la sua, inconfondibile, consueta, vibrante di una unicità che è la sua storia, e forse anche la storia della musica contemporanea. Lo accompagnano Sacha Johnson, un bravo batterista di 20 anni, il “solito” stupendo Andy Baker al basso e Russ Harrolds alle tastiere. A sprazzi i sax divengono convulsi, in certi momenti si dilatano, in altri lasciano spazio al flauto o al silenzio. Nella storia di Twinkle ci vuole anche il tempo per pensare”.



Paolo Carnelli








