
Erano molte le attese per l’unico concerto italiano di questo mini tour estivo che ha visto i VdGG esibirsi nell’ambito di tre differenti festivals attraverso l’Europa continentale: il primo incontro del trio col pubblico del nostro paese. Prima del concerto, il clima che i musicisti - di ritorno dalle sessioni di preparazione del nuovo album - lasciavano percepire era ottimo. E nella piazza medievale di Umbertide, di fronte ad un migliaio di spettatori, i Van der Graaf non hanno tradito le attese continuando nella loro sfida al passato. Nessun tentativo di fuga dalle musiche amate che vedevano i fiati in grande evidenza, nessuna apertura ai brani del primo Aerosol registrato senza Jackson, anzi quasi una sfida deliberata e temeraria: nonostante i tre mettano assieme quasi 180 anni, è l’energia l’elemento che – assieme al coraggio - caratterizza questa fase del Generatore.
Così scorrono le classiche Lemmings, Childlike Faith, Every Bloody Emperor seguita da Scorched Earth, poi le nuove Lifetime e All that Before (intitolata provvisoriamente “Spex” nella scaletta di Nuremberg) . Ma è Meurglys III a regalare, nei giudizi dei presenti, i momenti migliori. Tanta nostalgia in Sleepwalkers dove nel nuovo arrangiamento i sax non sono sostituiti da effetti elettronici ma da un nuovo arrangiamento che ha diviso le opinioni dei fan. Sempre gigantesca Man Erg prima della commozione immensa di Still Life, nel bis, con una esecuzione vocale davvero magistrale ed emozionante.
Comprensibili stanchezza e soddisfazione nei tre Generatori che hanno suonato per cinque: su tutti forse Guy Evans, straordinario esecutore sensibile e padrone del tempo. Al fatto che Hugh Banton suonasse per due eravamo abituati e non ci stupisce che ora si dia da fare per riempire anche i vuoti inevitabilmente lasciati nella musica e nel cuore. L’analisi completa del concerto negli Acta, mentre ci si rende conto che questa fase di inevitabile transizione potrà portare a qualche nuova invenzione già del prossimo disco: il conto alla rovescia è già iniziato.

Paolo Carnelli








