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Save the planet...cominciamo a capire come funziona

Vivere una vita vegan signifca anche interessarsi del futuro del nostro pianeta, di come lo consegneremo nelle mani delle nuove generazioni.

Per produrre un grammo di proteine animali è necessario usare in media 15 volte la quantità d’acqua necessaria per produrre un grammo di proteine vegetali e del resto basta pensare che quasi la metà dell’acqua potabile utilizzata ogni anno negli USA è destinata agli allevamenti (Frances Moore Lappè, Diet for a Small Planet, Ballantine Books, 1982, pag. 80).
La produzione di alimenti vegetali è molto più ripettosa dell’ambiente di quanto lo sia la produzione di carne, latte, uova. Se è necessaria meno terra per sfamare un vegan rispetto ad un onnivoro è chiaro che l’impatto ambientale di miliardi di esseri umani che mangiano carne è nettamente superiore. Se le persone adottassero un’alimentazione vegan, non dovrebbero essere abbattute le foreste per lasciare spazio ai pascoli, e ci sarebbe bisogno di:
meno energia sotto forma di combustibili fossili per coltivare i campi (e questo a sua volta ridurrà l’emissione di gas che provocano effetto serra)
meno pesticidi e meno fertilizzanti (entrambi prodotti estremamente inquinanti).
Alcuni dati possono aiutarci a capire:
nella foresta amazzonica l’88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo (The Year the World Caught Fire Rapporto WWF International, dicembre 1997)
quasi il 70% delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli (Catherine Caulfield, A Reporter at Large: The Rain Forests New Yorker, 14 gennaio 1985)
a partire dal 1960 oltre un quarto delle foreste del centro America sono state abbattute per ottenere spazio per gli allevamenti (Caulfield, 1985);
per ottenere un chilogrammo di farina ci vogliono circa 22 grammi di petrolio;(Le secteur agro-alimentaire face au probleme de l’energie OCSE, Parigi 1982. Op. cit. in: J. Andrè, Sette miliardi di vegetariani, Giannone Ed.)
per produrre un chilogrammo di carne sono necessari 193 grammi di petrolio: quasi 9 volte tanto (OCSE, 1982)
il contributo all’effetto serra dato dagli allevamenti è circa pari a quello dato dalla totalità del traffico degli autoveicoli nel mondo (Jeremy Rifkin, Das Imperium der Rinder, Campus Verlag, pag. 12, 1992.Weizäckher,1992).
Ogni anno in Italia l’inquinamento che viene direttamente dagli allevamenti genera circa cento milioni di quintali di deiezioni animali. Le deiezioni sono caratterizzate da una alto contenuto di metalli pesanti, quali zinco e rame, somministrati artificialmente agli animali e che possono raggiungere nel terreno concentrazioni notevoli, al limite della fitotossicità e sono causa di una vera e propria “fecalizzazione ambientale” delle falde acquifere, sempre più contaminate da nitrati e nitriti (Roberto Marchesini, Oltre il muro: la vera storia di mucca pazza 1996, Muzzio Ed., Padova)