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Motivazioni etiche del veg*ismo

Forse non tutti si rendono conto di come la produzione di carne, latte e uova significhi per miliardi di animali una esistenza fatta solo di sofferenze che somiglia molto più ad una lunga morte che ad una - seppur breve - vita.

La quasi totalità della carne che gli uomini mangiano deriva da animali cresciuti in allevamenti intensivi, rinchiusi in ambienti incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati di qualunque libertà di movimento, alimentati al solo fine di produrre il massimo nel più breve tempo possibile e infine uccisi sistematicamente e senza pietà in quelle macabre “catene di smontaggio” che sono i moderni macelli.

Il latte viene prodotto da vacche inseminate artificialmente e geneticamente selezionate per produrne quanto più possibile, sebbene questo induca negli animali delle tare genetiche che sono causa di immani sofferenze per tutta la loro vita.
I vitelli vengono strappati alla nascita alle loro madri perché non ne bevano il latte, rinchiusi in stretti box nei quali vengono alimentati con una dieta innaturale per renderli anemici e far sì che la loro carne rimanga bianca e tenera come vogliono i consumatori e infine vengono mandati al macello come tutti gli altri.

Le uova sono prodotte in sterminati “lager di galline”: gli allevamenti intensivi, che sono capaci di costringere quattro galline in una gabbia grande quanto un foglio di carta A3 per massimizzare la produzione. La “vita” della gallina è breve e difficile: appena nati i pulcini maschi vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, mentre per quelli femmina la sofferenza è appena iniziata: tagliano loro il becco perché non possano beccare a morte i loro compagni di gabbia e, diventati galline, vengono rinchiusi in spazi così piccoli da rendere impossibile qualunque movimento. Se sono “così fortunate” da non morire per le malattie o per le frequenti mutilazioni causate dai becchi delle altre galline, vengono sgozzate per diventare carne di seconda scelta non appena la loro produttività diminuisce sotto un livello fissato dall’allevatore.

(grazie Marco)