Questo sito contribuisce alla audience di

Il capitano Shackleton

Storia di una leggendaria avventura ai confini del mondo

Durante la grande guerra, nel gennaio del 1915, alle estremità settentrionali

un forte vento spingeva grandi blocchi di ghiaccio galleggianti,

imprigionando per sempre la nave dell’audace capitano Shackleton.

Su un piccolo battello, con due soli compagni,

navigò fino a raggiungere la Georgia Australe;

mentre i 22 superstiti dell’isola Elefante

sopportavano un tremendo inverno.

Sentinella, che vedi?

…alla deriva, alla deriva, verso nord, nord-ovest.

profondità 370 metri,72° di latitudine est…

Per sopravvivere furono costretti a uccidere i loro cani, per sopravvivere…

Ma il 30 agosto del 1916, il leggendario capitano,

compariva a salvarli con un’altra nave…

Da “Shackleton” di Franco Battiato

L’8 agosto 1914, sir Ernest Shackleton, esploratore inglese di fama mondiale, parte da Plymouth al comando della nave Endurance.

La sua meta è l’Antartide.

Il Polo Sud era stato toccato per la prima volta dal norvegese Amundsen nel 1911, un mese prima dell’inglese Scott, morto nel viaggio di ritorno.
Shackleton vuole conquistare l’ultimo primato: attraversare a piedi il continente antartico.

Ma il suo sogno svanisce nel gennaio del 1915: a soli 150 km dalla meta, il ghiaccio si chiude come una morsa intorno alla nave, trascinandola per oltre duemila chilometri verso Nord Ovest nella deriva del pack*, sempre piu’lontana dalla sua meta originaria.

In ottobre il ghiaccio ha ormai stritolato e distrutto la Endurance.

Shackleton ordina l’abbandono della nave. Non resta che mettere in salvo poche provviste ed effetti personali e impiantare un accampamento, il “Campo Oceano”.
Sbarcano 27 membri di equipaggio e il capitano (e in piu’ 60 cani da slitta, due maiali e il gatto di bordo, Mrs Chippy), trascorrendo la prima notte sul ghiaccio in tende di lino, ad una temperatura
di -27°C.
Bisogna attendere il disgelo e combattere lo scoramento che si impadronisce degli uomini.
Shackleton,da perfetto comandante,si rivela maestro nel gestire la difficile situazione.

Nell’aprile del 1916 riesce a condurre i suoi, a bordo delle tre scialuppe dell’Endurance, su un’isoletta sperduta, Elephant Island.

Da qui Shackleton salpa il 24 aprile a bordo di una scialuppa, insieme a cinque dei suoi uomini, con l’intento di raggiungere la stazione baleniera della Georgia Australe.

Il resto della spedizione rimane in attesa sull’isola.

Dopo 17 giorni e 1300 km di rischiosissima navigazione, Shackleton e i suoi approdano sulle coste della Georgia Australe, sbarcando però a 240 km dalla meta prevista.
Qui il comandante lascia metà del suo equipaggio, proseguendo con Worsley e Crean.
I tre attraversano l’isola via terra,con molte difficoltà, superando una catena montuosa e arrivando finalmente alla stazione baleniera nella Baia di Stromness. E’la salvezza.

Il 20 maggio il capitano torna a recuperare gli altri due uomini lasciati sull’isola.

Il 30 agosto 1916, dopo tre tentativi falliti, Shackleton
vince il pack a bordo di un rimorchiatore cileno e recupera gli uomini rimasti a Elephant Island.

E’la fine di un esilio terribile, combattuto coraggiosamente.

Nel 1921 Shackleton si imbarcò per la sua quarta spedizione nel Polo Sud. Il 4 gennaio 1922, mentre arrivava nella Georgia Australe, mori’ per un attacco cardiaco a bordo della nave Quest, all’età di 47 anni.

Per volere della moglie, fu sepolto nel cimitero dell’isola.

Due anni dopo la sua avventura con l’Endurance, Shackleton ne affidò i ricordi ad un libro, in cui, con stile asciutto e lineare, raccontò la sua memorabile impresa.

In Italia è edito da Rizzoli, col titolo di “Ghiaccio”, di Ernest Shackleton.

“Abbiamo raggiunto la nuda anima dell’uomo”.

-Sir Ernest Shackleton

*pack : distesa di frammenti della banchisa polare, galleggianti sul mare e sospinti dalle correnti e dal vento.