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Una vacanza alternativa in Polinesia

Ecco il resoconto, le impressioni, i consigli sulla splendida Polinesia di Lorenzo Leonello e Annalisa De Cesare, appena tornati da un giro del mondo in barca a vela.

Starsene sdraiati su una spiaggia bianca all’ombra delle palme da cocco, nuotare nell’acqua cristallina tra migliaia di pesci colorati e per niente spaventati, ammirare i colori della laguna di un atollo e godere della splendida ospitalità di gente cordiale e gentile, questi sono alcuni dei motivi che fanno sognare una vacanza in Polinesia.

In occasione del nostro giro del mondo in barca a vela (sul sito www.walkaboutplanet.com potete trovare il nostro diario di viaggio), abbiamo avuto la fortuna di poter soggiornare in Polinesia Francese e porteremo per sempre con noi gli splendidi ricordi di 10 mesi trascorsi tra le isole del paradiso.

La Polinesia Francese è un territorio francese d’oltremare e comprende migliaia di isolette sparse nel Sud Pacifico. Gli arcipelaghi che la compongono, sparpagliati in un tratto di oceano vasto circa come l’Europa, sono le Marchesi, le Tuamotu, le Gambier, le Australi e le isole della Società.

Per raggiungerla ci sono frequenti voli dell’Air France e dell’AOM, da Parigi per Papeete, capitale situata nell’isola di Tahiti. Il viaggio è lunghissimo, un intero giorno con uno stop solitamente a Los Angeles.

Per spostarsi tra le isole se non si ha una barca e se si dispone di poco tempo l’unico mezzo di trasporto è l’aereo.
Air Tahiti (
http://www.airtahiti-vt.com/francais/reseau/reseau.jsp) vola su quasi tutte le isole, anche quelle più piccole che mettono a disposizione per l’atterraggio poco più che una striscia di sabbia corallina tra le palme.

La Polinesia Francese è nota per avere un elevatissimo costo della vita.
I motivi, a nostro parere sono due: uno dovuto al fatto di trovarsi lontano migliaia di chilometri da qualsiasi nazione industrializzata e quindi, i trasposti incidono notevolmente sui prezzi.
L’altro è politico. Il governo locale ha imposto delle tasse di importazione enormi con lo scopo, di tenere alto il costo della vita. Per far fronte a ciò, le popolazioni locali, possono godere di consistenti sovvenzioni, sui cibi primari, sull’istruzione, la sanità, mentre per i turisti rimangono i prezzi sbalorditivi.

QUANDO ANDARE

Essendo situata nell’emisfero australe, tra il tropico del capricorno e l’equatore, l’inverno è da giugno a settembre. In questo periodo c’è spesso molto vento, la temperatura non è troppo elevata e le piogge sono rare.
L’estate invece (da dicembre a marzo) è piuttosto calda con lunghi periodi di piogge e c’è la possibilità, anche se piuttosto remota, che si verifichino dei cicloni.
Quando siamo arrivati a Papeete a bordo del nostro Walkabout, avendo l’intenzione di rimanere in Polinesia durante l’estate locale, ci siamo documentati sulla frequenza dei cicloni.
Abbiamo scoperto che durante gli anni del Nino (il Nino è una corrente di acqua calda che investe gli oceani australi e si verifica ogni 7 anni circa, l’ultimo è stato nel 1997), la probabilità di avere un ciclone distruttivo è alta, mentre negli altri anni è un fenomeno estremamente raro.
I periodi migliori sono quelli di transizioni, specialmente aprile e settembre quando il vento non è troppo forte, le piogge non sono frequenti e le giornate sono più lunghe.

DOVE ALLOGGIARE

I tour operator offrono vacanze costosissime in lussuosi bungalow, se non è questa il tipo di vacanza che cercate e se siete disponibili a qualche minimo adattamento c’è la possibilità soggiornare in una delle decine di “pension de famille” ovvero piccolissime pensioni (a volte poco più di una o due stanze) nate sulle varie isole grazie all’intraprendenza di alcune famiglie.

Le pensioni sono in generale estremamente pulite e ordinate e rispecchiano lo stile di vita dei polinesiani, spartano ma con un tocco di colore e allegria.
Questa scelta permette non solo di pernottare a prezzi accessibili , ma soprattutto di entrare in contatto con la cultura locale e data la natura cordiale della gente polinesiana, è facile che si instaurino amicizie che dureranno nel tempo. Per tutto ciò è, ovviamente, indispensabile la conoscenza seppur elementare della lingua francese
La lista delle pensioni la potete trovare sul sito
http://www.tahiti-tourisme.com/details_pensions.html oppure all’aeroporto di Papeete presso l’ufficio informazioni turistiche.

Le pensioni sono numerose, noi vi consigliamo di evitare quelle delle mete più sfruttate (Bora Bora, Moorea, Tahiiti), ma di avventurarsi nelle isole lontane dagli abituali percorsi.

LE TUAMOTU

Se sognate il classico atollo, un anello di sabbia bianca contornata da tutte le sfumature del blu dell’oceano e dominata dalle altissime palme da cocco, le Tuamotu fanno al caso vostro.
Le Tuamotu sono ancora fuori dai percorsi turistici ed i motivi sono essenzialmente due:
Primo, fino a pochi anno fa queste isole erano conosciute grazie (o meglio purtroppo) alle centinaia di esplosioni atomiche che il governo francese ha effettuato a Mururoa e per evidenti ragioni non era gradito avere ospiti troppo vicino.
Secondo, gli atolli sono talmente vulnerabili che è troppo rischioso per le grandi compagnie turistiche investire in strutture alberghiere che in caso di cicloni verrebbero spazzate via.
Abbiamo visto con i nostri occhi un tentativo (per fortuna fallito) di costruzione di decine di bungalow in uno splendido angolino della laguna di Tikeau. La costruzione era ad uno stato avanzato, quando l’atollo è stato investito da una serie di enormi onde, sollevate dal passaggio di un vicino ciclone. Ora tutto quello che rimane sono le decine di scheletri di cemento armato che deturpano il paesaggio.

LE PERLE

Una dell’esperienza più particolare che vi potrà capitare durante la vostra permanenza sugli atolli sarà la visita di una “ferme perlier”, ovvero una fattoria delle perle. Potrete così apprezzare come nascono quelle fantastiche “palline” luccicanti esposte nelle vetrine delle gioiellerie di tutto il mondo.
Le ostriche, che daranno poi vita alla perla, nascono spontaneamente grazie alle miriadi di uova presenti nell’acqua della laguna. Queste si attaccano dappertutto e dopo qualche settimana generano una piccola ostrichetta; ne abbiamo trovata una dentro il filtro dell’acqua del motore!

Per far crescere le ostriche si utilizzano dei lunghi “batuffoli” di raffia immersi per circa sei mesi nella laguna. Dopo di che alle ostriche ormai grandi, viene praticato un forellino, entro cui passerà un filo di nylon che servirà per legarle in grappoli. Quindi i grappoli vengono riportati nella laguna e appesi a 6 metri di profondità, tenute sospese con un ingegnoso sistema di boe e cime legate ai coralli sul fondo della laguna. Dopo circa un anno l’ostrica è pronta per essere “graffata”.

La graffe è una vera e propria operazione chirurgica e consiste nell’inserimento di una sferetta all’interno dell’ostrica.
Il graffeur, cioè la persona che compie l’operazione, è il fulcro di tutto il processo. Infatti dalla sua abilità ed esperienza dipende la accettazione o meno del nucleo da parte dell’ostrica e quindi la nascita della perla. I graffeur sono pochi e pagati profumatamente, e custodiscono gelosamente la loro arte. Fino a pochi anni fa erano tutti giapponesi, ma ultimamente i Polinesiani stanno imparando l’arte.
L’ostrica viene preparata per l’operazione aprendola delicatamente per mezzo di un cuneo di gomma inserito tra le due valve. Il graffeur incide la sacca con un bisturi e poi con uno specifico strumento inserisce la sferetta, che è stata ricavata da un mitile (una grande cozza) che cresce sul fiume Mississipi. La biglia solitamente è cosparsa di antibiotico, in modo da diminuire le probabilità di rigetto. Quindi si inserisce nella sacca perlifera un minuscolo rettangolino ricavato dal muscolo di un’altra ostrica e che servirà a donare il colore alla perla.
A questo punto l’ostrica viene immediatamente riappesa al cordino e ogni grappolo legato nell’acqua sotto la palafitta, pronto per essere riportato nella laguna. Una volta in acqua l’ostrica riconoscendo un corpo estraneo in circa 2 anni lo ricoprirà di madreperla producendo la perla.
Chiaramente non tutte le ostriche operate producono la perla: circa un 20% la rigettano, un altro 20% muore e delle restanti solo un 10%, 20% (dipende dalla bravura del graffeur) danno alla luce delle perle vendibili.
Le ostriche più “robuste” possono essere graffate 2 o 3 volte, ed ogni volta la dimensione della sferetta viene aumentata.

LA PESCA

Un ultimo consiglio: i polinesiani sono appassionati per la pesca, specialmente quella subacquea, quindi se anche voi lo siete avete trovato il primo argomento per rompere il ghiaccio e per farvi immediatamente un amico. Da lì a farsi invitare per una battuta di pesca corre pochissimo.
State però attenti agli squali. Gli inoffensivi squali di barriera, stimolati dalla presenza di sangue e pesci morenti in acqua diventano più aggressivi e a volte non rispettano le dovute distanze.
Avrete così la rara possibilità di vedere come i ragazzi polinesiani affrontano gli squali senza timore e riverenze.

Chi volesse avere ulteriori notizie o informazioni può consultare il nostro sito internet www.walkaboutplanet.com oppure contattarci:walkabout@top-soft.com