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Dal Sud Africa all'EICMA con la KTM 990 Adventure (5)

Comune di Spello: Uffico Stampa Impresa incredibile per i due motociclisti Giampiero Pagliochini e Giorgio Bistocchi, i due ambasciatori della città di Spello che stanno risalendo l’Africa in questi giorni. Hanno infatti raggiunto Der El Salam in Tanzania scegliendo una strada mai percorsa prima dai motociclisti, fatta di sabbia , pietra e sassi ma in compenso con panorami straordinari dove si alterna la natura arida ed il verde selvaggio. Il raid sta proseguendo a ritmo incessante, con nuovi incontri per strada di europei, ma anche della popolazione locale, sempre disponibile a dare una mano quando Giorgio e Giampiero si sono trovati in difficoltà con le loro moto. In questi giorni si trovano a Nairobi in Kenia, dove li aspetteranno altre straordinarie avventure.

Report di viaggio:

“Ciao a tutti da Nairobi
Siamo arrivati in Kenia questa sera… che caos entrare in città, specialmente di notte! Ci eravamo lasciati dalla cascate Vittoria a Livingstone in Zambia. Al parcheggio c’è un Honda Transalp targata Gran Bretagna e parcheggiamo le nostre moto nelle vicinanze. Entriamo a visitare le cascate: in questo periodo quando lo Zambesi ha poca portata (si fa per dire) lo spettacolo non rende l’imponenza che ha nei mesi che vanno da gennaio a giugno…. ma l’Africa di tutte le stagioni non esiste.

Quando usciamo dei ragazzi ci dicono che abbiamo un messaggio sulla moto, e’ scritto in italiano: sono Hjno e Alessandra che sono partiti da Londra…. non puoi pensare di fare una cosa che c’è chi è andato oltre!!!! Li raggiungiamo alla loro Guest House. Alessandra vive a Londra da un anno è un tipo solare e con Hjno hanno deciso di andare fino a casa sua, perchè lui e’ sud africano.

Ci scambiamo le nostre esperienze, ma sono le 16 e loro hanno in programma un giro sullo Zambesi in barcone, e noi non ce lo perdiamo…e così si va con loro. Siamo in tanti, sul barcone tutti turisti raccattati nelle varie Guest Hause, si parte con bibite e cibo a volontà, poi inizia lo spettacolo con ippopotami, coccodrilli (sembra un parco giochi) e intanto si fa sera con un tramonto bellissimo…. mi torna in mente il libro di Ernest Heminguey “ Verdi Colline d’Africa” …..permettetemi un po’ di romanticismo….

Torniamo in albergo, facciamo la doccia e ci vediamo di nuovo con loro. C’e anche una coppia di Trento che viaggiano in Jeep, praticamente chi sta fuori 5 o 6 mesi, mentre noi ad essere “I matti che lo facciamo in meno tempo”.
Salutiamo la comitiva, perchè domani si va a Lusaka.

Il trasferimento monotono con l’habitat cambia man mano che ci si avvicina alla capitale. Dormiamo all’Eureka Rest, tipiche abitazioni a 17 chilometri dalla capitale. Lunedì mattina ci svegliamo presto e con un taxi andiamo alla compagnia di assicurazioni…. ricordate la storiella del Massage?…. Si doveva farci l’esenzione della carta Gialla, l’equivalente della nostra Verde, che ci servirà fino in Sudan altrimenti siamo costretti a rifare la polizza da nuovo la prossima volta che cambiamo stato.

Nel trasferimento pomeridiano, ci fermiamo lungo la strada in una modesta Guest Hause perchè devo cambiare l’olio alla Kappona (così mi si e’ raccomandato Nicoli, Per chi non è dell’ambiente delle moto lui lavora in KTM Italia ed in pratica è chi sa vita morte e miracoli delle Kappa).
Il giorno dopo facciamo un lungo trasferimento verso il confine con la Tanzania.

Il paesaggio non cambia e lungo la strada troviamo le solite abitazioni fatte con legno e fogliame, ed ai margini della strada tutti a vendere balle di carbonella per 10mila kwacha, che è l’equivalente di 2 euro. La sera siamo ad Isotha a 100 chiloemntri dal confine con la Tanzania, ritroviamo la Guest Hause perchè ci accompagna un ragazzo. Non c’e’ asfalto nel paese, tutte buche e avvallamenti, e poca luce.

Ceniamo con un coscio di pollo e delle patate…è quello che passa il convento. La giornata inizia bene, anzi direi alla grande. Dobbiamo pagare: sono in tre che riscuotono ed ognuno fa il suo prezzo, e noi quale abbiamo pagato?

Quello più alto naturalmente, perchè ognuno aveva una scusa per dissociarsi. Facciamo un rifornimento di fortuna, benzina dalle latte, uso il filtro di feltro fatto in casa, con l’iniezione non posso permettermi di toppare Giorgio tira fuori i soldi per pagare.

Sono in due, a noi sembrano soci, il chiacchierone riscuote, arriva l’altro che porta altri 5 litri e ci fa il conto, ma abbiamo pagato, a chi mi chiede? Lui - dice Giorgio - ma non sono in affari… non perdo tempo lo guardo negli occhi e gli dico “Fuori i soldi o ti metto le mani addosso e poi chiamo la polizia”.

Mi ridà i soldi e poi comincia a borbottare. Me li ha dati, io li ho presi e allora aggiungo: “nemmeno se fossi il più bello del paese”, gli altri ci ridono su e lo scherniscono….. mi tocca fare anche il cattivo in Zambia.

Giungiamo in frontiera.

E’ una bolgia dantesca, con camion di traverso e tutti che si spacciano per agenti pronti ad aiutarci per le pratiche doganali. In un attimo facciamo le pratiche, si passa in quella della Tanzania, e loro che ci rincorrono…. come paghiamo 50 dollari a testa per il visto e questi che saltano da una frontiera all’altra senza problemi…. ma siamo in Africa e qui funziona così. Mangiamo un boccone.

Lungo la strada c’e’ una postazione internet per verificare se abbiamo risposte da Nairobi per le gomme… siamo quasi alla frutta, troppo carichi per pensare di andare oltre la capitale keniana, ma niente novità. Puntiamo verso Iringa, sorpasso un camion e la Kappona si ammutulisce, di slancio lo supero e parcheggio sul lato della strada, il motore di partire non ne vuol sapere.

Giorgio torna indietro, provo ma niente. Da una casa (si fa per dire) scende un signore che si chiama Freddy (la fortuna di questi paesi che tutti parlano come seconda lingua l’inglese) e ci chiede se abbiamo necessità di qualcosa.

Si –gli diciamo - di un Pick-up per tornare alla città di Mbeya. Mettersi sul bordo della strada a smontare la moto è come fare Karakiri, gli autobus e i camion sfrecciano a velocità inverosimili per queste strade. Mi dice: “vado in casa e torno” e quando si ripresenta e’ vestito a festa…. È quasi irriconoscibile.

Prendo la moto di Giorgio e insieme a Freddy raggiungiamo il paesino a 2 chilometri. Un suo amico e’ disposto a caricarmi la moto e visto che ci siamo Freddy sceglie 5 ragazzotti per caricarla. Torniamo alla moto e arriva il Pick up. Carichiamo la moto ed io sul cassone seduto a meditare cosa può essere successo.

Faccio mente locale e mi ricordo le parole di Vicoli: giorni prima ho smontato il serbatoio sinistro per il cambio olio e li c’e’ il bocchettone della benzina che collega la pompa all’iniezione, sarà…..

Arriviamo all’hotel Stockolma, un nome scandinavo per un hotel della Tanzania…. chissà che similitudine c’e’…. scarichiamo la moto e paghiamo.

Freddy mi lascia il numero del cellulare, qualsiasi cosa occorra lui e’ disponibile… più di così!!! Mentre Giorgio porta in camera le valige, tiro via il serbatoio sinistro e, guarda caso, Nicoli aveva ragione. Si e’ sgangiato il bocchettone, di sicuro non l’ho rimesso bene nei giorni scorsi l’ innesto. Giro la chiave e premo lo start, la Kappona torna a ruggire… d’altra parte siamo in Africa! Giorgio esce dalla Hall con il ragazzo e grida: e vai!!! Che cosa credevi di venire in Africa con uno qualsiasi - gli rispondo - e lui mi manda a quel paese. Il giorno dopo giungiamo ad Iringa, abbiamo il tempo di fare due passi per il paese. C’e’ un mercato coperto dove vendono di tutto, ma la cosa che più ci stupisce e’ la varietà del pesce essiccato al sole con tante specie sui banchi. Giorgio e’ tentato di assaggiare, ma poi rinuncia.
Si parte per dove?

Per quella strada che tutti ci sconsigliano, che nessun motociclista ha fatto. Io e Giorgio siamo testimoni di chi sta scendendo da nord o salendo da sud hanno scelto l’alternativa di asfalto per Der El Salam.
Dopo 15 chilometri inizia l’inferno, quello ovviamente del fondo stradale e non di certo il contorno in cui siamo immersi. Villaggi a non finire, gente stupita che ci guarda come extraterresti… ma l’abbiamo detto… di qui motociclisti non si sono visti.

Primi 50 km terribili, curve e controcurve, non siamo a Monza ma in Tanzania, il fondo si modifica di continuo, sabbia, pietra sassi, insomma di tutto. Quello che appago l’occhio è quello che ci circonda. Siamo immersi in una natura, che si, è selvaggia, ma fatta di colori e cose nuove per noi.

Tra tante cose tantissimi baobab di tutte le forme e dimensioni, che sembrano vecchi cadenti senza vita ed invece sono espressivi, specialmente quando ne avvistiamo tre con una visione da togliere il fiato. Facciamo foto a non finire, poi chissà da dove spunta un Masai. Non e’ proprio in uniforme di ordinanza, la camicia sa di progresso, facciamo la foto di rito. Certo con il compenso, qui non si scatta se non si paga.
Arriviamo ad un paesino, il nome (chissà perchè sono tutti uguali) e troviamo tutti sotto l’albero e allora ci fermiamo.
Fino a che abbiamo il casco in testa sono restii ad avvicinarsi, lo togli e allora si rompe il ghiaccio.

Ci scambiamo delle battute con Giorgio e un tizio fa: “italiani, come va?” No, non possiamo crederci!!! Charley di professione aggiusta bici, che dopo l’asino sono il mezzo di trasporto più evoluto in questa land. Ha studiato in una missione a qualche chilometro da qui gestita da un prete di Catania…. anche questa e’ Africa!
Ci sono anche Masai con i loro tipici vestiti e armi, ma la cosa che colpisce sono gli ornamenti ai lobi dell’orecchi, strani buchi e orecchini caratteristici. Salutiamo e avanti troviamo ancora polvere, dobbiamo essere a Dodoma prima che tramonti il sole.

Manca poco ma dobbiamo fermarci e aprire il negozio, ovvero: Giorgio ha bucato e allestiamo l’officina per strada. Prima uno poi due alla fine ci ritroviamo una ventina di ragazzi. Sostituiamo la camera e uno di loro ci offre la pompa che porta sempre dietro. Grazie, ma siamo avanti con la tecnologia, compressore elettrico e giù tutti a dare giudizi.
Giungiamo a Dodoma il contachilometri segna 280 km di quelli micidiali, di quelli che ti fanno stare male le braccia. Facciamo benzina e ripariamo la camera… 4 fori non male… punteggio pieno! Dodoma e’ la capitale amministrativa della Tanzania, ma tutta la vita economica e finanziaria si trova a Dar El Salam. Una volta al mese tutti i parlamentari giungono a Dodoma per il rituale… chissà se li pagano a presenza, se fosse così sarebbe un modello da esportare, magari in Italia……
All’indomani si riparte consapevoli che anche oggi sarà durissima.

Arusha e’ la nostra meta. La pista e’ la ripetizione di quella del giorno prima, a tratti ancora più dura. Dopo 170 km facciamo benza a Kodoa Irangi.

In un attimo tutto il paese e’ li’… abbiamo sconvolto il ritmo pacato di questa cittadina, ma non solo. Al ristorante dove mangiamo qualcosa, veniamo raggiunti da due ufficiali di polizia, Giorgio mi dice “cosa vogliono?” -

Ci controllano i passaporti. I due tizi iniziano con il mio, lo sfogliano e lo risfogliano prendono nota, poi tocca a quello di Giorgio. Il più anziano mi chiama… che fortuna che ha Giorgio nel non parlare inglese, mi dice: “ è il mio lavoro, ma ora devo fare delle domande. Inizia chiedendoci perchè siamo lì. “Viaggiamo per turismo, stiamo risalendo l’Africa”.

Che lavoro facciamo? Gli dico che faccio e che viaggiare e’ un hobby.

“Potete andare”. Non vedo il problema, penso tra di me. Usciamo dal paese e c’e’ un gruppo di galeotti.

Si avete capito, ed erano guardati a vista da un militare che portano acqua, più avanti altri a spaccare legna. All’incrocio riprendiamo la pista. Saliamo di altitudine poi scendiamo e l’habitat cambia con piantagioni di banana e palme. “qualche chilometro prima la desolante savana, ed ora è il verde a predominare.
Percorriamo gli ultimi 40 Km di un “ondulè” micidiale, solo se vai oltre i 90 km/h tutto diventa più facile con il solo rischio che, se si cade, allora sono problemi…. prendere o lasciare non ci sono alternative. E’ sera quando giungiamo a Arusha.

Quello che nessuno ha mai fatto noi l’abbiamo fatto e carichi come asini, non abbiamo tanto abbigliamento personale se non quello per la moto ma siamo autosufficienti in tutto, specialmente per quello che necessita il mezzo.

Dimenticavo sono 470 km ……All’indomani vorremmo vedere il Kilimangiaro, ma le nuvole ce lo impediscono. Puntiamo verso la frontiera con il Kenya, la superiamo velocemente poi quando mancano 100 km a Nairobi foro. Si allestisce l’officina, arrivano dei Masai che ci danno una mano, non chiedono soldi ma acqua… E’ il minimo che possiamo offrire, si commenta da solo.
Un salutone ai ragazzi del Moto club Fuorigiri 2001 che quotidianamente ci contattano per sapere in diretta come va.

Da Nairobi un salutone…Giampiero e Giorgio”

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