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Dal Sud Africa all'EICMA con la KTM 990 Adventure (7)

Si fa sempre più dura l’avventura dei sue “ambasciatori” della città di Spello Giampiero Pagliochini e Giorgio Bistocchi, che dopo aver lasciato l’Ethiopia sono arrivati in questi giorni in Sudan. "Qui la convinzione di essere strumento da spennare (in termini di dollari) diventa realtà – raccontano - Sono 65 a testa che paghiamo per la registrazione di che cosa non si sa, ma uniti ai 61 del visto ci sembrano un eresia, per non parlare dei 150 euro a testa pagati in Italia per l’ ottenimento del visto…. soffriamo tutto questo, paghiamo uno standard europeo per un servizio africano!!!". Ma i due centauri devono anche fare i conti con una “pista che si fa dura, con sabbia e tante tracce di camion alla fine della giornata ne abbiamo incontrati solo tre. Oltre all’insidia della pista c’è quella del caldo, che è oltre i 40 gradi”

Ma poi si può anche dormire nei pressi del Nilo: “Troviamo un posto per dormire – racconta Giampiero - Sarà la seconda notte sotto le stelle, anche se la notte prima per il caldo non ho dormito in tenda…. anche questa e’ l’ Africa….”.

Report di viaggio:

“E’ mercoledì mattina. Dopo aver ritirato il visto del Sudan, lasciamo la capitale Etiope. Siamo a 2600 metri, la strada sale di nuovo negli altopiani dove a predominare è il verde: qui piove spesso e l’habitat ricorda le nostre Alpi. Intorno c’è la stessa povertà di sempre, con le persone impegnate al pascolo degli animali che sono la vera insidia per noi perché in alcuni punti li troviamo in mezzo alla strada. I più restii a spostarsi gli asini che restano sempre il mezzo di trasporto più usato. Restiamo stupiti anche nel vedere i resti dei mezzi blindati che come souvenir sono parcheggiati ai margini della strada: sono della recente guerra con l’Eritrea… ma siamo lontani dal quel teatro di Guerra. Il giorno successivo quando sosteremo ad Ayele, un signore mi spiegherà che i mezzi risalgono al periodo di Menghisto, con 17 anni di dittatura combattuta con i ribelli che al nord avevano il loro quartier generale….. poi capisci perché questi popoli sono in povertà.

Di fronte a noi si apre una vallata con canyon imponenti. L’asfalto termina e inizia il fuoristrada: si sta costruendo la nuova strada, e l’impresa è cinese…loro non mancano, ho un flash dell’anno passato, del modo come i cinesi organizzano il lavoro. L’hanno esportato pure qui, con le donne a spostare sassi e gli uomini a fare le altre opere.
Che sia iniziata una nuova colonizzazione è fuori luogo…. abbiamo incontrato ditte cinesi che operano dallo Zambia in poi, ma quello che mi ha stupito è che un ragazzo ad Addis mi abbia offerto un dvd di un film di attori cinesi. Anche culturalmente hanno allungato i loro tentacoli…. ma questo è il mondo della globalizzazione.

Quando avvistiamo il Nilo Blu, che nasce dal lago Tana in Ethiopia per poi confluire con il Nilo Bianco a Khartoum e formare un unico fiume, incontriamo un ragazzo tedesco in moto. Al momento non ricordo il nome, ci fermiamo e lui ci spiega che è qui per lavoro e sta girando l’ Ethiopia con la moto mentre gli amici che l’accompagnano sono in jeep.
Arriviamo a Debra Marcos quando il sole tramonta. Ci fermiamo in albergo e poi ad una postazione internet per inviare il reportage. Passano due ore prima che finisca di inviare il tutto, la connessione è lentissima!!! All’indomani puntiamo verso la frontiera con il Sudan, dopo Gonder ritroviamo il fuoristrada 70 km e siamo a d Ayele, dove ci fermiamo a dormire.

Ci svegliamo di buon mattino: l’intenzione e’quella di fare più km possibili. Prima di arrivare in frontiera assistiamo ad una manifestazione (credo religiosa): oggi e’ultimo giorno di Ramadam, e per i mussulmani è festa. La gente sembra colpita da una forma di esaltazione che mette anche paura, in effetti vedo Giorgio dileguarsi e passare con energia tra la folla, io tiro fuori prima la fotocamera e il tizio con il Kalasnikov mi fa bella mostra. Poi prendo la telecamera e riprendo: se non fosse per l’esperienza e forse a volte per la spregiudicatezza, la logica vorrebbe che anche io sia passato come Giorgio che ritrovo più avanti. Qui assistiamo ad una scena che ha del raccapricciante: un pitone è stato ferito a morte ed è ancora vivo e la gente gode a stuzzicarlo….certo, da potente predatore a vittima destinata, il passo è breve!!!
Facciamo l’ultima sosta in terra ethiope per il rifornimento. La stazione è nuovissima ma non c’è energia e quindi si fa il pieno dalle latte con il prezzo a mercato nero.

Alla frontiera, terra di nessuno, incontriamo un gruppo di tedeschi…. sempre loro in qualsiasi parte del mondo… è una lode questa…. sono due jeep e un Unimog di quelli con cui puoi girare il mondo a 360 gradi. Terminate le pratiche con l’ Ethiopia si passa in Sudan e allora la convinzione di essere strumento da spennare (in termini di dollari) diventa realtà. Sono 65 a testa che paghiamo per la registrazione di che cosa non si sa, ma uniti ai 61 del visto ci sembrano un eresia, per non parlare dei 150 euro a testa pagati in Italia per l’ ottenimento del visto…. soffriamo tutto questo, paghiamo uno standard europeo per un servizio africano!!!
Fa caldo. Saliamo verso Gonder, poi becchiamo un violento temporale che francamente apprezziamo. Fa buio. Cerchiamo un albergo che sembra impossibile trovare e allora si va a Khartoum. Arriviamo lì che sono le nove e dopo 766 km il primo albergo che notiamo diventa la nostra residenza per 2 giorni. Ceniamo in un fast food: qui di americani non vogliono sentir nemmeno parlare, per loro tutto raddoppia in termini di visto e commissioni, ma niente si allontana dallo standard americano dei fast food: non c’è la odiata Coca Cola, ma la Pepsi si: certo quella viene prodotta in Arabia… chissà che favola hanno raccontato al popolo….

All’indomani, essendo venerdì, tutte le attività sono ferme. Troviamo un taxista molto intraprendente e andiamo ad acquistare dei souvenir, poi andiamo in albergo: sono 43 gradi e sinceramente il fresco del condizionatore è molto apprezzato. Ah, dimenticavo… al giorno spendiamo 75 dollari per uno standard normale, e allora ho presentimento che mi sono sbagliato nei confronti di George. Lui insieme al fratello gestisce l’Hotel Acropole, un luogo che mette a suo agio il turista: c’è di tutto, con George che sa vita morte e miracoli della burocrazia Sudanese. E’ lui che si è interessato per ottenere il visto ad Addis Abeba, che abbiamo preso in meno di 3 giorni… a me sembravano tanti per quello che avevamo pagato, ma alcuni italiani che sono qui dicono che hanno atteso due mesi per averlo in Italia. Mi scuso con George, naturalmente la richiesta di visto è legata alla prenotazione dell’albergo, ed a nostro avviso Khartoum non vale più di una notte. Salutiamo George, al quale chiediamo se l’indomani la nostra ambasciata è aperta. Ci dice di si, ma sua Eccellenza l’ambasciatore Baglioni, perugino come noi, è rientrato in Italia per problemi personali, così salta l’incontro che avevamo programmato.

Proviamo ad andare in ambasciata il giorno seguente, ma l’addetto, un sudanese, ci dice che solo il carabiniere di turno verrà stamattina. Noi non possiamo permetterci di perdere un altro giorno ma abbiamo il problema dei dollari, siamo partiti con più di 700 da Addis e ora non sappiamo cosa ci aspetta perché in Ethiopia e Sudan le carte di credito sono praticamente merce sconosciuta, con l’unica eccezione di una banca dell’Eritrea che opera ad Addis. Abbiamo prelevato Birr ethiopi e poi cambiato in dollari un rompi capo.

Torniamo all’ Ácropole e chiedo a George se può anticiparci 400 $ che all’ indomani copriremo con un bonifico dall’Italia.Dietro un e-mail di richiesta, ci consegna il denaro… non abbiamo parole, se penso alla mia esternazione inviata per e-mail da Addis, il suo comportamento dovrebbe essere diverso. Chi vuole venire in Sudan è avvertito: minimo arrivare con 1500$.

Torniamo in albergo, carichiamo le moto e si sale su verso nord. Non andiamo per Dongola, dove la pista è più lunga ma è migliore: puntiamo verso Atbara, prima di arrivare in città, ad una 70 di km sostiamo al sito di Meroe, con 40 piramidi da fare invidia ai faraoni. La bassa Nubia conserva vari siti ed è meno conosciuta della parte egiziana, ma in Sudan ci sono città come Berenice che sono state luoghi in cui i faraoni hanno attinto per l’oro e il granito.

C’è un ragazzo con il cammello e allora facciamo foto a non finire, sempre dietro compenso: qui nulla si muove senza pound.
L’hotel Nile è gestito da un ragazzo sveglio: e’ un luogo rilassante e ne cogliamo l’essenza.
Il giorno dopo si a parte tardi: solo 260 km ci separano da Abu Hammed, dove arriviamo in primo pomeriggio. L’ufficiale di controllo all’ingresso del paese ci accompagna alla stazione di polizia per la registrazione, chiediamo di un albergo, ma è merce rara e allora piazziamo le tende nel cortile della polizia.

Notiamo che c’è anche una prigione: un luogo da tre metri per tre, i carcerati saranno una decina, e con questo caldo vengono i brividi a pensare di stare rinchiusi lì… ma questa è una riflessione solo nostra.
Facciamo rifornimento e imbarchiamo ulteriore benzina, domani abbiamo 370 km di pista, con sola sabbia e come unico riferimento la ferrovia che collega la cittadina a Wadi Halfa, dove prenderemo il traghetto per l’Egitto.
Il poliziotto più volte ci chiede informazioni e vuole il nostro numero di telefono: all’indomani chiamerà i colleghi a Wadi Halfa per sapere del nostro arrivo. Si capisce che la pista non è molto frequentata da turisti, ed in effetti tutti quelli che abbiamo incontrato sia a scendere che a salire vanno per Dongola che I cinesi stanno asfaltando e di sabbia nemmeno l’ómbra.
Sveglia dakariana alle quattro, prepariamo tutto e attendiamo il sorgere del sole.

Si parte. Primo tratto senza problemi, poi la pista si fa dura, con sabbia e tante tracce di camion: alla fine della giornata ne abbiamo incontrati solo tre. Oltre all’insidia della pista c’è quella del caldo che è oltre i 40 gradi. Quando sostiamo, scegliamo le vecchie stazioni dismesse lungo la ferrovia, poi ancora sabbia e diventa perentorio non stare sotto i 100 km orari per non sprofondare. Giorgio mi dice che viaggia in terza, a pieno gas, con la kappona di quarta e quinta, lui ha un posteriore che l’ aiuta, gli anteriori sono alla frutta, in più ho il posteriore installato a Nairobi che è oramai una slick, a Wadi Halfa noterò la tela, lo sostituirò con l’originale. Gli ultimi 70 km li percorriamo a cavallo della ferrovia… siamo stanchi e fino ad ora tutto è andato per il meglio non vale rischiare.

E’ il primo pomeriggio quando arriviamo sulle sponde del Nilo. Troviamo un posto per dormire. Sarà la seconda notte sotto le stelle, la notte prima per il caldo non ho dormito in tenda…. anche questa e’ l’ Africa….
Se queste sono le disavventure del viaggio dobbiamo anche constatare l’atteggiamento delle persone, ricordate del ragazzo incontrato per strada prima di Addis Abeba, Anthene: non possiamo che ringraziarlo per la disponibilità e l’ invito a cena e il regalo di un pneumatico anteriore anche se usato, ma una sicurezza per noi,… mi spiace scriverlo ma Flavio Bonaiuti che avevo elogiato nella brochure non e’stato di parole, non è servita una telefonata dall’Italia e delle e-mail e le sue rassicurazioni sulla disponibilità di pneumatici nuovi che avremmo voluto sostituire ad Addis Abeba. Ci siamo sentiti dire che quelli che aveva erano vecchi e si vedevano le tele e che comunque ci augurava un buon viaggio…. non do giudizi, mi soffermo solo sul raccontare come si sono svolti gli eventi.

Da Wadi Halfa Giampiero e Giorgio”

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