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Un pensiero sulla guerra

Fiumi di parole sono state dette e scritte ...

Fiumi di parole sono state dette e scritte, e molte altre se ne diranno e scriveranno, sulla guerra in Iraq e mille immagini abbiamo visto, e vedremo ancora, a testimonianza di questo conflitto.

La guerra genera dolore e vittime civili, sempre. Non esistono bombe intelligenti, perché l’intelligenza di chi costruisce, vende e ordina di lanciare le bombe è offuscata da affari miliardari e da intenzioni crudeli mascherate da nobili parole come libertà e democrazia, da parte anglo-americana, e difesa dall’invasore, da parte irachena.

Come se libertà e democrazia fossero esportabili con la guerra e non invece con una lenta, ma costante, opera politica e di aiuto alle popolazioni, nel rispetto della diversità culturale e religiosa.

Come se la difesa dall’invasore non debba essere preceduta da una reale collaborazione con le istituzioni mondiali e da una politica non dittatoriale nei confronti del proprio popolo.

Attaccare un paese in cui la popolazione ha subito le sofferenze di anni di embargo deciso dal mondo occidentale e anni di propaganda anti-americana e anti-occidentale, di eccidi e crudeltà da parte del suo dittatore, è palesemente un errore. Non si può arrivare ora con bombe e aiuti umanitari facendo credere che stanno arrivando i liberatori. Ma questo è accaduto e sta accadendo.

E l’unica vittima di questa guerra e di quel dittatore, come di tutte le guerre e come di tutti i dittatori, è la popolazione civile.
Non è possibile credere che la liberazione del popolo iracheno dalla tirannia di un dittatore non aveva altre alternative alla guerra. Guerra che alimenterà ancor di più l’odio del mondo islamico verso l’occidente, non fermerà il terrorismo e causerà innumerevoli morti innocenti.

Come potremo noi fotografi e viaggiatori ripresentarci in quei luoghi, che tanto ci hanno emozionato, guardare negli occhi quegli uomini, quelle donne, quei bambini, che tanto ci hanno dato. Come potremo comunicare loro la nostra solidarietà, il nostro sdegno per quello che sarà accaduto ai loro fratelli, ai loro figli, senza provare un profondo senso di vergogna.

Ma quest’ultima è solo una riflessione personale che, al momento attuale, è priva di importanza.

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