
Documento senza titolo
UNA PRINCIPIANTE ALLE
OLIMPIADI
Una signora inglese corre
per hobby e si ritrova qualificata alle Olimpiadi
Tracey Morris,
una bionda di 36 anni, a livello maratona è una dilettante all’ennesima
potenza, eppure si è classificata per i Giochi di Atene senza per questo
realizzare il sogno di una vita.
A differenza
di un Neil Armstrong o di un Edmund Hillary o di un qualsiasi altro professionista
dello sport, lei non ha mai sognato, pensato, ipotizzato di poter correre così
velocemente per 42 km al punto da rappresentare il suo Paese ai Giochi.
Eppure ad
Atene ci sarà, ferie permettendo.
La maratona
è la corsa più mitica e dura. L’ Enciclopedia
Treccani, a tale proposito, ricorda che si tratta di una competizione
cui possono competere “atleti provetti e specialmente allenati“.
Una battaglia
lunga 42 chilometri ha bisogno di una seria preparazione, eppure,
a Londra, a ogni maratona partecipano vere e proprie orde di cittadini qualunque.
La più nobile delle corse è uno sport di massa.
La maggior
parte dei partecipanti non è allenata, ma vuole avvicinarsi alla tradizione,
vuole competere con il mito.
Tracey
Morris ha partecipato per hobby alla maratona di Londra contraddicendo la nobile
Treccani, con un tempo record di 2.33′.52”,
Tracey, un’ottica
in una ditta che produce lenti a contatto, dovrà chiedere un
periodo straordinario di ferie per andare ai giochi olimpici come protagonista,
invece che da spettatrice. Una favola. Un mito.
Sia subito
chiaro che non ha vinto la maratona di Londra né è salita sul
podio. Decima, ha però corso più velocemente di qualsiasi altra
britannica, concludendo, in una giornata di vento e pioggia,
dopo 2 ore 33 minuti e 52 secondi, abbassando di un’ora abbondante il
suo vecchio “record” di 3.39’52’’. Le virgolette
non guastano: il limite appartiene alla prima, e per cinque anni unica maratona
corsa, sempre a Londra, della Morris in vita sua. Accadde nel 1999 quando decise
di tenere compagnia ad alcuni amici.
Fin qui siamo
davanti alla simpatica impresa della moglie di un insegnante che da ragazza
prometteva di fare faville correndo ma che una volta approdata all’università
abbandonò l’atletica concentrandosi sugli studi.
Andrà
ad Atene (dopo essere andata sulle prime pagine di tutti i quotidiani britannici)
perché ha corso in meno di 2 ore e 37 minuti, tempo limite per qualificarsi.
Nella storia della manifestazione londinese non era mai accaduto.
Pettorale
numero 125, unica dilettante tra le atlete invitate dagli organizzatori e dagli
stessi presentata come veterana, termine che dice tutto e il contrario di tutto,
Tracey si era preparata per arrivare fino in fondo viva: “Correvo bene
ma certo non pensavo al tempo per Atene. La sola cosa che chiedevo alle mie
gambe era di non mollarmi all’improvviso facendomi fare una figuraccia”.
La Morris
deve ringraziare, oltre naturalmente se stessa per il talento e la tenacia,
suo marito, che due anni fa la spinse a iscriversi a un club, il tecnico della
nazionale inglese di maratona che la notò a fine 2003 ottenendo per lei
un posto nella maratona della capitale e il suo allenatore che l’ha persuasa
ad allungare le miglia corse in allenamento, da 25 a 70/80, per non scoppiare
a metà gara.
Tracey insomma,
non arriva da Marte né ha mai condotta una vita
morigerata. Siamo soliti considerare i maratoneti dei monaci. Lei invece
ama il vino e lo beve, ama la buona tavola e la frequenta, e prima di
correre mangia toast con marmellata, altro che diete scientifiche.
Eppure corre, anzi vola.
Per Atene
c’è però un problema: “Perché ad agosto non
si rida di me devo allenarmi. Ne parlerò
con le mie colleghe perché mi coprano i turni.
Per loro sono una che sgamba attorno a casa sua. Devo trovare le parole per
spiegare a tutte che il percorso si è allungato”. Basta
che si presenti con una copia del Times !
Fonte
- Il Giornale

Giusy Mauro-1408








