Il primo “Sponsor Ufficiale” delle Olimpiadi ?

Era un Vino Italiano: il “KRIMISA”, antenato dell'attuale Cirò. Nei giochi olimpionici dell'antichità, esso rientrava tra gli onori divini tributati agli atleti vincitori. E la Regione Calabria fa rinascere il Mito.

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Il
primo“Vino Ufficiale” delle Olimpiadi ?
Era
Italiano: il “KRIMISA”, antenato dell’attuale Cirò

E
la Regione Calabria fa rinascere il Mito

Alle Olimpiadi
2004 di Atene ci sarà un posto in prima fila per l’eccellente Cirò.

La Regione
Calabria, intende infatti rinnovare una tradizione legata alla storia greca:
nei giochi olimpionici dell’antichità, agli atleti reduci da Olimpia
(tra i quali erano presenti i campioni crotoniati, primo tra tutti Milone) ai
quali venivano tributati onori divini, veniva offerto in premio il vino di Krimisa,
ovvero l’antenato dell’attuale Cirò.

Tale tradizione
è stata poi riportata in auge in tempi più moderni: nel 1968,
alle Olimpiadi di Città del Messico, tutti gli atleti partecipanti hanno
avuto la possibilità di degustare il Cirò come vino ufficiale
dell’evento.

Il “Krimisa”
(o Cremissa) era, in pratica, il “vino ufficiale” delle Olimpiadi,
il primo esempio di “sponsor”, e Milone di Crotone,
vincitore delle gare di lotta in sei giochi olimpici, ne fu in effetti il primo
testimonial
.

Secondo
il progetto dela Regione Calabria, una nave salperà dalla Magna
Graecia per portare ad Atene il vino ‘Cremissa’, un dono ben augurante per il
successo nelle diverse discipline e, in generale per il successo dell’evento
nel suo complesso.

Questa
notizia, è anche l’occasione per ripercorrere la storia di questo
grande vino di Calabria, nato su ispirazione dei coloni greci sbarcati
sulle coste calabresi nell’ottavo secolo a.C.
, che rimasero impressionati
dalla fertilità di questo suolo, ricco di vigneti.

E subito
fu grande il valore che gli antichi greci attribuirono a questo territorio da
vino: dalle tavole di Eraclea, risalenti al 300 a.C., risulta che un
appezzamento di terra coltivata a vite valeva circa 6 volte quanto un campo
coltivato a cereali.

I contadini
ellenici portarono tecniche nuove di vinificazione e impiantarono anche nuovi
vigneti: sono di probabile origine greca, infatti, alcuni tipi di vite ancora
presenti sia sul suolo calabrese che in altre parti d’Italia, cioè
il Gaglioppo, il Greco Bianco, il Mantonico.

Il
vino più apprezzato era però il Krimisa
, (tra l’altro,
Cremiss era anche il nome della colonia greca, sede di un imponente tempio
dedicato a Bacco
, situata più o meno dove oggi sorge Cirò
Marina
).

La produzione
vinicola aveva assunto una tale importanza nella zona che furono costruiti,
con tubi di terracotta, dei veri e propri “enodotti
i quali, partendo dalle colline circostanti Sibari, arrivavano direttamente
ai punti di imbarco, e tramite navi anforee permettevano al vino di raggiungere
le località del Mediterraneo, fino ai paesi nordici.

Con la
decadenza della Magna Grecia, la coltivazione della vite subì un tracollo
e perse l’importanza che aveva raggiunto.

Per il
Cirò, comunque, il periodo di maggior crisi è stato nell’Ottocento:
l’attacco della filossera, che provocò la decimazione dei vigneti
e la quasi scomparsa delle coltivazioni.

La rinascita
parte, in questi anni, con il Cirò, che sta riacquistando la sua antica
grandezza per merito di alcune aziende che hanno saputo rinnovarsi, pur non
rinnegando la tradizione: “lo stesso Tancredi Biondi Santi di Montalcino
operava attivamente nel Dopoguerra come consulente in questi vigneti - spiega
Francesco Siciliani della Fattoria
San Francesco
, l’azienda di Cirò più importante
e rappresentativa nonché una delle realtà emergenti nel panorama
enologico italiano- portando insieme alle sue capacità tecniche una cultura
e una esperienza non comuni.

Oggi, in
Calabria, la superficie del terreno coltivato a vigna è di oltre 65000
ettari; solo il 3% della produzione è a doc; il 90% del vino a doc è
prodotto nella zona del Cirò”.

Le
caratteristiche del Cirò

Il Gaglioppo, detto anche Magliocco o Mantonico nero, è il vitigno principale
e qualificante nella produzione del Cirò rosso, anche se raramente vengono
utilizzate le uve trebbiano toscano e greco che in vigna non devono superare
il 5% del totale.

Il Cirò
si può definire Classico solo quando le uve provengono dalle vigne situate
nei comuni di Cirò e Cirò Marina (Kr). La produzione del vino
Doc comprende anche i territori dei comuni di Melissa e Crucoli. Con un periodo
di invecchiamento di tre anni ed una gradazione minima del 13,5%, il rosso può
portare la qualifica di Riserva.

Il Cirò
può assumere la tipologia Rosato quando viene vinificato con una tecnica
definita “parzialmente in bianco”, mentre assume la tipologia Rosso
quando viene vinificato “in rosso”. Per quanto riguarda la tipologia
Bianco, questa viene ottenuta da uve Greco bianco con eventuali aggiunte di
Trebbiano toscano fino ad un massimo del 10%.

Gli abbinamenti più adatti

Il Cirò Rosso è un vino da carni rosse, selvaggina,
pollame e arrosto. Particolarmente indicato con arrosti nobili, capretto allo

spiedo e uccelletti al ginepro.

Il Cirò Rosato si accompagna bene con carni rosse o
bianche alla griglia o arrosto (in particolare pollo o coniglio) e con primi
piatti con sughi saporiti a base di carne o salsicce.

Il Cirò Bianco è indicato come aperitivo e si
accompagna bene con i pesci di taglio, tipo tonno o pesce spada, con gli antipasti
magri e con primi piatti della cucina marinara.

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