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"... fontane che danno vino, quant'abbondanza c'è..."

Quest’anno la Sagra dell’Uva della Città di Marino si terrà dal 01/10/2004 al 10/10/2004.

“Lo vedi ecco Marino la Sagra c’è dell’Uva fontane che danno vino …..”

Così inizia la celebre canzone “Na gita a li Castelli” sigla dal lontano 1925 dell’inizio dei festeggiamenti della Sagra dell’Uva che viene celebrata ogni prima domenica d’ottobre..

Quest’anno la Sagra dell’Uva della Città di Marino si terrà dal 01/10/2004 al 10/10/2004.

Questa festa fu ideata nel 1925 dal poeta e drammaturgo romanesco di origine marinese Leone Ciprelli.

Durante la mattina una solenne processione rende omaggio alla Madonna del SS. Rosario, mentre nel pomeriggio si rievoca il ritorno di Marcantonio Colonna, vincitore dalla battaglia di Lepanto, con un corteo storico.

Nel corso degli anni questa manifestazione si è arricchita di eventi artistico-culturali improntati alla riscoperta e valorizzazione delle tradizioni locali.

Storia della sagra

Questa festa che si direbbe profana, nasce in realtà da un fatto storico religioso.

Il 7 ottobre 1571 la flotta cristiana sconfigge quella turca a Lepanto: nello stesso giorno si svolgono le tradizionali processioni della Madonna del Rosario. Cogliendo la singolare coincidenza, papa Pio V attribuisce la vittoria alla intercessione della Madonna.

Dal 1573 la festa è intitolata al Santissimo Rosario ed è fissata alla prima prima domenica di ottobre. Nel 1716 papa Clemente XI la estende a tutta la Chiesa. A quella storica battaglia navale aveva partecipato attivamente il signore di Marino Marcantonio Colonna, che al ritorno in patria fu accolto trionfalmente. In ricordo di quel ritorno dal 1925 i Marinesi decidono di commemorare il loro principe con la festa dedicata all’uva, un prodotto che qui dà un vino bianco famoso cantato anche dal poeta Gioacchino Belli, e che ha uno stretto legame con la spedizione in Terra Santa. Infatti in battaglia, il nobile Colonna si era portato un gruppo di Marinesi. Tra questi c’era un vignaiolo che riportò a Marino un vitigno di malvasia dell’isola di Candia, subito messo felicemente a coltura in terra laziale. Quanto agli schiavi mussulmani che lavorarono nelle vigne del principe, se ne tramanda il ricordo nella Fontana dei Quattro Mori costruita nel 1632 e restaurata dopo le gravi offese subite durante la seconda guerra mondiale.

Il giorno della festa, tralci di vite decorano i balconi di tutte la case come festoni.

La prima parte della festa si svolge al mattino, con lenta e solenne processione in onore della Madonna del Rosario, su un carro settecentesco sfila la statua in cera della Vergine, coperta di sontuosi abiti barocchi, adorna di una corona a raggiera e posta sotto un baldacchino scortato dalla folla e dai membri delle confraternite con insegne, fanali e stendardi. Il ringraziamento si conclude con l’offerta di un cesto d’uva e di una coppella di vino, per propiziare la benedizione del raccolto.

Nel pomeriggio si svolge il corteo “pagano”. Sfila il corteo storico alla cui testa procede a cavallo un noto attore (cambia ogni anno) che impersona il principe Marcantonio Colonna. E’ accompagnato dal gonfaloniere, da dame, nobili, soldati, dignitari, cavalieri e cavalli bardati.

A metà pomeriggio le fontane del paese ad iniziare da quella dei Quattro Mori smettono di erogare acqua e iniziano ad offrire vino: si immagini la calca per poter bere il bianco odoroso che fuoriesce dalle cannelle. Intanto parte la sfilata dei carri allegorici e delle macchine di cartapesta addobbati con tralci di vite e grappoli d’uva, gli acini finiscono nelle mani ma anche sotto i piedi delle migliaia di spettatori e il profumo del mosto invade l’aria.

La città si accende di luminarie, i vicoli e le piazzette del centro storico si animano intorno alle cantine dove si continua a spillar vino dalle botti, si balla, si mangia, si improvvisano gare di musica e di poesia.