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IL BAROLO

Questo grande vino, che ebbe la sua tipologia produttiva messa a punto all’inizio del 1800, si deve alla marchesa Victurine Colbert Falletti di Barolo che volle un enologo francese, Oudart, a capo delle sue cantine.

Questo grande vino, che ebbe la sua tipologia produttiva messa a punto all’inizio del 1800, si deve alla marchesa Victurine Colbert Falletti di Barolo che volle un enologo francese, Oudart, a capo delle sue cantine.

Questi, profondo conoscitore delle tecniche applicate a Bordeaux, modificò il vino da semi-dolce a secco. Trae origine dall’uva nebbiolo, una tra le più antiche uve piemontesi: la “nubiola” trecentesca che col passare del tempo ha dato luogo a molte sottovarietà. Il nome forse deriva da nebbia perché l’uva matura ad autunno inoltrato o forse dagli acini, ricoperti abbondantemente di pruina, una sostanza cerosa che fa apparire la superficie dell’acino di colore biancastro.Le sottovarietà atte a originare il barolo sono: Michet, Lampia e Rosè. La natura dei terreni,di norma calcarei e tendenzialmente argillosi,muta da collina a collina, da podere a podere, da metro a metro, per cui il vino, subendo l’influenza dei vari microclimi, assume caratteristiche e sfumature diverse a seconda dell’ubicazione dei vigneti. Il nebbiolo è un vitigno molto esigente per quanto riguarda l’esposizione del terreno ,le lavorazioni e le concimazioni. Richiede terreni calcarei e tufacei, germoglia precocemente ed è sensibile agli sbalzi di temperatura per cui esige di essere coltivato in posizioni ben soleggiate, al riparo dalle gelate tardive e dai freddi primaverili, in località non troppo aride e riparate dai venti freddi.
La zona di produzione comprende undici Comuni: Barolo, Castiglion Falletto, Serralunga, La Morra, Novello, Monforte, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Roddi e Cherasco. Il territorio si divide in due grandi zone: una fa capo a La Morra e Barolo; l’altra a Serralunga, Castigion Falletto, Monforte.
Nella prima si ottiene un vino elegante, mediamente alcolico, di profumo intenso che abbisogna di un periodo di maturazione iniziale di due anni.
Nella seconda si ottiene un vino di buona gradazione alcolica, robusto che abbisogna di un periodo di maturazione iniziale almeno di tre anni.
La differenza dei terreni delle due sottozone dipende dal maggior contenuto di ferro della valle facente capo a Serralunga e da più elevati contenuti di ossido di magnesio e manganese della valle facente capo a Barolo. Il clima è fondamentale per la variabilità che apporta sulle caratteristiche finali del vino: è il mese di settembre e per la precisione il periodo che va dal 10 al 30 a condizionare tutto il lavoro in un vigneto.
Fino agli anni Trenta le uve vendemmiate erano poste nei tini aperti e su di esse venivano poste le uve raccolte nei giorni seguenti. La fuoriuscita del succo dalle prime uve pigiate permetteva un inizio della fermentazione tumultuosa sufficiente ad innalzare la temperatura della massa e sviluppare i lieviti. Nei tini aperti la temperatura di fermentazione era controllata naturalmente dal fatto che l’aria calda tendeva a uscire dal mosto verso l’alto. Le cantine erano a temperatura costante e la presenza dei raspi intatti favoriva l’arieggiamento, la follatura avveniva manualmente. In 10-15 giorni terminava la fermentazione, si svinava e il vino era sistemato nelle botti dove in primavera iniziava la fermentazione malolattica. Un’anno di maturazione in botte era sufficiente, il vino veniva conservato in damigiane e poi posto in commercio in bottiglia.
Alla fine degli anni Trenta , i tini vennero preparati con un piatto fisso con molti buchi per una fermentazione a cappello sommersa . In questo modo però il troppo lungo contatto( 30-60 giorni ) provocava un esagerata asportazione di colore e sostanze tanniche.
Dopo gli anni Sessanta l’evoluzione è stata quella di riportare la fermentazione a concludersi in 10-15 giorni con rimontaggi normali ed estrazione di sostanze tanniche normali a temperatura controllata. La fermentazione tumultuosa è stata condizionata positivamente dall’impiego dell’acciaio inossidabile che permette un controllo delle temperature interne.
La fermentazione malolattica si sviluppa a ridosso della tumultuosa alla fine dell’inverno per promuovere la formazione di profumi fragranti.
DOCG dal 1980, il Barolo era stato riconosciuto DOC dal 1966. Il disciplinare prevede che non si superi la resa di 80 quintali per ettaro. Il vino deve essere sottoposto ad invecchiamento per almeno tre anni e conservato per almeno due in botti di rovere o castagno.
Un Barolo con cinque anni d’invecchiamento può portare la specificazione “riserva”.
Il Barolo, come tutti i vini, ha un primo periodo di maturazione che avviene nelle botti e un altro di affinamento che avviene in bottiglia in ambiente ridotto (assenza di ossigeno).
Il periodo di vitalità varia da annata ad annata ,dal momento in cui il vino viene messo in bottiglia e dal modo in cui è conservato ( bassa temperatura, assenza di luce e vibrazioni ), essa varia dunque dai 10 ai 40 anni. Si presenta all’immissione in commercio di colore rosso granato con riflessi arancione. Il profumo è caratteristico con sentori di viola , rosa canina appassita, goudron (catrame e resina).
La gradazione minima è 13 gradi. La temperatura di servizio è 18-22° C.

Abbinamenti: arrosti, selvaggina, formaggi ma anche ottimo vino da compagnia e meditazione.
Un bicchiere adatto, ampiamente panciuto, permette un istantaneo sufficiente arieggiamento.