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Parte dalla Toscana la campagna dei “Comuni Ogm Free”

Greve in Chianti, 21 novembre. Le Città del Vino e Legambiente piantano il loro primo cartello di Comune libero da organismi geneticamente modificato. La cerimonia dopo un importante convegno sull’agricoltura e l’ambiente di qualità

E’ toscano il primo cartello di “Comune ogm free”. Lo hanno piantato a Greve in Chianti (Firenze) il sindaco Paolo Saturnini, il neopresidente delle Città del Vino, Floriano Zambon, e il presidente di Legambiente, Ermete Realacci. Dal cuore della Toscana vitivinicola (siamo nell’area del Chianti Classico) l’iniziativa proseguirà in tutt’Italia negli oltre 530 Comuni-Città del Vino, ma anche nei parchi e nei territori che vorranno aderire a questa campagna dichiarandosi ogm-free, non contaminati né contaminabili, da organismi geneticamente modificati. La campagna di adesione è appena cominciata, ma praticamente in tempo reale altre amministrazioni hanno già richiesto l’uso del nuovo logo, registrato da Città del Vino e Legambiente, per predisporre i cartelli da piantare all’ingresso del loro territorio. Sono Asti in Piemonte, Berchidda in provincia di Sassari, Terzigno (Napoli), Montefalcione (Avellino), Corno di Rosazzo (Udine), Alcamo (Trapani), Lonigo (Vicenza), Conegliano Veneto (Treviso), Bova (Reggio Calabria).

”Il nostro comune – ha dichiarato il sindaco Paolo Saturnini – dichiarandosi Ogm free ha fatto una scelta di campo precisa ed emblematica. In Europa siamo di fronte a un bivio tra due scelte antitetiche: far progredire la filiera Ogm, oppure conservare e migliorare l’attuale modello agricolo. Noi siamo per la qualità, le produzioni tipiche, i vini e i cibi espressione della cultura materiale del territorio, quei vini e cibi che fanno grande il nome dell’Italia e della Toscana nel mondo. Non siamo contro la ricerca, né contro il nuovo, però terremo fuori dal Chianti una certa idea di agricoltura e di utilizzo dell’ambiente”.
C’è bisogno di un gesto concreto per consolidare l’alleanza tra quei movimenti di cittadini e consumatori che vedono negli Ogm un rischio per il nostro ambiente e per le identità locali – ha aggiunto il direttore di Legambiente, Francesco Ferrante -. Il vero nemico è la coesistenza tra colture: se passa questa idea la tutela della qualità viene meno perché sarà impossibile garantire la separazione dei diversi modelli agricoli, a maggior ragione nel nostro Paese, che è caratterizzato da un grande frazionamento della proprietà”.
Anche per Floriano Zambon, il neopresidente dell’Associazione Città del Vino, “l’obiettivo è dunque di salvaguardare la tipicità agricola e vinicola. La biodiversità è un valore – ha detto Zambon – è fonte di ricchezza per i territori, gli ogm invece sono anche dal punto di vista economico fonte di impoverimento”. Ed Ermete Realacci, parlamentare della Margherita e presidente di Legambiente: “Bisogna impedire quella ricerca legata solo a interessi particolari, come la ricerca Ogm nell’agroalimentare – ha detto Realacci -. Questi interessi e questo modello di gestione delle risorse del territorio vanno combattuti e contrastati avendo chiara l’idea dell’Italia che vogliamo. Non è solo una questione economica e di salute del consumatore, ma abbraccia per intero il concetto di Italia uguale Qualità. Visto da fuori il nostro Paese viene spesso citato per due cose, una negativa, la mafia, una invece positiva. E questo secondo aspetto è l’intreccio tra natura, storia, cultura, ambiente, paesaggio, alimentazione che ci caratterizza, un intreccio di fattori positivi che rappresenta il retroterra del successo del made in Italy nel mondo, non solo nella cucina e nei vini, ma anche nella moda, nello sport e in altri settori. Tutti settori dove ci viene riconosciuta una forte attrattività. La qualità italiana – ha concluso Realacci – è un fattore di modernità che ci può permettere di vincere anche la sfida della competizione economica”.