
Tracciabilità obbligatoria, tracciabilità facoltativa, certificazione, trasparenza, garanzia, qualità: parole con cui il settore agroalimentare si trova sempre più spesso a fare i conti, anche se il quadro, sia per i produttori che per i consumatori, è ancora nebuloso e pieno di incognite.
E’ per cercare di mettere ordine in questo mare agitato di adempimenti e opportunità che si è svolto il convegno “La Tracciabiità di Filiera”, organizzato dal Comune di San Casciano Val di Pesa, in collaborazione con il Consorzio Vino Chianti Classico e Chiantiform.
Tracciabilità obbligatoria. Il primo punto fermo è che dal gennaio 2005 entrerà in vigore il regolamento comunitario 178/2002 che impone a tutte le aziende del settore agroalimentare di tracciare - ossia di controllare e documentare - l’intero percorso produttivo, dal campo alla tavola.
Gli obiettivi sono trasparenza verso il consumatore, garanzia (contro il rischio di falsificazioni, sempre più frequente) e possibilità di intervenire in modo tempestivo e efficace in caso di emergenza: il nuovo sistema consentirà infatti di togliere dal mercato tutti i prodotti a rischio.
La tracciabilità obbligatoria sarà più semplice da attuare per le aziende che già seguono disciplinari di produzione, come quelle che producono vini Doc e Docg oppure oli Dop e Igp.
E, a maggior ragione, sarà più facile per chi, come le aziende vinicole del Chianti Classico, è oggetto dei nuovi controlli “erga omnes” da parte dei Consorzi di tutela, controlli destinati a verificare il rispetto delle condizioni previste dai disciplinari di produzione. “Il sistema di controllo erga omnes è un sistema di tracciabilità – ha spiegato Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Chianti Classico – che presto permetterà al consumatore, collegandosi al sito Internet del Consorzio, di andare a vedere l’intero percorso fatto dal vino contenuto nella bottiglia da lui posseduta”.
Questa stesso traguardo, n.d.r., è già stato raggiunto da altri consorzi, come il Consorzio dei Vini Colli Bolognesi .
Tracciabilità facoltativa. A questa tracciabilità obbligatoria, le aziende potranno (se vogliono) affiancare altri sistemi volontari, come quello Uni 10939 che certifica la cosiddetta “rintracciabilità di filiera”, a garanzia dell’origine e della sicurezza (in particolare sul fronte dei controlli igienico-sanitari) dei prodotti. La certificazione Uni 10939 individua tutti gli operatori che hanno contribuito alla formazione del prodotto agroalimentare in un determinato segmento della filiera produttiva ed è rilasciata da enti autorizzati. Il marchio così ottenuto può essere apposto sulle confezioni; contattando l’azienda produttrice o l’ente certificatore si potrà sapere chi ha realizzato le varie fasi produttive. Qualità dei prodotti.
Tracciabilità – sia obbligatoria che facoltativa – non significa affatto qualità.
Ma tracciabilità e qualità possono andare a braccetto. “Bisogna cogliere l’occasione della tracciabilità per spingere le produzioni qualificate”, ha detto Maria Grazia Mammuccini, amministratore dell’Arsia (l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura), ricordando il marchio Agriqualità creato dalla Regione per identificare e promuovere i prodotti agroalimentari ottenuti con tecniche di lotta integrata (ridotto uso di chimica). Finanziamenti.
La tracciabilità è già entrata sotto la lente del mondo creditizio. La Banca del Chianti Fiorentino ha stanziato un plafond di un milione di euro destinato alle aziende agroalimentari del territorio che investono in attività di consulenza e progettazione di sistemi di tracciabilità obbligatoria o volontaria. I finanziamenti agevolati - tasso fisso del 2,9% per la durata di 24 mesi, o del 3,3% per la durata di 36 mesi, rimborso mensile, spese di istruttoria di 50 euro – prevedono un massimo di 20mila euro per azienda

Giusy Mauro-1408









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