
E’ morto Luigi Veronelli,
enogastronomo ed editore
Luigi Veronelli è morto a Bergamo all’età di 78 anni. Con lui se ne va il grande vecchio della gastronomia italiana. Un settore che inventò dal nulla 40 anni fa e che ora ha successo in ogni ramo dell’informazione. Enologo, gastronomo, scrittore e giornalista, Veronelli era soprattutto un filosofo. Si era laureato con Ludovico Geymonat, di cui era stato anche assistente. Ma la carriera accademica non poteva contenere un carattere ribelle e anarchico come il suo. Così Gino - come lo chiamavano gli amici - andò da Italo Pietra, storico direttore del Giorno e gli propose di inventare un nuovo mestiere: il giornalista gastronomico. Iniziò così a girare l’Italia campo per campo, trattoria per trattoria, vigneto per vigneto. Indimenticabili le sue battaglie: la cucina regionale, il vino legato in modo indissolubile al suo vigneto, l’olio monocultivar, creato con una sola varietà di olive, sono tutte invenzioni sue. Grazie a lui cibo e vino sono arrivati anche in tivù. Non come oggi con i cuochi star, ma con programmi di sostanza e garbato senso dell’umorismo come quella colazione allo studio 7 che nei primi anni settanta conduceva con Ave Ninchi tenendo gli italiani incollati alla televisione all’ora di pranzo di domenica. Era un polemista inarrestabile. Anarchico dichiarato, scriveva sul corriere della sera e sulla sua rivista Ev, da cui lanciava terribili invettive contro chi -a suo vedere- attentava al gusto. Aveva creato anche una casa editrice, che non pubblicava solo testi gastronomici, ma che rappresentava il suo sentire libertario. Con lui se ne va l’indiscusso maestro di chi scrive di cibo e di vino e una preziosa guida per tutti coloro che il cibo e il vino semplicemente lo amano gustare.
Giusy Mauro-1408








