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Le guide? Beviamoci sopra...

C'è da chiedersi, se possiamo considerare "infallibile" l'analisi sensoriale quando eseguita da giornalisti che, da semplici appassionati, hanno fatto - a sentir loro - il salto di qualità ad un punto tale da considerarsi vangelo in terra di bacco.

Attenzione le
guidesono arrivate. Le librerie sono stracolme dei volumi annuali che in questo periodo sono fonte d’attrazione per tanti appassionati del settore enologico. Giornalisti enoici o “wine writer” che dir si voglia si prodigano in giudizi sottoforma di stelle, centesimi, bicchieri, grappoli d’uva e bottiglie che vanno a caratterizzare le famigerate guide con lo scopo di definire la qualità dei vini prodotti da centinaia di aziende vinicole disseminate lungo tutto il territorio nazionale…

Diverse le modalità di valutazione ad un punto tale che, visto il proliferare di questo genere di letture, c’è da chiedersi come le suddette valutazioni vengano realmente effettuate.

L’analisi organolettica esiste ed è efficace nel giudizio quando è effettuata secondo criteri scientifici per mano dei cosiddetti “pannel test“, ovvero gruppi di competenti degustatori risultati da severe selezioni.

C’è da chiedersi, però, se possiamo considerare “infallibile” la stessa analisi sensoriale quando eseguita da giornalisti che, da semplici appassionati, hanno fatto - a sentir loro - il salto di qualità ad un punto tale da considerarsi vangelo in terra di bacco. Ai fini giornalistici accade che qualche “degustatore” non compie uno dei fondamenti della degustazione stessa: il confronto. Ci sono giornalisti assaggiatori che preferiscono degustare il vino in perfetta solitudine, altri che vantano orge di assaggi giornalieri nella convinzione di un palato sempre fresco; c’è chi preferisce bendare le bottiglie o guardarle bene in etichetta: tanto loro non sono influenzabili.
Molte le tecniche utilizzate da questa tipologia di assaggiatori per l’analisi di un vino. C’è chi si limita al classico esame occhio, naso, bocca e chi, invece, aggiunge sistemi di valutazione talmente personalizzati che verrebbe da chiedersi se non siano essi stessi i produttori di quel dato vino tanto è l’insistenza di “pubblicizzarne” le caratteristiche.

Altri fanno molta poesia quasi ad eludere le pecche racchiuse nel calice o forse per non evidenziare le proprie difficoltà quando ci si trova di fronte a vini di una certa particolarità. Poi c’è chi si inventa le caratteristiche del vino stesso o, per meglio dire, decide, in primis, cosa deve avere un vino per essere degno di portare questo nome.

Tanto varrebbe mandare gli enologi a casa. Allora è affascinante osservare la psicologia “dell’assaggiatore” - perdonate le virgolette ma quando ci vuole, ci vuole -, che esalta il frutto a scapito delle spezie, o che rinnega l’invecchiamento in botte a vantaggio dell’acciaio o afferma che i migliori vini sono prerogativa di poche regioni.


Il pubblico dell’ ombretta, che ambisce a qualche dritta, è sconvolto da cotanto sapere che non sa più che fare quando si trova sul tavolo una normalissima bottiglia di vino. Perché non smettiamo di confondere le idee al consumatore. Perché molti “esperti” non cominciano a stare un po’ in cantina, magari per seguire i lavori, invece che intimorire con la loro presenza i produttori che sono sempre tra l’incudine del giudizio ed il martello del pubblico che segue le guide; senza calcolare la malinconia che li assale al pensiero di poter fare un vino ricco di storia che, una volta riuscito, rimarrebbe incompreso.

Nell’assaggio serve esperienza, cultura vastissima, pratica, confronto quotidiano, tanta umiltà, rispetto per chi lavora e ancora non basta.

E gli enologi cosa fanno? Semplicemente se la ridono in sordina. E fanno bene. Costruiscono vini per affascinare il critico di turno. Cosa desiderano lor signori quest’anno? Più frutto, meno legno, una spruzzatina di vaniglia qua e là? Nessun problema tanto in cantina si fa di tutto.

Mi chiedo: potrebbe un critico d’arte insegnare a Picasso come tenere in mano il pennello?

Fabio Magnani, Giornalista enoico
fabiomag@linknet.it

Fonte www.vinit.net