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Vino dai vigneti dei banditi

«Il profumo e i colori della legalità»: una nuova etichetta dai 50 ettari di vigneti confiscati ai boss mafiosi

VINO, UNA BOTTIGLIA UNICA E UN MARCHIO COMUNE DAI VIGNETI DEI
BANDITI

«Una unica bottiglia e un
marchio comune per i vini prodotti dai vigneti coltivati sui terreni confiscati
ai boss di Cosa nostra».

È il risultato dell’intesa
raggiunta dai presidenti delle Cooperative sociali Tempio di Monte
Jato
e La Castellana che gestiscono in contrada
Dammusi e Ginestra, entrambe nel territorio di Monreale (Palermo), oltre 50
ettari di vigneti confiscati ai boss Savatore Riina, Bernardo Provenzano
e Giuseppe Agrigento
.

L’intesa è stata
siglata anche dal presidente della società Monreale Srl Slvino Caputo.

Il progetto prevede
che i vini prodotti dalle due cooperative, fino a oggi imbottigliate
singolarmente e con marchi e etichette diversi, diverranno ununico prodotto e
con una etichetta comune che esalterà la caratteristica dei vini
prodotti dai terreni confiscati alla mafia e restituiti alla società civile per
creare occupazione e sviluppo economico
.

L’ iniziativa
verrà sostenuta con i fondi messi a disposizione del Gal Monreal - Terre
Normanne, che tra i progetti prevede il sostegno alle cooperative che gestiscono
immobili confiscati, e per le quali è stato già raggiunto un accordo con il
Consorzio Sviluppo e Legalità presieduto da Giuseppe Siviglia.

La nuova
etichetta denominata, «Il profumo e i colori della legalità»,
verà presentata prossimamente all’apertura del convegno di illustrazione
del programma comunitario Leader Plus che si terrà nella sala convegni della
Fondazione Greco Carlino a Monreale.
Gazzetta del mezzogiorno, 12
gennaio 2005

fonte
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