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Itinerari diVini in Campania - 1

E’ bene dare a Cesare quel che è di Cesare, infatti i nostri progenitori romani ed etruschi, ma anche i cugini Greci, conoscevano e sapevano sfruttare le risorse che la Campania nasconde e ne avevano fatto un vero Paese di Bengodi.

Itinerari diVini in Campania

Se Napoli, il Vesuvio, la costiera amalfitana isole
comprese, Pompei, Paestum e tutti gli altri siti storici ed archeologici non
sono sufficienti per attirarvi in Campania, oppure queste sono tutte cose che
avete già apprezzato in precedenza, proveremo a mostrarvi una parte di
questa regione poco frequentata dal classico turista, ma protagonista negli
ultimi ventanni di un notevole sviluppo vitivinicolo
che la rende,
oltre che da conoscere e vedere, soprattutto da gustare. E’ bene dare a Cesare
quel che è di Cesare, infatti i nostri progenitori romani ed etruschi,
ma anche i cugini Greci, conoscevano e sapevano sfruttare le risorse che la
Campania nasconde e ne avevano fatto un vero Paese di Bengodi
dove non
mancava di certo la prelibata bevanda ottenuta dai famosi vigneti sparsi nella
campagna.

href="http://www.vinostore.it/mappeitalia/mappacampania.htm" target=blank> style="WIDTH: 300px; HEIGHT: 333px" height=491
alt="mappa_enologica_della_Campania CLICCA PER INGRANDIRE!" hspace=5
src="http://www.vinostore.it/mappeitalia/mappacampania.jpg" width=343 align=left
border=0>Vi proponiamo tre
itinerari, che possono diventare anche un tour unico partendo dall’alta
Campania e percorrendo l’entroterra dei monti irpini fino a giungere ad
Avellino
. L’intenzione è di unire alla natura ed alla storia un
circuito enologico non famoso a tutti, ma che raccoglie grande parte del
consenso tributato all’intera regione in fatto di vino.


Nel cuore dell’ager falernus - href="http://www.acquabuona.com/visionisud/annotre/terralavoro.shtml"
target=blank>I grandi vini di Terra di
Lavoro
Affacciato sul Tirreno e alle
pendici del Monte Massico, Mondragone e soprattutto l’azienda
di Michele Moio sono il nostro punto di partenza
perché ci sembra giusto iniziare dall’area centrale che ha dato origine
all’ href="http://it.mcgi.yahoo.com/brand/s=nati$/Prodotto.asp?Id_Prod=300&pageProd=7&Id_Tipo_Prod=2&Id_Regi=&Id_Ling=1&Sigl_Ling=it"
target=blank>antico vino Falerno
e da
una azienda che si impegna per ritrovare e riproporre i sapori di un tempo.
Insieme ai figli Bruno e Luigi, che insegna enologia nelle facoltà di Agraria di
Foggia e Napoli e che collabora come winemaker anche per altre aziende
prestigiose della zona ( target=blank>Cantina del Taburno, href="http://www.vestinicampagnano.it/" target=blank>Vestini-Campagnano, href="http://www.cantinecaggiano.it/" target=blank>Caggiano), Michele Moio si cimenta da anni,
con pazienza e dedizione, nell’impresa, peraltro riuscita, di ricreare con
falangina e primitivo, uva rossa tipica della zona, le qualità di vino che dagli
antichi romani erano considerate tra le più importanti. Ecco allora due rossi,
il Falerno del Massico Primitivo e il Falerno Primitivo Maiatico, che avvolgono
con toni di more e prugne, dal sapore deciso ma equilibrato. Dalla falangina, un
vino bianco di tutto rispetto con tonalità di frutta e vaniglia.

Costeggiando il Monte Massico nel
versante Nord allungate di poco la strada e fermatevi a Cellole
perché vale veramente la pena di assaggiare anche la produzione di
Falerno del Massico dei fratelli Avallone, nell’agriturismo href="http://www.diwinetaste.com/dwt/it2003064.php" target=blank>Villa Matilde, che con i toni aromatici e
intensi dei rossi e i profumi gustosi dei bianchi vi faranno capire la
preziosità di questa terra.

Proseguite, per una parentesi storica, verso la
collina che divide il Monte Massico dal vulcano spento di Roccamorfina
dove sorgeva la colonia romana di Suessa, oggi Sessa
Aurunca
. Poco rimane delle antiche mura romane che la circondavano
mentre sono praticamente intatte quelle costruite in epoca medioevale e
rafforzate quando il duca di Sessa, Marzano, raggiunta una notevole importanza
del capoluogo, sia come estenzione del territorio che come rilevanza strategica
delle sue terre, decide di ribellarsi. Il fatto fu così influente che venne
rappresentato sulle porte di Castelnuovo a Napoli. Il medioevo e i secoli
successivi lasciano anche conventi e chiese ristrutturati e ampliati nel tempo,
che danno luogo ad una varietà di stili dal romanico, al gotico, al barocco. Le
sorprese Sessa le riserva anche nei suoi vicoli dove potrete ammirare grandi
portoni del tre e quattrocento che ornavano le residenze delle personalità del
paese. Fuori dalle mura medioevali, oltre all’antico convento di S. Giovanni a
Villa (IX sec.), si possono ammirare i pochi resti delle fortificazioni romane,
quelli di edifici pubblici fino all’età imperiale e l’anfiteatro del I secolo A.
C. che si apre sulla pianura e che poteva ospitare fino a cinquemila persone. A
3,5 Km da Sessa, a sud-ovest in una strada di campagna che univa Sessa a
Sinuessa presso il rio Travata si trova anche la monumentale costruzione di
epoca romana del Ponte Ronaco o degli Aurunchi, 186 metri per un totale di 21
archi a tutto sesto con cerchi concentrici di mattoni su pilastri in laterizio e
la pavimentazione originale a basoli di trachite, il tutto in un panorama unico.

alt=Terra_di_Lavoro_Caserta hspace=5
src="http://www.terradilavoro.org/media/immagini/cartinaterradilavoro.gif"
align=left border=0>Unico nella denominazione e unico vino prodotto è quello
dell’azienda Galardi che negli ultimi dieci anni, testimone del
recente importante sviluppo della Campania in campo enologico, è riuscita ha
produrre con aglianico e piedirosso il href="http://www.napoli.repubblica.it/speciali/vino_new/100104.html"
target=blank>Terra di Lavoro
, nome della
pianura che si apre appunto a sud-ovest, un vino potente e aromatico che lo
rendono uno tra i rossi del Meridione più apprezzati in Italia e all’estero.
Proseguite per Teano, ma se passante da
Roccamorfina, paese che sorge proprio in quello che fu il
cratere del vulcano da cui prende nome, allontanatevi per due km e mezzo verso
nord dove fra boschi di castagni sarà possibile visitare il santuario di S.
Maria dei Làttani. Da Teano fino a Caserta lo scenario diventa
più conosciuto, la pianura del Volturno ha ospitato
Etruschi, Greci, Romani, Saraceni, praticamente chiunque abbia messo piede in
Italia perchè essendo una zona cruciale nella delimitazione del territorio ha
subito incursioni e battaglie epiche che hanno comunque lasciato anche resti
storici importanti
. Vi mancherà solo il tempo per vederli tutti,
ma se può esservi d’aiuto, brevemente ecco i luoghi più importanti. A Teano,
dove si svolse il famoso incontro nel 1860 tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II,
oltre ai monasteri dei benedettini che, durante i periodi di guerra trovarono un
po’ protezione nella città, gli edifici medioevali, ci sono anche il Duomo del
1100, reso barocco intorno al 1600 e quasi interamente ricostruito nel
dopoguerra, e i resti di un imponente teatro romano. Un po’ più a sud, sempre
verso Caserta, il sito archeologico della antica Cales, Calvi
Vecchia
, e a pochi chilometri in un ansa del Volturno troverete
Capua. In realtà, ai tempi in cui fu fondata, si chiamava
Casilinum, ed era il porto fluviale di Capua,
l’attuale S. Maria Capua Vetere. Con il suo ponte romano, più volte restaurato e
ricostruito ha costituito nelle epoche storiche un punto decisivo di divisione e
di conquista dei possedimenti. Oltre al ponte e ai ruderi delle torri fatte
costruire da Federico II per proteggerlo, ci sono anche il Duomo, dal 966 al
1980 è stato sede arcivescovile, chiese e palazzi, il Museo Campano, che
conserva reperti di età preromanica e romanica e dipinti dal 1400 al 1700, il
castello normanno delle Pietre e quello cinquecentesco degli Spagnoli. Nelle
vicinanze, alle pendici del Monte Tifata, si trova anche la

famosa basilica di S. Angelo in Formis, che oltre all’architettura di esempio
per quella di tutta la Campania nasce sull’antico tempio dedicato a Diana
Tifatina. I nostri avi erano molto religiosi e sovente ricorrevano alla
protezione degli Dei, soprattutto in una pianura dove non sempre le bonifiche
che attuavano evitavano il formarsi di ampie zone paludose e quindi malsane
(sembra però che a quei tempi la zona fosse tutta climaticamente più umida), ma
sapevano anche divertirsi e lo facevano sicuramente nel grande anfiteatro, sulle
colline adiacenti, di S. Maria Capua Vetere, paragonato per
importanza a quello di Roma e di Verona. Non è l’unico esempio del passaggio
romano in quella che era il centro urbano di allora, ci sono anche il Mitreo e
gli Archi di Capua, il più grande edificio funerario romano della Campania detto
Carceri Vecchie e quello La Conocchia. A questo punto potete decidere anche di
passare per Caserta per visitate il capoluogo, la cattedrale
romanica e respirare l’atmosfera dell’antico borgo medioevale, e immergervi
nella sontuosa bellezza del href="http://www.ilportaledelsud.org/caserta.htm" target=blank>Palazzo Reale e del suo immenso
parco
. Dopo aver percorso metà della pianura della Terra di Lavoro,
addentriamoci verso nord-est, verso i monti del Taburno, href="http://guide.supereva.it/vino/interventi/2004/11/183677.shtml"
target=blank>verso i vigneti del
Solopaca
.

height=1 src="http://guide.supereva.com/pixt" width=1>

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itinerario 2 Dal Solopaca all’Aglianico del
Taburno
· href="http://www.pasolini.net/poesia_terradilavoro.htm" target=_blank>La Terra di Lavoro - poesia di P. P. Pasolini

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