
Storia e cultura del vino contro il consumismo, a difesa dei prodotti tipici |
Proveniente dall’Oriente, seguito da un corteo di donne ebbre, al suono di flauti, timpani e tamburelli, intonando ditirambi, Dioniso dio del vino penetra in Grecia e fonda la civiltà occidentale. Il connubio vino-donne è già fissato. La grande arte dell’Occidente: musica, poesia e tragedia, è fondata. Dioniso e le baccanti, invasati e in preda ad un processo estatico, purificano e sublimano i sensi ed accedono al divino, alla verità. In vino veritas, si dice. Non verità però in senso banale, ma in senso filosofico. Anche il grande pensiero occidentale trae origine dal vino. La vite si pone all’origine della vita, insieme alle donne. A distanza di secoli cambio di scena: l’ultima cena tra gli Apostoli e Cristo. Vino e pane simbolizzano sangue e corpo di Cristo. Altro forte messaggio: la comunità si nutre di una comune sostanza, in essa l’individuo è tale, non perché si astrae dalla comunità, non perché si privatizza, ma perché di essa è partecipe. Vino e sacro dunque marciano insieme. Napoli, Neapolis, Partenope: con Pozzuoli essa è uno dei porti di ingresso dei vitigni ellenici. Sparsi sul territorio campano, radicandosi nei territori, adattandosi a climi e ambienti, hanno origine i grandi vini di qualità della Campania, di cui canterà Orazio. Sempre i tedeschi, per diventare grandi, sono venuti a queste fonti. Ecco a cosa ci riferiamo quando parliamo di turismo rurale. Quando noi diciamo no al turismo consumista, non diciamo no ai consumi, ma li vogliamo tenere dentro una dimensione culturale, religiosa se volete. Non si avranno meno consumi, né sui venderà di meno. Sarà vero il contrario! Quando intorno a un bicchiere di vino vogliamo raccogliere il paniere dei prodotti di qualità e di quelli tipici della Campania, ci riferiamo a questa dimensione conviviale, comunitaria, che contrasti il consumismo “usa, getta e sporca”, la distratta e passeggera evasione. di Giuseppe Corona |
Fonte Il Denaro

Giusy Mauro-1408








