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Giro del mondo in 80 cantine

Dall'8 aprile sarà nei cinema il documentario 'Mondovino', una specie di giro del mondo attraverso vigneti e cantine che è durato 3 anni. Il regista è Jonathan Nossiter, che già è stato bollato come il Michael Moore del vino, perché parla di globalizzazione del gusto.

Brindando al cinema
Protagonisti in sala ‘Sideways’ e da aprile ‘Mondovino’


Jack, Miles, Maya e Stephanie brindano con Pinot neroPerché invece di popcorn e cocacola non si entra in sala armati di un buon bicchiere di vino? E’ la proposta, tutt’altro che provocatoria, di un regista, Jonathan Nossiter, che al vino ha dedicato gli ultimi tre anni della sua vita e carriera per produrre un documentario ‘Mondovino’, che ha fatto discutere a Cannes e che arriva in sala l’8 aprile.

Cinema inaffiato dal vino

D’altronde cinema e vino è un sodalizio che ha già prodotto film come ‘Il profumo del mosto selvatico’ con Keanu Reeves, ‘Blood and wine’ con due mostri sacri come Jack Nicholson e Michael Caine. In Italia inoltre c’è il progetto di girare, in Piemonte, tra Langhe e Roero, un film tratto dal romanzo ‘Vino, patate e mele rosse’ della stessa autrice di Chocolat.

Il vino è come la vita, va bevuto a piccoli sorsi

Proprio un film sul vino ha appena vinto l’Oscar per la sceneggiatura. E’ Sideways di Alexander Payne nei cinema in questi giorni. E’ la storia agrodolce di un viaggio che è anche un addio al celibato, organizzato da due amici, Miles e Jack tra degustazioni, picnic nelle vigne e avventure sentimentali in una valle della California. Dove il vino è metafora della vita. ”Sicuramente il vino è una metafora che sta per l’invito a godersi i momenti della vita, quando Miles capisce che la sua bottiglia di Cheval Blanc del ‘61 è arrivata alla sua maturità e decide di berla è arrivato probabilmente il momento per lui di potersi di nuovo innamorare”.

Giro del mondo in 80 cantine

Dall’8 aprile invece sarà nei cinema il documentario ‘Mondovino’, ‘ una specie di giro del mondo attraverso vigneti e cantine che è durato 3 anni. Il regista è Jonathan Nossiter, che già è stato bollato come il Michael Moore del vino, perché parla di globalizzazione del gusto. Allora gli abbiamo chiesto se anche il vino è politica ”Il vino, come l’acqua, come tutto, ha un lato politico, soprattutto in un mondo in cui si vive con un’ideologia dominante che è quella economica. La lotta oggi è chiaramente una lotta economica culturale, questo è politica. Oggi il pericolo, il criptofascismo della nostra epoca, è un fascismo economico-culturale, l’atto di comprare qualcosa, di participare al sistema economico è un atto politico”.
Con questo film Nossiter (qui accanto nella vigna del viticoltore sardo Battista Columbu) si è attirato le ire di molti produttori di vino che hanno cercato di fargli causa per ora senza successo. Anche il vino è business ed è per questo che il regista mette in guardia gli appassionati.
”Quello che è straordinario nel vino, ed è un altro motivo per cui è uno specchio unico della civiltà, è il fatto che il vino è un atto di fede, ed è per questo che è un simbolo forte in molte religioni. Inizia come atto di fede perché chi lo produce deve aver fiducia che la pianta sopravviverà ad un anno di intemperie e finisce come un atto di fede di chi lo beve, perché non esiste un vero intenditore. Non sopporto chi si definisce un conoscitore perché per non essere ingannati l’unico modo è fidarsi solo di se stessi, non dei critici né dei registi come Jonathna Nossiter. L’unico modo è andare nei posti, e in Italia ogni 25 Km c’è un vino buonissimo, e conoscere la gente e il loro vino. Questa è la magia del vino”.