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L'HERALD TRIBUNE SUGLI "ELEGANTI VINI BIOLOGICI ITALIANI"

"Dieci anni fa, comperare vino biologico in Italia era una vocazione per veri adepti, a causa della struttura difettosa. Ma oggi anche gli appassionati più esigenti possono scegliere tra bottiglie eccellenti".

HERALD TRIBUNE: “ELEGANTI VINI BIOLOGICI ITALIANI”

 
International Herald Tribune
di Kate Singleton
Traduzione di Mariella Sandini

MONTALCINO, Italia - Dieci anni fa, comperare vino biologico in Italia era una vocazione per veri adepti. Solo i militanti accesi da ecofervori potevano disciplinare i loro palati così da ignorare i sentori di muffa e la struttura difettosa della maggior parte dei vini biologici provenienti dal paese che è il maggior produttore di vino al mondo.

Fortunatamente, oggi anche gli enofili più esigenti possono riconciliare i propri gusti preferiti con l’etica ambientale.
In tutt’Italia si possono trovare degli eccellenti vini biologici.
Molti di questi vini stanno facendo la loro comparsa nei mercati europei e oltre, dove  potrebbero avere un ruolo importante per ovviare alla sindrome dei lancinanti mal di testa, conseguenza dell’indulgenza nel bere troppo in occasione delle feste.

Vino biologico è effettivamente una denominazione poco corretta” dice  Stefano Tombesi, direttore vendite della cantina cooperativa  di Terre Cortesi Moncaro (www.moncaro.com) nelle Marche centrali.
In realtà si tratta di vino fatto con uve da agricoltura biologica. In altre parole, una viticoltura che non utilizza sostanze sintetiche nei terreno o nelle vigne per incrementarne la fertilità”.

La cantina gestisce 1.700 ettari di vigneto, di cui 100 sono coltivati biologicamente.
Questa esperienza della gestione biologica ha insegnato come ridurre l’uso dei pesticidi anche in tutti gli altri vigneti.
Lo stesso discorso vale per l’uso dei solfiti come conservanti.
Infatti, i vini che si vogliono fregiare dell’etichetta biologica possono contenere solo la metà dei residui di solfiti che sono permessi negli altri vini non biologici.
Ma 20 anni di esperienza nel biologico hanno permesso ai tecnici del vino delle Terre Cortesi Moncaro di ridurre i livelli di solfiti ai limiti del biologico anche nei vini non biologici.
Sono i solfiti a dare il mal di testa a chi beve vino”, dichiara Tombesi, “quindi non siamo sorpresi che la domanda di vino biologico sia in aumento. La gente beve per stare bene, non per soffrire”.

Terre Cortesi Moncaro paga i propri 1.200 soci produttori sulla base della qualità dell’uva che essi conferiscono, in un sistema di scala mobile, e a questo viene aggiunto un 20% per l’uva biologica.
La cantina constata che il 90 % della domanda per il proprio vino biologico viene dall’estero, soprattutto da Germania, Inghilterra e Olanda.
Per esempio la catena di supermarket inglese  Waitrose imbottiglia due vini ampiamente declamati: un delizioso e fresco vino bianco biologico basato su uve di Verdicchio, e un vino rosso biologico fruttato e ben bilanciato, fatto con uve di Montepulciano e Sangiovese.
 
Mentre le più importanti cooperative produttrici di vino hanno un gruppo di agronomi che assistono i produttori lungo tutto il ciclo vegetativo delle piante, le piccole proprietà familiari richiedono una logistica meno complessa.
“In famiglia consumiamo prodotti biologici, così semplicemente diventa logico fare anche il vino biologico”, dice Roberto Di Filippo della proprietà di Italo Di Filippo vicino a Cannara in Umbria (www.vinidifilippo.com).
“Mio padre, Italo, ha iniziato la cantina nel 1971, e noi siamo diventati biologici nel 1994, a seguito dei tre anni obbligatori del periodo di conversione”.

“Gestire il vigneto biologicamente non è difficile, ma ci vuole particolare attenzione allo stato di salute delle viti,” aggiunge. “Devi conoscere ogni pollice del terreno, capire come reagisce alle varie condizioni metereologiche e come queste influiscono sul vigneto. Per fortuna, qui in Umbria il clima è relativamente asciutto, così siamo meno soggetti a muffe”.

La cantina di Di Filippo produce un’ampia gamma di vini a prezzi ragionevoli, compreso il Grechetto, un vino bianco con un accenno di mela, ed un intenso e fruttato Sagrantino, un vino rosso speziato con un distintivo e robusto retrogusto.
Poiché tutta la famiglia, genitori, moglie e sorella, lavorano attivamente nella cantina, Roberto trova il tempo talvolta di offrire assistenza nella produzione di vino biologico ad altri produttori nella zona.

Nelle regioni dove il caldo è la normalità, le cantine che si orientano su basse produzioni ed elevata qualità non hanno bisogno di usare pesticidi durante la stagione di crescita delle piante.
Perciò in Sicilia si trova un buon numero di vini che sono effettivamente biologici anche se non sono registrati come tali.
“Non è il fatto di essere ufficialmente biologici che attira i nostri clienti”, dice Concetto Lo Certo dell’Antica Tenuta Nanfro (www.nanfro.com) vicino a Caltagirone, “è la purezza dell’aria di quassù, a circa 400 m sul livello del mare, la brezza che ci godiamo anche nel calore dell’estate, e la configurazione dolce del terreni…”.

I 35 ettari di vigneto dei Nanfro producono, tra gli altri vini, il vibrante vino Cerasuolo di Vittoria, e un attrattivo vino bianco con retrogusto di melata, fatto con le uve di Inzolia.

Mentre nella maggior parte dei vigneti biologici si semina una miscela di erbe e leguminose per arricchire il suolo con sostanze nutritive, soprattutto azoto, molto pochi sono i vignaioli pronti a lasciare che i lieviti naturalmente presenti sui grappoli e nelle cantine prendano il sopravvento durante la fermentazione del mosto, per trasformarlo in vino.
Piuttosto essi aggiungono un particolare ceppo di lieviti selezionati che garantiscano una fermentazione regolare e prevedibile.
Non fare così, secondo loro, sarebbe  un rischio senza senso.

Lionel Cousin, un francese che fa vini biologici di grande eleganza e profondità vicino a Montalcino in Toscana, va controcorrente.
Nella sua cantina di Cupano (www.cupano.it), la fermentazione è lasciata ai lieviti naturali dell’ambiente, che si comportano ammirevolmente.
Cousin, che è approdato alla produzione di vino dopo una carriera di successo come fotografo cinematografico, ha un’attitudine straordinaria ad ascoltare l’ambiente.

O ti attieni strettamente a quello che il tuo enologo ti dice, che è basato sulla chimica, o osservi la natura e cerchi di interpretare quello che essa ti dice” spiega.
Circondato da molte centinaia di ettari di terra coltivabile biologica e boschi, i 35 ettari di Cupano comprendono 3,5 ettari di vigneto a impianto fitto su pendii di suoli sabbiosi- argillosi e terreni sassosi.
Sono in corso nuovi impianti, ma la proprietà rimarrà piccola.
 
“Credo che la società oggi sia diventata troppo interventista”, sostiene Cousin. “Avere il tuo mosto in vinificazione costantemente analizzato nei laboratori è come misurare ossessivamente la pressione del sangue. Le industrie chimiche e farmaceutiche hanno interessi nel promuovere entrambe le cose. Ma senza tutto questo puoi ancora dire quando i tuoi vini stanno soffrendo, proprio come tu sai quando non ti senti bene. In entrambi i casi non credo nella medicina preventiva”.

Commenti dei lettori

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  • Kate Singleton

    09 Dec 2009 - 14:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    Sono capitata per caso su questa pagina. Avete ripubblicato un mio articolo senza chiederne il permesso, che non è il massimo della correttezza. Mi pare impossibile che non sappiate che esistano dei diritti d’autore. Avrei comunque dato il permesso, e probabilmente senza chiedere alcuna ricompensa, ma avrei insistito che almeno la traduzione fosse fatta bene. Cordiali saluti, Kate Singleton