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Scoperti 28 vitigni autoctoni in Sicilia

Lo sviluppo del settore vitivinicolo in Sicilia passa attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Oltre questi 28, ne rimangono ancora altri da individuare. Ma alcuni sono in via di estinzione.

Scoperti 28 vitigni autoctoni in Sicilia

PALERMO - Ventotto vitigni autoctoni siciliani sono stati individuati da una ricerca commissionata dall’assessorato regionale Agricoltura e foreste al professor Attilio Scienza, docente di vitivinicoltura alla Statale di Milano e presentati nel corso della giornata conclusiva di Sicilia en Primeur, la manifestazione organizzata da Assovini Sicilia, che si è svolta al Teatro Massimo a Palermo.

Sono dieci attualmente i vitigni siciliani coltivati nell’80 per cento della superficie vitata dell’isola.

La ricerca ne ha individuati, tra il 2003 e 2004, altri 28 e alcuni di questi sono a rischio di estinzione.

I vitigni rinvenuti sono: Alzano, Barbarossa, Bottone Gallo, Bracaù o Grecaù, Dolcetta, Dunnuni, Grossonero, Maialina, Mannella Nera, Monsonico Nero, Nivureddu, Precoce, Prunesta, Racinedda, Recunu, Regina, Rosata, Tallone, tintorè o Ibisu, Verbo rosso, Visparola, Zù Matteo, Zuccarato, Inzolfa Nera, Racina di vento, Rucignola, Fiore d’Arancio e Cornicchiola.

Ma nel territorio siciliano ne rimangono ancora altri da individuare.

«Lo sviluppo del settore vitivinicolo in Sicilia deve passare - ha detto Scienza - attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni.

Occorrerebbe, al più presto recuperare varietà antiche che si sono perse nel tempo».

Il comparto vitivinicolo siciliano contribuisce alla formazione della produzione lorda vendibile dell’isola nella misura del 20% (circa 550 mln di euro), copre un fabbisogno di lavoro di 6 milioni di giornate annue ed interessa una superficie di circa 138 mila ettari con una produzione di circa 10 milioni di quintali di uva per un totale di 7 mln di ettolitri di vino.

«La polverizzazione della varietà ha favorito - ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Innocenzo Leontini - il permanere di una viticoltura familiare, caratterizzata da forme di allevamento tradizionali e dalla conservazione di vecchie varietà, spesso presenti contemporaneamente nei vigneti.

Oggi per noi questo è un importante patrimonio da preservare e da mettere a reddito».

La strategia della Regione sta puntando sul miglioramento della qualità delle uve e dei vini, l’ innovazione, la ricerca e la valorizzazione della filiera vitivinicola e sul marketing e il turismo enogastronomico.

«Il vino - ha sostenuto l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alessandro Pagano - oltre ad essere parte integrante della cultura della nostra regione sottolinea la capacità dei siciliani di rinnovarsi pur mantenendo la tradizione e la qualità di un prodotto che rappresenta, non solo un significativo biglietto da visita, ma anche un fondamentale volano per la nostra economia verso il mercato nazionale e internazionale».

Va nella direzione del connubio tra vino e turismo la recente politica regionale che ha portato alla realizzazione delle strade dei vino e la creazione di un network di enoteche locali, la cui realizzazione è prevista con i fondi della misura 4.13 del Por Sicilia.

«Il settore del vino - ha sottolineato l’assessore regionale al turismo Fabio Granata - ha permesso di trainare, recuperare e rilanciare le tre «T» dello sviluppo turistico, talento, tradizione, terra. Tutto è ricominciato dal vino che ha spostato di nuovo l’attenzione sui temi della terra e della cultura, grazie anche ad una azione di tipo imprenditoriale». Alla chiusura dell’evento il presidente di Assovini Sicilia, Lucio Tasca d’Almerita, ha annunciato che la terza edizione di Sicilia en primeur si svolgerà il 10 marzo 2006.

A margine della rassegna è stato presentato «Sicilia, l’isola del vino», il libro di Antonio Buttitta, docente di antropologia culturale all’Università di Palermo e pubblicato da Kalòs con Assovini Sicilia.

Centoquaranta pagine, con un’introduzione di Alfredo Ferruzza, accompagnano il lettore attraverso i miti e le storie che nel Mediterraneo hanno segnato lo sviluppo della civiltà, spesso intrecciato a quello della conoscenza della vite e del vino. I racconti di Buttitta sono seguiti da un excursus di Girolamo Cusimano.

Concludono l’opera le note di Giuseppe Aiello sugli attrezzi d’epoca, e di Sergio Bonanzinga. L’opera è arricchita da numerose foto realizzate da Alfio Garozzo, Melo Minnella e Giuseppe Leone. «La Sicilia consegna - ha detto Buttitta - il suo futuro al vino, al suo valore simbolico ed economico che è identificante del territorio. La storia del vino in Sicilia è la storia della Sicilia».