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S'impara a scuola il rapporto virtuoso tra cibo e qualità

Il giorno in cui ha saputo che in Gran Bretagna il governo spende per il pasto di ogni singolo alunno, nelle scuole di ogni ordine e grado, la miseria di appena 37 pence, Jamie ha pensato di trovarsi di fronte a un’assurdità e non è rimasto con le mani in mano.

S’impara a scuola il rapporto virtuoso tra cibo e qualità

Non è solo la televisione italiana a essere popolata da una moltitudine di cuochi che, ripresi in ogni loro gesto dalle telecamere, si affannano a spiegare le più svariate ricette al pubblico da casa. Il fenomeno è diffuso e non è un male. Anche questo è un modo per incentivare le famiglie a prestare quel poco di attenzione in più al cibo. Con un piccolo sforzo si potrebbe, però, andare oltre la nuda ricetta raccontata e filmata.

Di tutti i cuochi che abitano l’etere del Regno Unito ce n’è uno in particolare che ha osato non accontentarsi del semplice apparire in video e, con un pizzico di genialità e sensibilità, ha saputo imporsi all’attenzione di tutti.

Jamie Oliver è uno chef della rete televisiva Channel 4 ed è molto famoso.

Ha 27 anni e delle idee di una maturità che non ci si aspetterebbe da un giovane divo del piccolo schermo. Il ragazzo ha tirato fuori una non comune sensibilità sociale quando ha messo mano al portafogli per creare la Fifteen Foundation. Ha dato vita a una fondazione che ha come scopo quello di offrire ai ragazzi disagiati di Londra l’occasione di apprendere i segreti dell’arte culinaria, dando loro un’opportunità di costruirsi un futuro nel mondo della ristorazione.

Il giorno in cui ha saputo che in Gran Bretagna il governo spende per il pasto di ogni singolo alunno, nelle scuole di ogni ordine e grado, la miseria di appena 37 pence, Jamie ha pensato di trovarsi di fronte a un’assurdità e non è rimasto con le mani in mano.

Attraverso il suo sito internet ha lanciato “Feed me better” (nutrimi meglio), una campagna per bandire il cibo spazzatura dai piatti degli scolari, in nome di un ritorno al fresco, gustoso e nutriente. In appena sei settimane, 271.677 firme si sono accumulate nel suo ufficio, una sull’altra. Siamo di fronte a una vera enormità se si considera lo scarso grado di sensibilità che i britannici, a casa come al ristorante, lasciano trasparire rispetto alla qualità del cibo. Nelle cucine inglesi imperversa il precotto e dominano strani preparati ottenuti con verdure e carni provenienti da un’agricoltura assolutamente scadente, senza qualità. È un cibo tutt’altro che naturale che molto poco ha da dire dal punto di vista organolettico.

Di fronte alle foto d’agenzia che immortalavano Jamie Oliver davanti a Downing Street con casse di firme, Tony Blair in persona si è sentito costretto ad annunciare che la decisione di raddoppiare gli stanziamenti per l’alimentazione nelle scuole è imminente.

La riuscita di questa meritoria opera di sensibilizzazione alimentare è senz’altro cosa di cui rallegrarsi. In un mondo davvero civile è inaccettabile che i menù delle giovani generazioni siano scelti in base all’unico criterio del prezzo più basso, aprendo le dispense e i giovani palati ad ogni genere di porcheria. In Italia la situazione è meno drammatica che in altri paesi, ma la nostra più spiccata propensione alla genuinità va coltivata e rafforzata.

Da qualche anno esiste addirittura una legge, troppo spesso disattesa, che incentiva i responsabili delle mense scolastiche ad acquistare cibi prodotti localmente, meglio se ottenuti con procedimenti biologici. Introdurre i prodotti del territorio nei piatti delle mense per legge è cosa buona che, però, da sola può non bastare.

Se non si vuole che tornino a prevalere deprecabili logiche di convenienza ci vuole consapevolezza. Giusto quindi affiancare alla norma una genuina educazione del gusto.

Il problema non è quello della mancanza di informazione. In giro ci sono fin troppe notizie e spesso contrastano fra loro. C’è bisogno far crescere nei ragazzi la curiosità di sapere da dove arriva ciò che ogni giorno si ritrovano nel piatto. La conoscenza del rapporto tra alimentazione e territorio è fondamentale per consentire lordi discriminare. Si impara a distinguere ciò che è buono e naturale da ciò che non lo è solo tenendo in mano i prodotti per tastarne la consistenza, solo guardandoli con occhio critico, solo distinguendone gli odori. Non darei troppo per scontato che non ci sia qualche bambino convinto che frutta e verdura crescano nei supermercati, di qui l’importanza di far nascere un orto in ogni scuola.
fonte www.slowfood.it