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Vallese: unico al mondo, il "vino dei ghiacciai"

Dorato e profumato, questo nettare estremamente raro e mai venduto finora è riservato alle occasioni speciali - soprattutto ai funerali - e agli ospiti di spicco. Fra questi, l'ultima ad averlo assaggiato è Cherie Blair, la moglie del premier britannico.

GRIMENTZ - Per gli abitanti del Val d’Anniviers (VS), che da generazioni lo accudiscono con attenzione e amore, il “vino dei ghiacciai” è senz’alcun dubbio “unico al mondo”.

Dorato e profumato, questo nettare estremamente raro e mai venduto finora è riservato alle occasioni speciali - soprattutto ai funerali - e agli ospiti di spicco. Fra questi, l’ultima ad averlo assaggiato è Cherie Blair, la moglie del premier britannico.

Jean Vouardoux, cantiniere del patriziato di Grimentz (VS), parlerebbe per ore del “suo” vino, che si distingue dagli altri per l’età, il colore dorato e i sapori di erbe secche, genepì e nocciole. “Le glacier” (il ghiacciaio) - com’è soprannominato familiarmente nella regione - matura in botti secolari per decenni e anche per centinaia d’anni.

La storia del “glacier” risale al 13mo secolo, quando l’uva coltivata in pianura “saliva” in montagna per maturare all’ombra delle rocce e dei ghiacciai. Questo vino particolare non lascia mai totalmente la botte nella quale è maturato. In base a precisi calcoli matematici, la più antica botte della cantina patriziale di Grimentz, messa in servizio nel 1886, contiene attualmente una trentina di litri del vino dell’epoca; ne conterrà ancora fino al 2117, tanto le quantità prelevate sono confidenziali.

Il “glacier” è servito soltanto in occasioni speciali, in appositi bicchierini di legno. Fra le occasioni particolari spiccano i funerali: senza il “glacier”, gli “anniviards” non vorrebbero nemmeno morire, sottolinea il cantiniere. Per evitare l’assenza di questo invitato speciale al momento della loro dipartita, un tempo gli abitanti della regione provvedevano a mettere il vino in cantina con venti o trent’anni d’anticipo.

È d’altronde in questo modo che i superstiti si sono resi conto che il “glacier” migliora invecchiando. L’età del vino è particolarmente importante e perpetuarla è una delle missioni più delicate affidate al cantiniere di Grimentz. Ogni anno in giugno, dopo la fermentazione, parte del vino “giovane” è travasata nella botte più antica. Oltre alla botte di 900 litri del 1886, la cantina di Grimentz conta altre due botti meno imponenti, del 1888 e del 1934.

La medesima operazione è ripetuta nelle cantine degli altri cinque patriziati del Val d’Anniviers e anche da alcuni privati. Un tempo, il vitigno impiegato era la “rèze”. Oggi è accompagnato dall’”ermitage”, che invecchia altrettanto bene. Il cantiniere Vouardoux insiste sulla qualità sanitaria “ineccepibile” del glacier, controllato ogni anno, e il cui tenore in alcol raggiunge i 15,5° per la botte più vecchia.