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Il vino innaffia il Mezzogiorno

La crisi italiana si estende anche nel settore vitivinicolo? Secondo Luciano Pignataro il calo non riguarda tutti: “A soffrire sono le regioni storiche come la Toscana e il Piemonte, ma il Sud sta volando”

Il vino innaffia il Mezzogiorno

La
crisi italiana si estende anche nel settore vitivinicolo? Secondo Luciano
Pignataro il calo non riguarda tutti: “A soffrire sono le regioni storiche come
la Toscana e il Piemonte, ma il Sud sta volando”


href="http://www.lucianopignataro.it/"> height=195 alt=Luciano_Pignataro hspace=1
src="http://digilander.libero.it/Zefram20/media/Pignataro.jpg" width=146
align=right border=0>Il vino italiano è in crisi. Oltre
all’infinita staffetta coi cugini transalpini, di cui al momento vediamo le
spalle, per la prima volta sentiamo dietro il collo il soffio dei compañeros
iberici. Un avvertimento quello del presidente nazionale della
Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, secondo il quale
“negli ultimi mesi il mercato è del tutto fermo per i vini di alta gamma e per
quelli di bassissima qualità, tanto da portare ad una diminuzione dei prezzi
all’origine dei primi ed a richiedere una distillazione di crisi per i secondi”.
Secondo href="http://www.lucianopignataro.it/">Luciano Pignataro, giornalista
del Mattino ed autore di guide sul vino e la gastronomia del Mezzogiorno, la
crisi non colpisce tutto lo stivale: “Come sino a qualche anno fa si faceva
l’errore di dire che un’annata era buona o cattiva a seconda di come era andata
in Toscana e Piemonte, così ora bisogna evitare di confondere la crisi di
vendite di alcune regioni con quel che succede nel resto del paese - precisa
Pignataro - Il Sud infatti va abbastanza bene, la Sicilia è esplosa, Campania e
Basilicata volano, anche la Puglia non può lamentarsi. Il problema è che nel
giro di pochi anni il costo del vino è cresciuto in maniera abnorme, troppe
etichette senza storia venivano immesse nel mercato a prezzi altissimi perché si
pensava fosse questo il miglior modo di vendere - sottolinea l’esperto del gusto
- Nel vino è accaduto lo stesso fenomeno della Net-economy: allora ogni titolo
quotato in borsa con un nome che contenesse com o net schizzava
alle stelle a prescindere dai suoi parametri. Poi la bolla speculativa è
scoppiata. Abbiamo visto la stessa parabola seguita da alcuni prodotti toscani e
piemontesi, due regioni che più di altre stanno soffrendo. Insomma, una cosa è
un Biondi Santi di annata, altro è un cabernet sauvignon o un merlot dei colli
lucchesi!”.

Perchè le grandi aziende italiane non riescono ad essere competitive
come una volta?

src="http://digilander.libero.it/Zefram20/media/UvaVin.jpg" width=169 align=left
border=0> Anzitutto perché sono piccole nel mercato globale, un po’ come le
banche. La forza e la debolezza del nostro sistema è dato proprio dalle piccole
dimensioni dell’impresa. Poi ci sono stati altri fattori esterni, come
l’apprezzamento del 30% in un anno dell’euro sul dollaro e questo ha pesato
sull’export sul mercato americano dove siamo sempre al primo posto per valore.
C’è poi il sistema di promozione troppo frazionato, gli enti si presentano in
ordine sparso agli appuntamenti, si pensa di più a mettere le bandierine o,
peggio ancora, a tenere le carte a posto per non avere problemi secondo l’antica
regola della burocrazia borbonica per la quale quando non si fa non si sbaglia.
Non si comprende che per un cinese o un americano è molto difficile distinguere
tra Ribolla Gialla e Passito di Pantelleria, Val d’Aosta e Molise. Chi, ad
occhio e croce, saprebbe dirmi dov’è l’Oregon senza guardare la cartina Usa?

La crisi riguarda le viti, gli enologi o i mercati sempre più
competitivi?

Sicuramente è un problema commerciale: negli ultimi
anni il miglioramento del prodotto è stato stratosferico, il fermento culturale,
a volte un po’ da parvenue, è stato profondo investendo giovani, donne e ampi
strati della popolazione come mai prima era accaduto. Basti pensare al fenomeno
dei wine bar e alle iscrizioni alla facoltà di Agraria. Il problema che noi
italiani ci siamo riposizionati in un mercato saturo dove la competività è alta
senza avere l’esperienza commerciale ultrasecolare dei francesi che pure hanno
preso molte mazzate. Tutto sommato parlerei di crisi di crescita, non di
ripiegamento, sono sicuro che lavorando sui prezzi gli italiani restano
altamente competitivi nella fascia medio-alta di consumo.

Politi dice
che la Spagna potrebbe addirittura superare l’Italia. Ci sono anche altri Stati
che stanno facendo passi avanti?

La Spagna è un grande paese ed ha
una storia statuale sicuramente più importante dell’Italia negli ultimi sei
secoli. Il fermento culturale e gastronomico è eccezionale, c’è voglia di
innovazione, lo dimostra anche la vittoria di Zapatero, mentre noi e i francesi
siamo in una fase di autocontemplazione museale, cosa importante ma sicuramente
meno dinamica. Resta alla base la nostra tradizione gastronomica che si riassume
in una considerazione banale: sicuramente i cuochi spagnoli sono più famosi dei
nostri in questo momento, ma la cucina italiana, insieme a quella cinese,
francese e indiana, è la più diffusa e conosciuta al mondo. Dunque non credo in
un sorpasso, queste cose non avvengono in pochi anni, ma hanno le loro radici
nei tempi lunghi della storia.

L’Italia è lo Stato con maggiori
vitigni autoctoni. E’ un punto di forza?

Certamente è una
possibilità commerciale in più. Faccio un esempio banale: sarebbe mai emersa
Taurasi come zona vitivinicola nel nostro paese con il cabernet? La risposta è
facile. Il pubblico del vino è colto, cerca le novità, ama identificare ciò che
beve con il territorio e la ricchezza italiana è sicuramente un patrimonio
importante da questo punto di vista perchè giustifica i piccoli numeri e i
prezzi. Se si beve un vino particolare, purché sia ben fatto, si è disposti a
pagarlo senza discutere troppo il prezzo.

Anche le aziende campane
stanno vivendo questa crisi o vanno in contro tendenza?

In tutte le
province c’è un aumento degli investimenti, della superfice dichiarata a doc e
della produzione. Elimando Salerno e Caserta le cui produzioni sono di nicchia,
la questione riguarda Napoli, Benevento e Avellino. Le prime due province stanno
vendendo a gonfie vele, hanno mantenuto i prezzi bassi accentuando la tipicità
del prodotto. Ad Avellino invece la tradizione commerciale era ristretta alla
sola famiglia Mastoberardino la quale non a caso non conosce rallentamenti
grazie al nome, al prodotto e ai prezzi molto contenuti. I vini di
Mastoberardino, come quelli di Terredora, sono sempre eccellenti, costano meno
di molti Taurasi, Greco e Fiano spuntati nell’ultimo periodo e questo la dice
lunga sull’improvvisazione che ha segnato l’ingresso di molti in questo settore.
Purtroppo oggi Fiano e Greco, in media, sono i bianchi più cari in Italia mentre
il prezzo del Taurasi è assolutamente esagerato e non giustificato dai costi e
dalla storia. Il commercio e la comunicazione non si inventano, proprio come il
vino. La soluzione per tutti è mantenere fermi i prezzi per farli rientrare
nella media italiana come hanno fatto i friulani andati fuori mercato negli anni
‘90 e adesso rientrati alla grande. Ma quante aziende hanno la capitalizzazione
necessaria per aspettare? Mi auguro di cuore tutte, ma non credo sia
così.

Su quale vino la Campania dovrebbe puntare per essere più
competitiva?

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align=left border=0>
La ricetta è
semplice, bisogna mantenere la diversità dell’offerta. La Campania è terra di
bianchi, buoni, buonissimi, e di alcuni grandi rossi. Diversificare l’offerta è
uno dei segreti per restare in sella sui mercati, dunque fanno bene quanti
stanno lavorando sui rosati, sui rossi di pronta beva, sul moscato e i vini
dolci. La Campania ha piccole quantità, la produzione è di nicchia, deve perciò
mantenere la caratteristica di pregio e di tipicità. Io sono molto ottimista, di
anno in anno gli assaggi migliorano e soprattutto i produttori cominciano a
capire che non devono battersi fra loro per piazzare la bottiglia nella
salumeria dietro l’angolo, ma unirsi per navigare nel meraviglioso mare aperto
del mercato globale. Con il Vesuvio che li sorveglia, possono solo sbagliare da
soli a tirare il calcio di rigore che il destino ha fischiato a loro favore.

di Mario Vella

FONTE: href="http://www.CAMPANIASUWEB.IT">WWW.CAMPANIASUWEB.IT