Questo sito contribuisce alla audience di

Novita' e sorprese con I Vini d'Italia de L' Espresso 2006

Bene il Piemonte. Frena la Toscana. Emerge la Sicilia. C’è aria di crisi nel mercato del vino. L’annata 2005, salutata frettolosamente come la migliore dell’ultimo decennio, non sta mantenendo le previsioni: quantitativamente sarà più scarsa del 2004; qualitativamente, buona ma non memorabile.

Bene il Piemonte. Frena la Toscana. Emerge la
Sicilia. C’è aria di crisi nel mercato del vino. L’annata 2005,
salutata frettolosamente come la migliore dell’ultimo decennio, non sta
mantenendo le previsioni: quantitativamente sarà più scarsa del 2004;
qualitativamente, buona ma non memorabile.

I consumi si contraggono. E
cala la vendita del vino: specie al ristorante, dove le ricariche
esagerate sono sempre meno tollerate.

Scoppiano le cantine di aziende
anche importanti: tra giacenze e produzioni eccessive sull’onda
dell’ottimismo degli anni scorsi, i prezzi dai produttori sono in
caduta libera.

Rischiano di risentirne, a pochi anni dal lancio, i
prodotti finanziari collegati con i vini di altissima qualità
(meccanismi come i fondi di investimenti connessi con le bottiglie di
maggior prestigio, che avrebbero dovuto aprire prospettive nuove
all’enologia italiana). E neppure da Christie’s o da Sotheby’s i vini
italiani più importanti raggiungono più le quotazioni record di qualche
tempo fa.

“E’ un momento complesso, ma non drammatico”, dice Enzo
Vizzari, direttore editoriale delle Guide dell’espresso, in occasione
dell’uscita di “vini d’Italia 2006”, presentata a Firenze alla Stazione
Leopolda il 20 ottobre: “C’è stato un periodo in cui sembrava tutto
facile e che il mercato potesse sopportare la vertiginosa crescita dei
prezzi.

Ovunque nascevano nuove aziende e si impiantavano nuovi
vigneti, col risultato positivo di valorizzare aree di regioni rimaste
indietro come la Sicilia, la Sardegna, la Campania e le Marche.

Però,
proprio mentre entravano in produzione quantità di vini significative,
sbarcavano i produttori del nuovo mondo: australiani, cileni,
argentini, sudafricani, neozelandesi e, prima ancora, californiani.

Con
vini frutto di una tecnica ineccepibile, di un knowhow importato e con
due differenze rispetto agli italiani: i costi infinitamente più bassi,
anche per ragioni di economia locale; la faciltà di gusto: vini
piacevoli, in grado di incontrare agevolmente il gradimento della
gente. La competizione si è fatta improvvisamente fortissima”.

Tanto da
mandare in tilt il sistema: se un gradevole sauvignon cileno si
acquista, al supermercato, a un prezzo compreso tra i 3 3 i 4 euro, con
quali argomentazioni si recupera l’appeal del vino italiano?

“Non
lamentando la crisi, ma prendendo atto che il mondo è cambiato e che
sono cambiati i fattori di competizione”, aggiunge Vizzari: “L’Italia
ha di fronte a sé tre soluzioni: puntare sulla qualità, alzando il
livello medio della produzione lasciando ai paesi emergenti la fascia
più bassa; investire su vini dalla forte identità, che sono
inimitabili; utilizzare un marketing moderno, in grado di selezionare
le richieste dei mercati, di tener conto dei gusti giovanili e di
promuovere modalità nuove di consumo, come la vendita al bicchiere”.

“L’Italia sconta oggi l’orientamento di questi anni verso un gusto
internazionale”, concorda Fabio Rizzari, curatore con Ernesto Gentili
della Guida: “Nessun paese al mondo, con la sola eccezione del
Portogallo, vanta tanti vitigni autoctoni come l’Italia:almeno 500
varietà originali, con le quali potremmo fare vini inimitabili. Invece
abbiamo inseguito le grandi produzioni appiattendo lo stile dei nostri
vini: così siamo destinati a soccombere”.

Scorrere “Vini d’Italia
2006”,quinta edizione della Guida de L’Espresso, 16 mila vini
assaggiati e quasi 9 mila selezionati, oltre 2000 produttori divisi per
regione e un elenco di “vini dell’eccellenza” contraddistinti dalle
cinque bottiglie e da un punteggio di almeno 18/20, è come avere sotto
gli occhi il più dettagliato resoconto dell’attualità vinicola del
paese.

La regione al top per numero di riconoscimenti?

Il Piemonte, con
48 premi. “Ha puntato su vitigni propri come il nebbiolo, il
grignolino, il dolcetto, il barbera. E questa scelta di investire sul
territorio, oggi, paga”, nota Rizzari. Perde invece qualche colpo qua e
là l’enologia toscana, sedotta da vitigni “facili” come cabernet,
sauvignon e merlot, e da un lavoro più in cantina che nei vigneti. I
vini toscani, pur restando al secondo posto per riconoscimenti, con
premi importanti come quelli attribuiti al Brunello di Montalcino
(annata 2000 e Riserve 1999), non sono mai stati così distanti dagli
storici rivali piemontesi.

Colpa anche di due annate difficili, come il
2002 e il 2004. Raddoppiano, rispetto ai 4 dell’ano scorso, i vini di
vertice in Sicilia. Ma con un campanello d’allarme: “Attenzione anche
qui a non optare per le scorciatoie”, dice Rizzari: “La Sicilia ha così
tanti vitigni autoctoni sui quali puntare che privilegiare solo quelli
vicini a uno stile internazionale potrebbe nuocerle. E produrre le
stesse conseguenze della Toscana.

Tra le new entry più interessanti di
quest’anno c’è l’Etna Rosso Guardiola 2002 Terre Nere: vino con
“vibrazione” interna incredibile, risultato di vitigni centenari
risuscitati”. “E’ sulla ricerca di personalità che si è incentrata la
nostra attenzione”, spiega Ernesto Gentili: “Abbiamo selezionato vini
che si fanno bere e ricordare.

Non vediamo prospettive serie nei vini
che rincorrono le tendenze e i gusti mutevoli di un mercato globale. Il
vino italiano deve saper sfruttare le sue peculiarità, e distinguersi
per stile e per carattere”.

Emblematica di questa filosofia è la scelta
di alcuni vini che arrivano dalla Sardegna, facili da bere, gradevoli
pur se di semplice struttura. “E’ tra le regioni che riservano più
sorprese. In linea con il nostro spirito che ci porta a individuare
buoni vini da bere, e a premiare un’azienda in base alla serietà e
all’affidabilità messe in campo, a prescindere dal singolo vino”, dice
Rizzari.

Note positive anche per il Veneto, con 11 eccellenze, e con un
ruolo di primo piano svolto dagli Amarone della Valpolicella e dei
Soave. Il Friuli Venezia Giulia vanta 11 vini premiati. Qualità alta un
po’ ovunque, specie per i bianchi e i dolci, in Trentino AltoAdige, che
conta 7 vini d’eccellenza.

La Franciacorta per gli spumanti e la
Valtellina per i rossi si confermano le zone più rappresentative del
vino lombardo. In evidenza anche il risveglio della Liguria, con i suoi
bianchi. Sei premi alle Marche, dove il Montepulciano per i rossi e il
Verdicchio per i bianchi sono ormai vitigni di riferimento.

Alla
Campania 5 eccellenze, anche sotto la spinta dei Taurasi (come il 2001
Di Prisco) sempre più interessanti. E i produttori più decorati?
L’azienda siciliana Benanti, con tre vini giudicati d’eccellenza
(l’Etna Bianco Pietramarina 2001, l’Etna Rosso Rovittello 2001 e il
Nerello Cappuccio 2002). E il produttore piemontese Giacomo Conterno,
che con il classico Barolo Riserva Confortino 1998 ha ottenuto 19,5/20:
in assoluto, il punteggio più alto della Guida.
(L’Espresso - ottobre 2005)