
La strada del Vino Campi Flegrei include 7 comuni, tutti in
prossimità di Napoli, è tra le più ricche per cultura e bellezze
naturalistiche, con scorci panoramici che non trovano uguali.
Per
iniziare il viaggio nella terra dei miti, basta uscire appena dal
capoluogo partenopeo e raggiungere la cittadina di Pozzuoli.
Parte da qui l’itinerario della “Strada del vino Campi Flegrei”: un
percorso affascinante nella civiltà romana, tra anfiteatri, terme,
parchi archeologici, templi, dove la storia e la leggenda si fondono.
L’antro della Sibilla Cumana o il lago d’Averno, l’ingresso del regno
dei morti, suggestionano il visitatore, come i fenomeni vulcanici del
bradisismo e della solfatara.
Un’antica passione di famiglia
Sin da quando ero bambino mi hanno affascinato le favole in cui si
narrava di stretti antri attraverso i quali si raggiungevano vallate
nascoste e incontaminate, ed è questa la sensazione che mi coglie
giungendo alla “Masseria del Borro” l’azienda vitivinicola condotta da
Maria Carolina Lubrano Lobianco da ottobre presidente della Strada del
Vino Campi Flegrei.
16 ettari condotti prevalentemente a vigneto dove non immagineresti
mai, si trovano, infatti, dentro un antico cratere spento per cui
la città è tutta intorno, ma è nascosta dalle pendici interne
dell’antico vulcano.
L’azienda situata al confine tra i quartieri napoletani di Fuorigrotta,
Soccavo, Pianura e Agnano produce oltre ai vini della DOC Campi
Flegrei: agrumi, olio ed un ottimo miele prodotto dalle api allevate
nei due ettari di bosco situati sul versante a ovest dell’azienda.
Nata da un’antica passione di famiglia per il vino, non deve essere
stato facile per il padre della attuale titolare, di professione
costruttore, durante gli anni del boom edilizio, resistere alla
tentazione di costruire case, su questi terreni a due passi dal centro
della città.
Le uve Falangina e Piedirosso vennero portate dal non lontano comune di
Monte di Procida, nei primi anni tutta l’uva prodotta veniva conferita
a cantine esterne, mentre dal 1992 in concomitanza con la creazione del
Consorzio di Tutela dei vini dei Campri Flegrei, nasce il marchio
“Masseria del Borro” e una parte dell’uva prodotta viene vinificata in
proprio.
La strada e i vini.
Tra le ultime nate nella nostra regione la “Strada del vino Campi
Flegrei” vede la luce nel marzo del 2005 data in cui si insedia il
primo comitato di gestione, risultante del lavoro svolto dal comitato
promotore, già dal 2001.
Legati oltre che dal vino, dalla comune storia, dall’archeologia, dal
patrimonio paesaggistico e naturalistico, i sette comuni facenti parte
della strada sono: Napoli, Pozzuoli, Procida, Marano, Quarto, Bacoli,
e Monte di Procida.
I terreni dai quali si produce principalmente Falangina e Piedirosso
derivano da un incessante succedersi di eruzioni vulcaniche e, oggi, si
adagiano su un complesso di crateri spenti, ciò li rende ricchi di
tufi, ceneri, lapilli, pomici e microelementi che conferiscono alle uve
e ai vini sapori e aromi del tutto originali e permettono la
coltivazione della vite su piede franco.
Parliamo di vini dunque dalla grande storia e tradizione, derivanti da
uno dei più apprezzati prodotti enologici dell’antichità, il Falerno
Gaurano, lodato da Plinio il Vecchio e, successivamente, inserito nella
“carta dei vini” della corte di Napoli e di quella papale.
La Falanghina, antico vitigno campano portato qui dai greci, da cui si
ottengono i tipi bianchi, sul territorio dei Campi Flegrei ebbe la sua
prima diffusione; nell’antichità veniva allevata con il sistema alla
putuelana, che ancora oggi è ampiamente utilizzato nella zona, questo
prevede che le viti siano sostenute da un palo, detto in latino
phalanx, da cui deriverebbe appunto il termine Falanghina.
I tipi rossi si ottengono dai migliori vitigni campani, come il Per ‘e palummo e l’Aglianico.
Il clima, il terreno, i vitigni, la cultura e la storia vitivinicola,
le basse rese ad ettaro, la presenza di aziende enologiche,
tecnologicamente all’avanguardia, ma rispettose della tradizione; tutto
ciò si traduce in vini di eccellenza.
Per
Maria Carolina Lubrano Lobianco il lavoro da presidente è iniziato con
il coinvolgere nuovi soci con il fine di fare partecipi gli
imprenditori locali di un progetto che li rendesse protagonisti del
proprio sviluppo, tra gli obiettivi da realizzare nei primi mesi del
2006 vi sono: l’ottenimento di uno sportello informativo e di una sede
per la “Strada del vino Campi Flegrei” presso uno dei comuni coinvolti,
la presidente ci confessa che tra questi preferirebbe Pozzuoli o Napoli
(si pensava alla reggia degli Astroni)
Uno dei primi passi sarà
senz’altro la creazione di un sito internet, mezzo nel quale la
presidente della Strada, a ragion veduta, ha molta fiducia infatti ci
dice “I turisti, oggi, iniziano a viaggiare con la fantasia, poi
cercano conferme sul web e infine si parte per la vacanza vera e
propria”
La creazione degli itinerari ha visto già la creazione di un percorso
principale che congiunge le aziende associate, ma già si pensa a creare
una serie di mini itinerari capaci di attrarre l’interesse del turista
di passaggio e del turista campano che desidera rilassarsi durante il
week end; ad esempio, collegare la visita alla Reggia di Capodimonte
con le aziende di Marano o ancora coniugare la visita a Baia
sommersa, al Castello e al museo di Baia e il piacere
dell’enogastronomia offerto dalle aziende associate di Bacoli e Monte
di Procida.
Tra gli intenti della presidente Maria Carolino Lubrano Lobianco legare
le eccellenze in campo enogastronomico alle rilevanze archeologiche
offerte da territorio, mentre nei comuni attualmente meno investiti dai
flussi turistici creare eventi culturali ed artistici capaci di
valorizzare le ricchezze espresse da questi luoghi.
Le difficoltà
Ci crede molto, la presidente Maria Carolina Lubrano Lo bianco nel
progetto “Strade del Vino” e la sua passione è coinvolgente,
l’esperienza dell’associazionismo tra imprese la entusiasma ed ha, a
quanto ci dice, un ruolo fondamentale nei processi di miglioramento
della qualità del prodotto ed è importantissimo per gli imprenditori,
che oggi hanno imparato a guardare al di là della propria azienda,
infatti, tante sono le esperienze da cui è possibile imparare e
sicuramente il trincerarsi sul fronte delle proprie quote di
mercato alla lunga non paga.
Reggere al mercato per chi lavora e produce nella nostra regione non è
impresa facile, tante sono le difficoltà con le quali quotidianamente è
necessario confrontarsi, l’adeguamento agli standard qualitativi
imposti dall’adesione al sistema “Strada del Vino” non è privo di
rischi infatti molte sono le aziende ad avere difficoltà nel realizzare
un parcheggio per mancanza di spazi e realizzare una sala degustazione
è un investimento non da poco, a questo si aggiungono le problematiche
di ordine pratico infatti ci sono alcune aziende che si sono viste
chiuse le strade di accesso a causa di dissesti stradali e il servizio
di rimozione dell’immondizia raramente è efficiente.
In un sistema che si sta qualificando non ci si può permettere di fare
brutte figure, questa è anche la filosofia della presidente, la quale
aggiunge che a suo avviso è meglio nel turismo partire tardi ma partire
bene, meglio offrire poco e poi offrire più di quanto promesso, che
disattendere le attese del visitatore ed in questo anche le pubbliche
amministrazioni devono dare un loro apporto.
A cura di Giuseppe Orefice

Giusy Mauro-1408








