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Bevendo filosofia...

Ci sono tanti modi di raccontare il vino, di scrivere storie abbinate alle meraviglie che scaturiscono dalla sua magia, dal suo fascino. Si scrivono libri, guide per decantarne i profumi e i sapori, per insegnare a come abbinare i bianchi e i rossi ai piatti più indicati, ma quasi mai si pensa di raccontare il vino quale simbolo stesso di una "filosofia di vite" che si trasforma, al nostro olfatto e al nostro palato, in una "filosofia di vita".

Copertina del libro PiemmeCi sono tanti modi di raccontare il vino, di scrivere storie abbinate alle meraviglie che scaturiscono dalla sua magia, dal suo fascino. Si scrivono libri, guide per decantarne i profumi e i sapori, per insegnare a come abbinare i bianchi e i rossi ai piatti più indicati, ma quasi mai si pensa di raccontare il vino quale simbolo stesso di una “filosofia di vite” che si trasforma, al nostro olfatto e al nostro palato, in una “filosofia di vita”.

A ovviare a tale mancanza ci hanno pensato uno dei più grandi enologi esistenti, Roberto Cipresso, e un ex politico convertito alla religione liquida di Bacco, Giovanni Negri, che hanno scritto un libro, pubblicato da Piemme, il cui titolo è già un manifesto programmatico, “Vinosofia”. Un volume dedicato al vino quale fonte di vita, di ricchezza interiore, di accrescimento culturale, di un qualcosa che non contempla solo il fatto di degustare, di assaggiare, di assaporare e di inghiottire, ma che prepara sensibilmente a tutto ciò.

Così, nelle sue quattrocento pagine, “Vinosofia” dispensa sapide storie, aneddoti formativi, curiosità che stimolano e che invitano a saperne di più. Perché di vino si può e si deve anche leggere, per apprezzarlo nel migliore dei modi quando lo osserviamo in un bicchiere, pronto per entrare a fare parte di noi stessi. Il vino, dopotutto, è uomo fatto liquido, è già storia prima che l’uva venga pigiata. E Cipresso e Negri lo fanno sempre presente, pagina dopo pagina, storia dopo storia.

Tra le tante lezioni che questo libro insegna, ce n’è una fondamentale: narrare il vino in questo modo ci permette di rispettarlo di più, di tornare a considerarlo per quello che era alle sue origini, uno strumento straordinario per ricordarci dell’esistenza degli dei, un ponte di comunicazione tra noi e loro. Un dono del quale ringraziarli, ogni volta che accostiamo, con attenzione e riconoscenza, il bicchiere al nostro naso e alla nostra bocca.

Roberto Cipresso & Giovanni Negri “Vinosofia”, Piemme, 2008, pp. 400, euro 19,50