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L'espressione di un territorio - Prima parte

I vitigni autoctoni rappresentano il cuore di un territorio, sono lo specchio più fedele del carattere, della visione di una terra e della gente che vi abita.

L'azienda vitivinicola di Cortina2I vitigni autoctoni rappresentano il cuore di un territorio, sono lo specchio più fedele del carattere, della visione di una terra e della gente che vi abita. Come nel caso di uno dei vitigni più nobili e radicati, quello del Lagrein, cuore pulsante della viticultura altoatesina, espressione di una popolazione capace di produrre vini di assoluta eccellenza da una terra che per altri risulterebbe quasi “impossibile”, ostica, refrattaria agli slanci e ai bisogni dell’uomo. Così, ogni volta che ho la possibilità di parlare del Lagrein e di un altro tipico vitigno della zona, quello della Schiava (da cui si ottiene un altro notevole prodotto altoatesino, il St. Magdalener) mi sento felice e appagato, perché proprio attraverso questi vini si ha lo spessore di una terra, della sua gente e della cultura che vi è intrisa.

Il grande enologo altoatesinoE se torno a parlare di Lagrein e di St. Magdalener lo devo agli ottimi prodotti di Peter Zemmer (nella foto) del quale ho già avuto modo di parlare e di saggiare la qualità dei suoi vini, uno dei viticultori di punta di tutto l’Alto Adige, capace di coniugare la tradizione di un territorio ad una politica aziendale dinamica e mirata. Il produttore ed enologo altoatesino mi ha fatto provare il suo St. Magdalener, il Lagrein e, soprattutto, il suo Lagrein Reserve, frutto di scelte produttive ed enologiche di assoluta qualità e lungimiranza. Cominciamo, dunque, la nostra presentazione con il St. Magdalener. Questo uvaggio viene ottenuto con il 92 per cento di Schiava e il restante 8 per cento di Lagrein e prende il nome dal borgo di Santa Maddalena, che si trova sopra Bolzano.

Il rinomato vino rosso altoatesinoQueste uve maturano sulle pendici ampiamente soleggiate a nord del capoluogo altoatesino, su terreni sabbiosi, che donano la caratteristica impronta a questo rinomato vino. I grappoli vengono subito diraspati e lasciati fermentare per otto giorni a temperatura costante. A intervalli regolari, il mosto viene a contatto con le bucce per travaso e leggera pigiatura. In questo modo, si ottiene un corretto prelievo dei pigmenti colorati dalle bucce e si esalta il tipico profumo fruttato del vino. Il suo colore va da un rosso rubino a un rosso granato, al naso colpisce il profumo di fiori, che si concentra soprattutto sulla violetta, mentre in bocca risulta pieno, aromatico, con un sentore di mandorla che si mantiene anche in fase di retrogusto. I piatti ai quali può essere accostato il St. Magdalener vanno dal coniglio in umido alle carni rosse alla griglia o arrosto e a formaggi molli, soprattutto se particolarmente saporiti. L’invecchiamento non deve superare i tre - quattro anni.

E ora, nella prossima parte, andiamo ad esaminare i due Lagrein di Peter Zemmer.