Squarci di Olimpo - Seconda parte

I vostri vini, come ho scritto in sede di presentazione, appartengono all’Olimpo dell’enologia mondiale. Il “San Leonardo” e il “Villa Gresti” vengono apprezzati dagli intenditori e dagli appassionati alla stregua dei grandi rossi francesi e internazionali.

Il produttore del San LeonardoI vostri vini, come ho scritto in sede di presentazione, appartengono all’Olimpo dell’enologia mondiale. Il “San Leonardo” e il “Villa Gresti” vengono apprezzati dagli intenditori e dagli appassionati alla stregua dei grandi rossi francesi e internazionali. Un’eccellenza che viene confermata, anno dopo anno, dagli esperti e dalle riviste specializzate mondiali. Che cosa si deve fare per mantenere una qualità così assoluta? Quali sono le strategie, i compiti, le responsabilità che si devono affrontare per far parte sempre di questo Olimpo vitivinicolo?
«Prima di tutto, bisogna avere un progetto chiaro, senza il quale è impensabile avere precise strategie», risponde il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga (nella foto sopra). «Un progetto chiaro che, per quanto riguarda la Tenuta San Leonardo, prese avvio quando mio padre Carlo decise di andare a studiare e ad apprendere il lavoro che il Marchese Mario Incisa della Rocchetta stava effettuando nella tenuta di San Guido, in Toscana, per ottenere il Sassicaia, ossia quello che avrebbe dovuto ripercorrere le orme dei grandi Châteaux bordolesi. Sulla base dell’insegnamento avuto (mio padre ha sempre considerato il Marchese Incisa della Rocchetta uno degli uomini più geniali che abbia mai avuto l’enologia del nostro Paese), tornato in Trentino, il mio genitore ha dato vita a quel progetto che ha portato, nel corso del tempo, alla nascita dei nostri attuali vini, basati anch’essi sulla grande tradizione francese, ossia vini di struttura, di grande invecchiamento, complessi al naso e in bocca. Poi, oltre ad un progetto, ci vogliono gli uomini, i collaboratori giusti, perché come ripetiamo spesso e volentieri, un’azienda è fatta soprattutto dalle persone. Ecco, allora, che la scelta è fondamentale, come nel caso degli enologi. Nel nostro caso, mio padre si è per esempio rivolto a Carlo Ferrini, il grande enologo fiorentino (nella foto sotto [N.d.A.]), artefice del nostro “Villa Gresti”».

Il grande enologo italianoProprio per la tipologia della struttura, i vostri grandi rossi hanno la tipica corposità dei maggiori bordolesi, che in Italia non vantano moltissimi estimatori, tenuto conto che nel nostro Paese si prediligono soprattutto i vini di pronta beva, non eccessivamente tagliati, non particolarmente “costruiti”. Quindi, il vostro mercato è rivolto soprattutto all’estero. Perché a suo giudizio in Italia non siamo ancora pronti o quantomeno abituati ad affrontare vini di alto lignaggio, al di là dei grandi piemontesi e toscani? Che cosa manca al consumatore italiano rispetto a quello francese?
«Sono diverse le cause che portano non solo il consumatore, ma anche buona parte del movimento vitivinicolo del nostro Paese, nel non essere ancora pronti a recepire e ad apprezzare vini che richiamano al palato quelli dei cugini francesi. Da una parte c’è nella nostra cultura la necessità di privilegiare i vini autoctoni, quelli, come ha fatto giustamente presente lei, di pronta beva, non particolarmente strutturati, in nome della salvaguardia di una certa tradizione. Vede, al di là dei grandi Baroli, grandi Barbareschi e di qualche eccelso Sangiovese, il nostro modo di approcciare un vino non è ancora pronto per assimilare al meglio prodotti di grande invecchiamento e anche di grande cultura enologica. E qui ci porta alla seconda parte della risposta che riguarda la superficialità e la grossolanità di giudizio di cui è pieno il mondo del vino, una globalizzazione di giudizi e impressioni che, ancora oggi, fondamentalmente ostacolano un tipo di approccio più sereno e “disincantato” verso i grandi vini di struttura e d’invecchiamento. Insomma, è anche un problema di comunicazione, di corretta comunicazione».

Scorcio della tenuta San LeonardoLei e suo padre, il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, siete profondi conoscitori dei grandi vini rossi francesi, non fosse altro per il fatto che siete validissimi loro concorrenti. Sulla base di questa conoscenza, che cosa manca ancora ai nostri produttori per raggiungere gli stessi risultati qualitativi dei cugini d’Oltralpe? È un fatto di tradizione, di cultura radicata in modo diverso, di differenti metodi d’approccio produttivo, oppure è una questione di interpretare i gusti e i palati dei consumatori in maniera diametralmente opposta?
«Beh, prima di tutto, ci mancano trecento anni di storia, di conoscenza, di esperienza rispetto ai francesi. E non solo nella produzione, ma anche e soprattutto nella commercializzazione. Vede, per ciò che riguarda il mercato, a noi ancora manca la giusta politica dell’oscillazione dei prezzi a seconda delle varie annate, quella che permette di imporre un prezzo minore, all’inizio della filiera, su quelle produzioni che non raggiungono vette eccelse, ma che permettono a chi non è in grado di spendere cifre notevoli di apprezzare un prodotto piacevole e sempre valido. Invece, nel nostro Paese non tanto i produttori, quanto i venditori al dettaglio e i ristoratori non tengono conto delle oscillazioni date dalle varie annate, facendo pagare sempre lo stesso prezzo. E questo è un difetto, che preclude a molti di avvicinarsi nel modo più corretto ed equilibrato ai grandi vini. Poi, c’è da fare un discorso sulla sommellerie. Attualmente, non sono molti i grandi sommelier, nemmeno nei più blasonati ristoranti, in grado di attuare una giusta politica comunicativa, di educare i clienti al corretto consumo e alla corretta conoscenza del vino di alta qualità: un conto è saper abbinare correttamente il vino al suo piatto, un altro è andare oltre, comunicando la passione, l’amore, il rispetto da dare al vino. E questo, purtroppo, non sono in molti a farlo. C’è infine un altro aspetto, quello che riguarda i troppi vini che vengono prodotti in Italia. Spesso mi domando come possano esserci aziende che, con meno di trenta ettari di vigneti, riescano anche a produrre tredici, quindici tipi diversi di vino. Mi domando dove risieda in questa filosofia di produzione l’identità di una terra, di un vigneto, di una tradizione svilite in una molteplicità produttiva fine a se stessa. In Francia, semmai, hanno sempre privilegiato pochissime tipologie, ma sempre di altissima qualità sulla quale puntare sul mercato, con il risultato che magari da noi c’è un produttore in grado di ottenere ogni anno 3.500 bottiglie di un grande vino, quando invece i nostri cugini transalpini riescono a ottenere 350 mila bottiglie di un vino dello stesso lignaggio e spessore, con la possibilità di farlo conoscere a un numero altissimo di appassionati ed estimatori. Qualità e quantità, ecco che cosa ci manca ancora rispetto a loro».

Tenuto conto della crisi economica ancora in atto, come affrontate in questo periodo le oscillazioni del mercato? La qualità paga sempre oppure in stato di recessione anche la vostra clientela risponde in maniera diversa?
«In effetti, il momento è grave, bisogna riconoscerlo. Da parte nostra, abbiamo notato che se il “San Leonardo” non ha subito flessioni di sorta nelle vendite e negli ordinativi, il “Villa Gresti” ha subito un leggero contraccolpo. Questo perché il “San Leonardo” è un vino che viene bevuto dagli stessi estimatori che lo apprezzano fedelmente nel tempo. Certo, a causa della crisi, soprattutto all’estero abbiamo notato che alcuni Paesi stanno reagendo in maniera diversa rispetto ad altri per ciò che riguarda gli ordini. La Russia, per esempio, ha subito un vero e proprio tracollo, così come la Corea, che negli ultimi anni aveva rappresentato un punto di riferimento nel nostro mercato. Però, allo stesso tempo, sono aumentati gli ordini in Paesi come la Svizzera e in Giappone. Quest’ultimo ci ha permesso di ammortizzare il calo subito dalla Corea».

Ma ora è tempo di conoscere meglio, come vedremo nella prossima parte, il “Villa Gresti” e il “San Leonardo”.

Iolowcost

Una vita a basso costo?

Visita subito il nostro portale!