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Ottimi vini dalla terra d’Etruria: la Tenuta Poggio Rosso - Quarta parte

Dopo questa esaustiva intervista, passiamo adesso a presentare le schede relative ai tre vini, tutti con nomi che provengono dalla mitologia etrusca, di cui abbiamo già accennato.

Il rosso di pronta beva di Poggio RossoDopo questa esaustiva intervista, passiamo adesso a presentare le schede relative ai tre vini, tutti con nomi che provengono dalla mitologia etrusca, di cui abbiamo già accennato. Cominciamo dal “Tages”, il quale, alla prima vendemmia, ha già meritato un ottimo 16/20 sulla guida “I vini d’Italia 2010” dell’Espresso. Il “Tages 2006” è indubbiamente un vino fresco, da bere giovane, proprio per esaltare la sua immediatezza, l’intensità di profumi e il gusto ricco e armonioso che lo contraddistinguono. Ottenuto, come si è già detto da uve merlot e sangiovese, la sua vinificazione avviene con la separazione tra i diversi cloni dei due vitigni e tra le particelle a coincidente curva di maturazione. La macerazione avviene in vasche termocondizionate d’acciaio inox da cinquanta ettolitri per venti giorni, con rimontaggi e follature meccaniche, mentre la fase malolattica inizia in vasca e prosegue in barriques. Quest’ultima fase di evoluzione si concretizza in un affinamento di dodici mesi in carati da 225 litri di secondo e terzo passaggio. Da ultimo l’affinamento in bottiglia è di dodici mesi, prima di essere messo in commercio. Il colore è un rosso rubino intenso, mentre all’olfatto risulta estremamente ricco con i suoi richiami di frutti rossi, che si armonizzano in bocca, avvolgendola, grazie anche ai tannini dolci che lo contraddistinguono e che si avvertono in fase di retrogusto. Io l’ho accostato a un risotto con salsiccia fresca e zafferano e ha retto splendidamente il confronto.

Il rosso corposo di Poggio RossoDa parte sua, il “fratello” di maggiore invecchiamento, il “Velthune 2005”, ottenuto dal vitigno Cabernet Sauvignon, risulta maggiormente corposo e gli esperti de “I vini d’Italia 2010” gli hanno assegnato un più che promettente 15/20, tenendo conto che si parla di un vino complesso, destinato a una piena maturazione in futuro (quindi, occhio alle prossime annate… ). Anche in questo caso, la vinificazione avviene con la separazione tra i diversi cloni del monovitigno e tra le particelle a coincidente curva di maturazione. La macerazione avviene in vasche termocondizionate d’acciaio inox da cinquanta ettolitri per ventiquattro giorni, con rimontaggi e follature meccaniche, mentre la fase malolattica inizia in vasca e prosegue in barriques. Quest’ultima fase di evoluzione si basa su un affinamento di quattordici/diciotto mesi in carati nuovi. Da ultimo, l’affinamento in bottiglia è di dodici mesi, prima di essere messo in commercio. Il colore è un rosso rubino ancora più intenso del “fratello minore”. Al naso, poi, risulta estremamente complesso, in cui si riconoscono frutti maturi, ai quali si aggiungono aromi locali, tra cui la mentuccia, radici di liquirizia e rovere. Al palato è soavemente avvolgente, con una notevole presenza tannica, che persiste e che riprende totalmente quanto anticipato in fase olfattiva. Beh, nonostante la giovane età, ho voluto abbinarlo a formaggi stagionati a pasta dura, tra cui una scheggia di generoso Bitto, il che ha permesso al “Velthune” di mostrare subito la sua personalità.

Il bianco di Poggio RossoDa ultimo, l’ultimo arrivato, il “Phylika”, ottenuto da uve vermentino e viognier, che ho potuto assaggiare in anteprima. La sua vinificazione avviene in bianco con una leggera macerazione prefermentativa a freddo in pressa. Da lì, segue la fermentazione alcolica, che avviene parte in vasche termocondizionate d’acciaio inox da trenta e venti ettolitri, parte in barriques di secondo passaggio. La fase evolutiva si basa sui lieviti per un periodo di nove mesi (40 per cento in barriques di secondo passaggio, 60 per cento in vasca). L’imbottigliamento avviene a maggio e l’affinamento in vetro è di tre mesi. Di colore giallo paglierino, all’olfatto risulta oltremodo piacevole, con sentori di frutta matura e fiori di campo, senza dimenticare le sfumature speziate. In bocca, poi, si focalizza meglio, dotato di una buona acidità, senza per questo mancare di una rassicurante rotondità, che si mantiene nel retrogusto. Ottimo, a mio parere, con piatti di pesce a base d’intingoli saporiti e con piatti di carne bianca arrosto.

Ancora la limonaia della tenutaIndubbiamente, la “Tenuta Poggio Rosso” ha rappresentato una piacevolissima sorpresa. Se si tiene conto della validità delle tre tipologie in fase ancora di piena evoluzione, non si può che attendere con curiosità e grande interesse quali potranno essere gli sviluppi futuri. Una realtà non solo da tenere d’occhio, ma anche da prendere ad esempio, per la sua capacità di coniugare la tradizione del passato e l’evoluzione tecnologica del presente.

Tenuta di Poggio Rosso
Loc. Poggio Rosso, 1 fraz. Populonia Stazione
57025 - Piombino (Li)
Tel. 0565.276464 - Fax 0565.276474
Indirizzo mail: info@tenutapoggiorosso.it - Sito Internet: www.tenutapoggiorosso.it