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Nel cuore della Franciacorta: l’Azienda Monte Rossa - Seconda parte

La collina di Monte Rossa è uno spartiacque naturale tra due climi, quello subalpino della Franciacorta e quello continentale della pianeggiante regione padana.

Il territorio della FranciacortaLa collina di Monte Rossa è uno spartiacque naturale tra due climi, quello subalpino della Franciacorta e quello continentale della pianeggiante regione padana. Ebbene, le due correnti di aria calda e fredda che si alternano lungo questo passaggio generano un microclima ideale per la salute dei vigneti, eliminando l’umidità e, di conseguenza, il pericolo di malattie, con le escursioni termiche che favoriscono lo sviluppo dei profumi che si otterranno poi nei vini. Come si è già detto, quest’azienda può contare su settanta ettari di vigneto governati, dei quali quindici di proprietà all’interno della tenuta, gli altri realizzati negli anni, con attente selezioni e classificazioni in base alla qualità del terreno e all’esposizione, alle caratteristiche microclimatiche sulle quali sono state impostate le scelte dei cloni migliori. Anche i vigneti non di proprietà sono condotti direttamente dagli agronomi di Monte Rossa a garanzia dell’integrità e della qualità, attraverso un lavoro strutturato nel tempo che ha permesso di avere un archivio storico delle caratteristiche di ciascun vigneto, con le epoche di vendemmia, le rese, le esigenze e le peculiarità di ciascuno e il loro apporto alle uve che Monte Rossa utilizzerà nelle sue cuvée. Da notare, infine, che tutti i vigneti sono adagiati sulle colline moreniche composte di quella terra magra che non permette alte rese, ma che conferisce una grande ricchezza in mineralità e potenza.

Un vigneto Monte RossaPer ciò che riguarda i vitigni, il disciplinare di produzione del Franciacorta stabilisce che i vigneti per la produzione debbano essere solo di Chardonnay, di Pinot bianco e Pinot nero. Lo Chardonnay, varietà di uva a frutto bianco molto pregiata, è coltivato ormai da molti decenni in Franciacorta. È utile ricordare che verso il 1950 si cominciò a diffondere questa varietà in Franciacorta mischiata assieme al Pinot bianco. Questo fatto contribuì a confondere le due varietà, dato che nessuno si era preoccupato di distinguerle in modo chiaro e preciso dal punto di vista varietale. Solo nel 1963 si giunse a un chiarimento e a una loro definitiva differenziazione. A quel punto, le differenze vennero definitivamente chiarite, evidenziando le qualità superiori che effettivamente lo Chardonnay possedeva. Il Pinot bianco è il secondo vitigno bianco del Franciacorta. Non viene utilizzato in purezza, ma per il base del Franciacorta Docg unito con altri vitigni previsti dalla denominazione d’origine perché molto delicato e profumato. Non è un vitigno autoctono ma, come si sa, è di derivazione francese, della grande famiglia dei Pinot. Il Pinot nero è il terzo vitigno che entra nella cuvée delle varietà di uva dedicate al Franciacorta Docg. Fondamentale per questo vitigno, l’ottimale abbinamento con il luogo di coltivazione. Il suo uso più importante è quale componente delle cuvée per il Franciacorta Docg e, fondamentale, per le cuvée del Franciacorta Rosé. Il suo apporto alla base del Franciacorta è orientato a dare struttura e corposità alla base stessa.

E ora, nella prossima parte, passiamo all’intervista che Emanuele Robotti ci ha gentilmente concesso.