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Nel cuore della Franciacorta: l’Azienda Monte Rossa - Terza parte

Imprenditore di successo, appassionato enologo, spinto da una passione e da un entusiasmo senza limiti, Emanuele Robotti rappresenta un personaggio che rappresenta perfettamente lo spirito della Franciacorta e le sue incredibili potenzialità.

Il responsabile della Monte RossaImprenditore di successo, appassionato enologo, spinto da una passione e da un entusiasmo senza limiti, Emanuele Robotti (che vediamo nella foto) rappresenta un personaggio che rappresenta perfettamente lo spirito della Franciacorta e le sue incredibili potenzialità.
Se dovesse definire l’azienda Monte Rossa, come la presenterebbe al pubblico degli appassionati?
«Monte Rossa ha la consapevolezza di essere un’azienda unica e non replicabile, né in Italia né in nessuna altra parte del mondo», ci ha detto Emanuele Robotti (che vediamo nella foto). «Innanzi tutto per il territorio: la tenuta, con i suoi cru migliori, è situata sulle colline moreniche che affacciano sul Lago d’Iseo, il territorio agronomicamente più importante della Franciacorta, dove riesce a esprimere al meglio i vitigni che sono alla base dei suoi vini; da un punto di vista paesaggistico gode di un’invidiabile, splendida posizione per le grandi aperture e per gli scenari delle valli che la circondano. La parte strutturale dell’azienda, la villa padronale e le sue prime cantine poi, hanno la caratteristica unica della storicità. Una villa del 1200, una torre d’avvistamento medievale, un portico e una monumentale scalinata del ‘700 sono alcuni tra gli elementi di grande pregio architettonico dei quali è composta».

Il territorio della Franciacorta, a suo avviso, a oggi ha mantenuto le sue promesse in fatto di evoluzione e qualità del prodotto o c’è ancora molto da fare?
«Il territorio della Franciacorta non solo ha mantenuto le promesse fatte con grande lungimiranza, ma sta attuando programmi di crescita quantitativa e soprattutto qualitativa. Le ultime modifiche al Disciplinare di produzione dimostrano la continua volontà di miglioramento. Non solo tendono a salvaguardare il territorio e a valorizzare le sue potenzialità, ma a costo d’investimenti e sacrifici, indicano un percorso all’avanguardia per la ricerca in Italia».

La scalinata della villaDi quale delle etichette da lei prodotte è particolarmente orgoglioso, al di là della qualità espressa?
«Sarebbe facile dire il Cabochon, massima espressione della mia produzione e sicuramente il più blasonato. Ma l’etichetta che ho più nel cuore è il “PR”, perché dedicata ai miei genitori che hanno creato l’azienda e soprattutto per il fatto che hanno dato sin dall’inizio la vera impronta per la produzione di Franciacorta di altissima qualità. Un’impostazione di vigna e di cantina costruita solo ed esclusivamente sulla produzione delle bollicine di Franciacorta, un’impostazione morale fondata sui valori di una qualità che va ricercata senza compromessi. A loro, che mi hanno ceduto il testimone, ho dedicato questo Franciacorta che ha una struttura molto importante, ma che riesce al contempo a essere fresco e giovane, godibile in qualunque momento della giornata».

La querelle Champagne francese - Spumante italiano: lei che è uno dei punti di riferimento della Franciacorta e delle sue “bollicine”, il gap che esiste tra queste due glorie nazionali si è ridotto o i trecento anni di tradizione in più a favore dei cugini transalpini si fanno ancora sentire?
«Io ritengo che un fratello minore impari sempre dal maggiore, ma non per questo debba poi sentirsi inferiore o puntare a una competizione inutile: io, ad esempio, ho imparato a sciare da mio fratello maggiore, poi sono riuscito a trovare un mio personale stile che mi ha permesso di andare per la mia strada senza temere confronti! Allo stesso modo, la Franciacorta ha iniziato la sua produzione con uno stile d’emulazione per arrivare poi alla sublimazione delle competenze e a creare delle bollicine con delle caratteristiche personalissime e uniche per il territorio italiano. Certo, la Francia ha iniziato a sbandierare i suoi prodotti con trecento anni di anticipo rispetto a noi, ma ora noi non ci facciamo più intimidire».

Le vasche inox della Monte RossaRicollegandomi alla domanda precedente, qual è il futuro delle “bollicine” italiane?
«Innanzi tutto tenderei a separare i prodotti all’interno di questo termine generico: noi abbiamo adottato il termine di “bollicine” per non mescolarci alle altre produzioni italiane che si riconoscono nello “spumante”. Questo perché la Franciacorta sta facendo un percorso del tutto unico e non paragonabile ad altri fin dai suoi inizi. La Franciacorta ha una sua identità basata sulla concreta qualità e su una forza imprenditoriale che non può portare che a un futuro migliore. Non siamo presuntuosi, come a volte ci viene detto, ma abbiamo la consapevolezza di un’ambizione, quella di una crescita esponenziale della Franciacorta. Per questo non vorrei fare considerazioni parlando in termini troppo generici. In linea di massima posso dire che vedo il futuro della Franciacorta, perché di questa posso parlare, sempre più impegnato a fare prodotti di alta qualità per soddisfare il gusto del consumatore, vero giudice finale».

Progetti per il futuro: intende lanciare nuovi prodotti sul mercato?
«La nostra è un’azienda in continua crescita. Stiamo lavorando a nuove idee ma le proporremo solo nel momento in cui saremo sicuri che rappresentano il risultato massimo del nostro impegno e il massimo che il nostro territorio può offrire».

Adesso, dopo l’intervista a Emanuele Robotti, nella prossima parte andiamo a presentare meglio le due tipologie che abbiamo avuto modo di assaggiare, la “Prima Cuvée Brut” e il “P.R. Brut”.