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Tecnica della campana

Immaginiamo di sentirci anima che avvolge il nostro corpo ed osserva quello che fa

Siamo abitudinariamente portati a vivere le percezioni del corpo (5 sensi, emozioni ec.), come se queste accadessero dentro di noi, dove ci prefiguriamo essere come incorporati, come se la materia di cui siamo fatti ci avvolgesse, il senso di tutto ciò ce lo dà sempre la sensorialità.

Immaginiamo per qualche istante di vedere noi stessi, non per quello che la sensorialità ci fa vivere, ma come un’entità al di sopra di ogni percezione. Come?

Pensando di essere non dentro il corpo e quindi non identificandoci in esso, ma intorno al corpo!

Proviamo a vedere come cambia la consapevolezza di tutto quanto viviamo, attraverso quelle stesse percezioni di cui siamo al di sopra, ma che ci servono per interfacciarci con l’ambiente circostante, siamo anima che avvolge con lo spirito di cui è fatta tutto il corpo senza identificarci con esso ma mantenendo una identià superiore.

Ci sentiamo anima, agente principale del nostro essere ed il corpo e la stessa mente (che media tutte le percezioni dello stesso) dobbiamo considerarli solo per la loro funzione strumentale temporanea del percorso materiale.

Cosa e come percepiamo con questa nuova identità?

Innanzitutto osserviamo quella parte di noi, pur sempre della nostra unità (essere anima-corpo-mente) che è il corpo-mente, nell’attimo stesso che percepisce, vedendo come lo fa e quanto accade in noi di diverso in ogni momento che si rinnova in noi.

Sentendoci anima, lo osserviamo come se fossimo leggermente al di fuori del corpo ma presenti accanto ad ogni parte di esso, come se fossimo avvolti ad esso.

Lo (ci) vediamo muoversi, percepire sensazioni ed emozioni, lo vediamo pensare, riflettere, non come se ne fossimo distaccati ma come se fossimo accanto al corpo ma non precisamente e solo il corpo, ma agenti principali del corpo.

Immaginate una campana che calza precisamente tutto il corpo, avvolgendolo e rimanendo in contatto con esso.

E’ come sentirsi accanto a sè stessi senza essere trascinati o coinvolti dalle vicende che viviamo poichè siamo al di sopra del mondo e non del mondo.

Possiamo immaginare di essere sulla nostra volta cranica e da lì guardare il corpo che vive, attraverso i 5 sensi, che si emoziona, che pensa, che riflette, che ricorda, mantenendo sempre un’attenta e vigile autonomia come anima agente principale del nostro essere.

Tutto questo immaginare ci pone all’ascolto del nostro sè interiore e soprattutto ci predispone all’”ascolto perfetto” di Dio.

Non è facile comprendere bene questa tecnica solo leggendola, poichè va provata e nel modo giusto, per questo vi rimando ai prossimi seminari per insegnarvela.

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