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Comunione degli spiriti

Essere in comunione con altri spiriti attraverso l'amore di benevolenza ci porta far comunione con Dio


L’unione fa la forza, come si suol dire in termini materiali, secondo la fisica degli elementi, tale regola vale anche a livello spirituale, infatti il mettere in comune i propri spiriti, per una richiesta a Dio produce più risultati di una richiesta singola.

L’unione non è solo però di preghiera ma anche e soprattutto di benevolenza, cioè la comunione tra persone che si vogliono bene in un ambito familiare, lavoro, comunitario ecc..

La forza benefica è data dal “bene circolante” che si produce all’interno della stessa comunione.

Quest’ultima non deve però aver limiti, cioè non deve essere chiusa come di un gruppo esclusivo, ma deve essere aperta a chiunque ne voglia far parte, poiché volersi bene tra anime di un certo raggruppamento non preclude la benevolenza verso quelle che non ne fanno parte, in quanto quest’ultima è messa in essere verso chiunque, essendo essa forza d’amore e questo si sa non pone limiti al suo espandersi.

Tutto ciò rende questa comunione di anime, regno vivente di Dio, guidato dalla sua corrente magistrale lungo il suo stesso fluire a Lui.

Attraverso il “corpo” unito della comunione si comincia ad assaporare il “senso” dell’essere parte di un tutto distaccandosi, pian piano, dal sentirsi entità individuali egoiche.

Ci si annulla come esseri che tendono egoicamente a sentirsi superiori per amalgamarsi in una nuova entità, la comunione degli spiriti, nella quale pur mantenendo il senso dell’unicità di ogni anima che la compone si dà luogo ad un “organismo” nuovo, in cui ognuno è non più superiore agli altri, ma uno spirito facente parte di un piccolo tutto che tende ad espandersi ad altre anime (attraverso la forza dell’amore) ed ad unirsi, in virtù di tale comunione, a Dio.

Si attua, come indicato nel vangelo secondo Giovanni 17:21:

“Acciocché tutti siano una stessa cosa, come tu, o Padre, sei in, me, ed io sono in te; acciocché essi altresì siano una stessa cosa in noi; affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”

L’unione tra di noi si deve attuare come quella che tiene uniti tra loro le tre persone della Santa Trinità, inoltre vi deve essere la contemporanea unione dell’entità comunione, formata dalla unione degli spiriti, con la trinità stessa.

Quello che è importante comprendere, nel nostro profondo (non solo intellettualmente), è che la comunione degli spiriti che si è formata deve unirsi e sentirsi “una” alla Trinità, allo stesso modo di come sono unite tra loro le tre persone che la compongono.

Tre persone distinte ma non autonome entità, cioè non tre “dii” diversi, poiché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono, nel loro stato di comunione, un unico Dio.

Alla fine la comunione iniziata tra le anime diventa parte, che pur se distinta, non è più autonoma perchè è parte amalgamata con Dio trinità, formante un tutt’uno in Lui.

foto di Teo (Agesci Lodi)

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