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E se provassimo il cohousing?

Dal Nord Europa arriva in Italia il fenomeno cohousing, i condomini solidali che permettono di risparmiare e condividere spazi e decisioni con i vicini.

Casa condivisa Il cohousing, nato in Danimarca negli anni Sessanta, è diffuso in Svezia, Olanda, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone. Ora è arrivato anche in Italia.

Come si acquista una casa in cohousing? «Ci sono due modi», spiega a Voce Arancio Nadia Simionato di Cohousing Venture. «Si può contattare uno sviluppatore immobiliare, che costruisce la casa, e poi acquistare l’abitazione come se si acquistasse un appartamento qualunque. Il prezzo è inferiore rispetto al mercato, ma il costruttore ha comunque un suo margine di guadagno. Più vantaggioso è il progetto in cooperativa. Si compra un’area tutti insieme, dando ciascuno una quota parte, si costruisce la casa e poi ciascun socio vende la casa a se stesso. In questo modo i prezzi sono ancora più bassi perché si paga solo il costo effettivo della costruzione». Dove trovo chi venga a vivere con me? «Posso cercare nella mia cerchia di amicizie - ma è l’ipotesi più difficile – oppure posso cercare tra i 9.000 iscritti a cohousing.it, la nostra community di persone che vogliono andare a vivere in condivisione». Poi? «Chi è interessato a una nostra proposta partecipa alla fase di “progettazione partecipata”, durante la quale ci si conosce, si valuta il progetto e si cerca di capire quali spazi si vogliono condividere e come». Se siamo tutti soci, come faccio a scegliere l’appartamento che mi piace? «C’è una grossa flessibilità dal punto di vista progettuale. I nostri architetti sono molto disponibili a tagliare la casa su misura. Si può chiedere un appartamento più piccolo o più grande, con due bagni, invece di uno». Come si prendono le altre decisioni? «Per consenso. Tutti devono essere d’accordo. Altrimenti si va a maggioranza. Tutti sono coscienti di quanto sia complesso vivere in cohousing ed è per questo che, nella parte iniziale di progettazione partecipata, ogni cohousing stabilisce delle regole da seguire. Chi entra dopo si deve adattare». Allora deve superare anche l’esame-vicini… «Sì e no. Solitamente i cohousers vogliono conoscere il futuro vicino di casa, ma non si tratta di un esame vero e proprio. L’unica imposizione per chi entra in un cohousing già formato è quella di aderire alla carta costituzionale del cohousing stesso, ovvero a tutte quelle indicazioni che regolano la comunità, spazi comuni compresi. Non può non farlo». Sarà, ma il rischio di finire a litigare c’è… «Non è che in cohousing non esistano conflitti, ma le persone sono disponibili a venirsi incontro e capaci di arrivare a un compromesso. Ci si incontra spesso, almeno una volta al mese, e non una volta l’anno. I problemi non arrivano ad essere insormontabili. Chi viene a vivere in cohousing sa che le cose vanno gestite in questo modo. È stato deciso a priori. Se poi ho delle difficoltà chiedo aiuto al gruppo». È un po’ come una famiglia allargata… «Sono come le famiglie che trent’anni fa vivevano nelle case coloniche, dove una mamma si occupava di tutti i figli oppure una portava i bambini a scuola e l’altra andava a prenderli. A volte ci sembra di aver scoperto l’acqua calda. Sono cose banali che nel tempo si sono dimenticate, specialmente nelle grandi città».

Con il cohousing si risparmia fino al 15% sulla spesa media di una famiglia. La riduzione dei costi dipende dalla scelta degli spazi e dei servizi condivisi. La possibilità di stipulare contratti collettivi e condividere l’istallazione di impianti energetici alternativi (fotovoltaico, microeolico), pressoché inaccessibili per il singolo individuo, permettono di risparmiare fino al 45% sulle bollette. Un micronido interno può far risparmiare fino al 75%; un servizio lavanderia, con macchine industriali a basso impatto ambientale ed energetico, fino al 60%; il car-sharing, con la condivisione dei costi di acquisto, manutenzione e assicurativi, fino a 4.000 euro l’anno per famiglia. Creare un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) permette di comprare direttamente dai produttori e risparmiare sulla grande quantità. Avere una palestra o una piscina elimina i costi di iscrizione (fino a 400 euro al mese). I cohousers condividono anche gli attrezzi per il giardino e la manutenzione.