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La spesa anti-inquinamento

Il surriscaldamento della Terra si combatte anche facendo attenzione a quello che si mangia. La produzione, il trasporto e il consumo degli alimenti implicano un rilascio nell'atmosfera di anidride carbonica, biossido di carbonio e di altri gas serra. Proprio per questo, ciascuno può fare molto per ridurre le emissioni, iniziando da ciò che decide di mettere nel carrello.

La spesa ecosostenibile Scegliere gli alimenti a basso impatto ambientale è un gesto concreto per contribuire a combattera l’effetto serra. In più, aiuta a stare meglio poiché gli alimenti amici dell’ambiente sono anche sani. Basti pensare che un pasto medio arriva in tavola solo dopo aver scorrazzato per 1.900 km (in camion, navi e aerei). Lo sa bene il governo svedese che, in veste di presidente di turno dell’Unione Europea, ha fatto una proposta ufficiale agli stati membri per spingere i cittadini a cambiare abituati alimentari e privilegiare i cibi meno inquinanti. Per questo ha divulgato un documento che illustra l’alimentazione sostenibile che permetterebbe agli svedesi di ridurre le emissioni legate all’alimentazione del 20-50%. Il documento realizzato elenca i cibi che sarebbe meglio consumare con moderazione perché hanno un alto impatto ambientale e quelli che, invece, sarebbero più ecologici. Per ottenere questi dati sono stati calcolati i chilometri che occorre percorrere in automobile per emettere la stessa quantità di anidride carbonica: i cosiddetti km-cibo. La Svezia ha lanciato persino un’etichetta che indica, per ogni alimento, il livello di emissioni che esso produce. Così si possono confrontare, oltre al contenuto di zuccheri e grassi, anche il contributo di anidride carbonica che i prodotti hanno immesso nell’ambiente.

Vediamo anche come il consumatore medio, ogni volta che compra cibi che hanno fatto migliaia di km, contribuisca alle catastrofi ecologiche in atto.
● lo sfruttamento del lavoro nero di milioni di poveracci del Terzo Mondo;
● la distruzione delle foreste, l’ inquinamento dei suoli, delle acque e dell’ aria (con conseguenti carestie, malattie ed esodi migratori);
● l’avvelenamento dell’ atmosfera del pianeta con i micidiali gas serra emessi da navi, aerei ed autotreni (con conseguente riscaldamento e mutamento climatico);
● la diffusione di inquinanti e cancerogeni per la lunga conservazione dei cibi;
● il fallimento delle piccole economie dei luoghi ove viviamo, degli agricoltori, allevatori e pescatori (con conseguente crisi economica diffusa e crollo del valore del denaro);
● l’abbandono dei campi coltivati e di gran parte dei pascoli e dei boschi (con conseguenti dissesti idrogeologici);

Vediamo le linee guida che sono state indicate dalla Svezia.

Cereali e patate sì e, soprattutto, orzo e avena. Hanno un basso impatto ambientale rispetto a carne e pesce. Bisogna preferire i prodotti locali, coltivati senza pesticidi.

Carne, produce tanta anidride carbonica, meglio quella bianca. Secondo la Fao, l’allevamento di bestiame per alimentazione genera più anidride carbonica di tutti i mezzi di trasporto messi insieme. Le carni bianche, d’altro canto, hanno un impatto ambientale minore: 1 kg di pollame produce 0,4 kg di anidride carbonica contro l’1,7 kg del manzo.

Frutta e verdura, niente serre, solo di stagione. La loro impronta ambientale dipende da dove sono coltivate, in che modo e come sono trasportate e immagazzinate. In più, le varietà non sono tutte uguali: alcune sono coltivate in serra e poi conservate tutto l’anno. Conviene, invece, puntare su quelle di stagione, possibilmente locali e biologiche. Occhio poi ai pesticidi. Dalla Svezia poi consigliano di consumare più legumi, perché vengono essiccati.

Prodotti della pesca, sì alle specie meno sfruttate. Il rischio legato a un aumento dei consumi dei prodotti del mare non è tanto l’inquinamento, quanto l’impatto della pesca. Si possono allora scegliere prodotti ittici ottenuti con sistemi di acquacoltura sostenibili oppure appartenenti a specie non a rischio. Un altro suggerimento è quello di provare tipi diversi di pesce così, oltre a provare sapori diversi, si evita lo sfruttamento massiccio delle specie più richieste.

Acqua e condimenti. . L’acqua in bottiglia ha un elevato costo ambientale che si potrebbe ridurre bevendo l’acqua del rubinetto, con evidenti riduzioni del consumo di petrolio, di emissioni inquinanti e della produzione di rifiuti. Per quanto riguarda i condimenti, occorre fare molta attenzione a quelli che contengono olio di palma. Infatti, la sua coltivazione massiccia sta mettendo a rischio il delicato equilibrio delle foreste tropicali. Quindi, preferiamo acque minerali prodotte vicino a casa o l’acqua del rubinetto, e utilizziamo olio di oliva, sano e non inquinante.

Abolire gli alimenti di origine animale per un anno significherebbe risparmiare fino a 13.000 km-cibo, ma basta un solo giorno da vegetariani alla settimana per ottenere un risparmio pari a 1.860 km-cibo. Un altro accorgimento è utilizzare buste della spesa riutilizzabili. Pensate poi a ridurre gli sprechi di cibo e a rispettare sempre la raccolta differenziata dei rifiuti.

L’etichetta svedese non è l’unico esempio europeo: le catene di supermercati Tesco e Casino hanno imposto un’etichetta simile ai loro prodotti, mentre in Italia l’adesione al progetto di Legambiente “Etichetta per il clima” è praticamente ferma al palo. Invece, è del 2008 è il Decreto sui “Farmer market” (mercati gestiti dagli agricoltori, anche nelle città, il primo è nato a Taranto), poi la Coldiretti ha creato un sito con tutte le Aziende Agricole con Vendita Diretta: si può anche selezionare la località e le categorie di cibi e bevande. Infine, crescono e si diffondono dovunque le iniziative per la Decrescita e per il Commercio Ecosolidale.