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Quei ragazzi onnivori di media: il 91% sa usare internet

Una ricerca dell'associazione italiana editori sulla fascia fra i 14 e i 24 anni (articolo tratto da Repubblica.it)

Sarà come dicono gli americani, “Audience got voice (Il pubblico ha preso la parola)”? Sì, ma la usa per dirsi cose private, per la musica, per la comunicazione fra una persona e l’altra. Per leggere i giornali, per andare sui portali, per scambiarsi file (tanti file), anche se poi sa che quello è un po’ illegale ma in fin dei conti lo fanno tutti e che importa? E i Blog? Pochi, il 9% lo fa.

Sono i giovani italiani fra i 14 e i 24 anni o meglio un campione di 1000 fra loro, giovani però che vanno a scuola e questo spiega questi dati così “belli”. A parlare così è l’indagine di AIE, l’Associazione italiana degli editori (http://www.aie.it/), ricerca realizzata attraverso interviste sul tema della Digital Generation. Un dubbio: il campione di Aie - che cura comunque un’inchiesta seria, ormai un appuntamento fisso ad ogni primavera- somiglia troppo ai ragazzi che vanno in libreria. Purtroppo quella non è l’Italia.

Il 91% dei ragazzi coinvolti nell’indagine sa usare il computer collegato a internet? Basta vivere nel mondo reale per capire che quel rapporto ci seduce colpendo i nostri punti deboli: quello di voler credere che i ragazzi siano tutti bravi, internauti, lettori on line e off line, scopritori del nuovo media di massa e della democrazia elettronica.

Fosse così, non ci sarebbero quegli altri ragazzi, quelli del pur divertentissimo spot di Christian De Sica, che ci martella da mesi sulle nuove tariffe di un operatore telefonico. Ma fosse pure solo questa la fetta dei ragazzi italiani che si comporta come dice Aie, insomma è una gran bella fetta. Solo il 5% non usa il personal computer, e nella loro esperienza c’è - dice il rapporto - la naturalezza nell’aver a che fare con la tecnologia, al contrario di quanto avviene anche con i più giovani dei vecchi.

Ai giornali quotidiani (e quindi all’informazione) dedicano circa tre ore alla settimana, anche, in parte, nell’informazione on line. Il rapporto dice che sono disposti a pagare per i servizi ad elevato valore aggiunto. E questa - se confermata - sarebbe una notizia da “smontare la prima”, davvero in controtendenza rispetto a tutto quanto sappiamo dei ragazzi.

Chi ha scritto quella ricerca non è certo uno sprovveduto: così ci avverte che di quel 91 per cento, solo il 42% è un frequentatore abituale della rete, il 49% sono saltuari, il 9% sono occasionali. Di coloro che accedono a contenuti (notizie ma anche musica e intrattenimento), il 32% lo fa su base quotidiana, il 55% una o più volte alla settimana. Leggermente minore la fascia di coloro che usano la rete per comunicare, il 29 % su base quotidiana, il 40% una o più volte alla settimana. Per gli acquisti scendiamo al 3% su base quotidiana ma una vasta area del campione, il 75%, lo fa qualche volta all’anno. E quest’ultimo dato è importante per capire che proprio il commercio elettronico va piano (certo si tratta di ragazzi: hanno meno soldi da spendere).

Ma mica esiste solo internet. E’ per questo che è stato coniato il concetto di dieta mediatica. Si scopre allora che quel 91% di internettisti diligenti ha in pancia anche un bel terzo di spettatori della tv, di utenti radiofonici arrabbiati, di consumatori di film (a prescindere da dove se lo siano procurato, il film) perlomeno tenaci.

Sembra che questo rapporto metta in dubbio una idea consolidata fra chi si occupa di media. L’idea è che chi “fa” molta internet poi non consuma tanta tv o radio o giornali. Sbagliato. Anche se qualcosa in meno fra gli internauti c’è, i ragazzi del campione di AIE fanno di tutto. E in effetti è molto realistica e “probabile” una rappresentazione di ragazzi onnivori di media. Intanto è da rivedere qualche idea sulla cultura di massa, che non è lo svago degli ignoranti ma l’insieme del godimento culturale di colti e non colti.

Ma se AIE ha ragione, le conseguenze saranno enormi: se non scendono troppo i mezzi tradizionali ma allo stesso tempo crescono i nuovi, se cioè è la torta complessiva del consumo a crescere per dimensione, gli anni a venire saranno anni di ulteriore boom dei media, di spese sempre più intense, di “consumismo” scatenato, di una società che fin da oggi si prepara a mettere fra i diritti di cittadinanza - quelli che non si discutono - il cellulare e l’informazione accanto al lavoro e alla libertà.

(22 marzo 2006)

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