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Sainkho Namtchylak in "Solo"

La performance di Sainko sarà interamente ripresa dal regista torinese Alessandro Amdaucci e sarà proiettata su alcuni video disposti nella Sala Majakovski, il progetto è nato nel rispetto del filo conduttore di questa nuova edizione di Tenoteatro: la contaminazioni tra le arti.

La quarta edizione di TecnoTeatro, rassegna di confine e di ricerca su musica, performance e teatro organizzata da Hiroshima Mon Amour, dopo il prologo in collaborazione con il Torino Film Festival entra nel vivo presentando la straordinaria voce della cantante siberiana Sainkho Namtchylak, mercoledì 28 novembre a partire dalle ore 22.15.

Proveniente dalla piccola repubblica siberiana di Tuva, e eccezionale interprete del canto bitonale, retaggio delle tradizioni sciamaniche delle steppe mongoliche, Sainko ha infiammato l’universo della world music, con i suoi lavori che uniscono sonorità ancestrali e un uso spregiudicato delle nuove tecnologie dei campionatori.
Solo, il suo nuovo spettacolo, è presentato in prima italiana: sul palco strumenti elettronici, immagini e, naturalmente, la voce di questo geniale folletto.

Per Sainkho Namtchylak, è stato necessario un lungo viaggio per arrivare in occidente. E’ nata in un piccolo villaggio nella Repubblica Sovietica di Tuva, nella Siberia meridionale, al confine con la Mongolia. I suoi nonni erano nomadi, e i suoi genitori insegnanti. Studia musica al college del luogo, ma il Comitato della Filarmonica locale le nega i riconoscimenti accademici e lei parte da sola per Mosca per finire gli studi. Studia canto all’istituto Gnesinsky di Mosca. Apprende le differenti tecniche vocali dei canti lamanisti e sciamanici tradizionali della Siberia così come i canti tradizionali tuvani e il canto bifonico e comincia la sua carriera professionale come cantante folk con Sayani, l¹orchestra di stato tuvana, girando in Europa, Australia, Nuova Zelanda, Usa e Canada.
Dal 1988 Sainkho si innamora dell’improvvisazione, cercando di mescolare elementi tradizionali etnici con i suoni sperimentali. Viene scoperta dai media occidentali, affascinati da questo nuovo suono jazz sul quale s’inseriscono i canti apparentemente a due voci di Sainkho, ed il loro stupefacente rincorresri di armonici: il canto mongolo era già noto, ma con Sainkho lascia l¹angolo esoterico e la riserva della world music. Esprime forza, vitalità, sensibilità, emozione… Sainkho oggi vive in Occidente, si è conquistata uno spazio di mondo continuando ad essere un’artista che non si riesce a categorizzare: é una donna, é voce di una cultura molto esotica, suona con musicisti jazz dell¹area radicale.
Ha partecipato alla raccolta Women’s World Music, e il suo Out of Tuva, registrato tra il 1989 e il 1993 in Kyzyl, Mosca, Parigi e Bruxelles, é stato definito un capolavoro dell’etno pop.

Come improvvisatrice, ha suonato con Peter Kowald, Butch Morris, Evan Parker, Ned Rothemberg, Werner Ludi e altri; ha recitato in Tunguska-Guska.
Ha raccontato la sua vita privata in Letters, album rivolto al padre morto, e ha lavorato allo Steim Institute di Amsterdam.

E’ il momento ed é la musica, le categorie non sono necessarie.