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Rokia Traorè questa sera 08 luglio nella Cavea dell'Auditorium

La cantante chitarrista malese si ebisce con i suoi successi in lingua bamanese con i suoni tradizionali della sua terra.
















Rokia Traorè è una delle più belle voci africane apparse sulle scene nell’ultimo decennio, torna a farsi ascoltare con un nuovo album che esalta la statura artistica della cantante maliana e ne espande gli orizzonti espressivi.

“Bowmboï”, questo il titolo del suo ultimo disco, è stato inciso tra Bamako (la capitale del Mali), Parigi e San Francisco, fra il novembre del 2002 e il febbraio 2003 e vincitore del premio critica in Inghilterra come miglior album etnico. Il risultato è un autentico affresco sonoro di grande respiro poetico, in cui i suoni della tradizione si compenetrano con uno spiccato senso di modernità.

Bowmboï” è un disco intenso, ricchissimo di musicalità, grazie agli intrecci ritmici e strumentali e alla splendida voce di Rokia Traorè, le cui potenzialità sono ora giunte a piena maturazione

E’ accompagnata da vari musicisti che suonano lo n’goni, chitarrine simili per forma a mandolini e per suono a kore, da un percussionista che suona una grande zucca percossa a colpi di pollice e di karate, e da un  balafonista che suona il tradizionale xilofono di zucche.

 







Rokia Traoré, una delle più belle voci africane apparse sulle scene nell’ultimo decennio, torna a farsi ascoltare con un nuovo album (il terzo dopo “Mouneïssa” del 1998 e “Wanita” del 2000, entrambi anch’essi su etichetta Indigo); un album che non solo esalta la statura artistica della cantante maliana, anche autrice e chitarrista di talento, ma ne amplia considerevolmente gli orizzonti espressivi. “Bowmboï”, questo il titolo del disco, è stato inciso a Bamako, capitale del Mali, Parigi e San Francisco fra il novembre del 2002 e il febbraio 2003: la maggior delle registrazioni sono state effettuate in Africa, con l’ausilio di musicisti tradizionali, mentre nelle sedute successive sono state realizzate significative sovraincisioni. Il risultato è un autentico affresco sonoro di grande e profondo respiro poetico in cui i suoni della tradizione si compenetrano, senza attrito alcuno, con uno spiccato senso di modernità