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Wrestlemania XII

L’edizione del 1996 resterà negli anali come una delle migliori di sempre nonostante i pochi match presenti nella card, solo 6, perché ci fu il miglior main event di Wrestlemania insieme a Hogan vs Warrior, poi per altri buonissimi match, poi per due esordi fondamentali per il futuro della wwf e poi per un grandissimo ritorno

WRESTLEMANIA XII (1996)

L’edizione del 1996 resterà negli
anali come una delle migliori di sempre nonostante i pochi match presenti nella
card, solo 6, perché ci fu il miglior main event di Wrestlemania insieme a
Hogan vs Warrior, poi per altri buonissimi match, poi per due esordi
fondamentali per il futuro della wwf e poi per un grandissimo ritorno, davvero
una serata fantastica e indimenticabile quella ad Anaheim. Il match d’apertura
fu un 6 man tag team match, cioè 3 contro 3, da una parte Owen Hart, British
Bulldog e Vader, che esordiva a Wrestlemania dopo i suoi grandi successi alla
wcw, dall’altra Yokozuna,  l’esordiente
gigante di colore Ahmed Johnson e il rientrante dopo 4 anni Jake Roberts, che
aveva smesso la gimmick del “serpentaro” ed era diventato una sorta di
predicatore religioso; il match non fu brutto ma neanche particolarmente
esaltante, e la vittoria andò al team di Owen. Era poi la volta del primo
importantissimo esordio nella storia di Wrestlemania: Stone Cold Steve Austin.
Austin allora girava ancora con la cintura da un milione di dollari donatagli
dal suo primo manager alla wwf  Ted Di
Biase, e ora esordiva in un match abbastanza interessante contro Savio Vega.
Austin allora era al massimo della condizione fisica, perché ancora con un
corpo integro e privo di infortuni che mineranno la sua carriera negli anni a
venire,  mostrando grande resistenza e
soprattutto una brillante tecnica che poi proprio per gli infortuni sarà
costretto a non usare più diventando un tipico brawler, improntando u i suoi
match sulla rissa e sulla forza. E questo match fu proprio portato a casa da
Austin con una brillante vittoria.

 

 Il match successivo fu uno dei più attesi in assoluto della
serata: Triple H contro Ultimate Warrior. In questo incontro esordiva uno delle
stelle più promettenti della federazione, cioè Hunter Hearst Helmsley, poi
Triple H, che interpretava la gimmick del nobile arrogante e spavaldo, il quale
già dimostrava in quel periodo una buonissima attitudine come personaggio nel
modo di porsi coi fans e al microfono e buona capacità sul ring, ed era davvero
sulla rampa di lancio. Ma in quel momento non poteva scherzare, affrontava
infatti Ultimate Warrior, il guerriero che ritornava alla wwf dopo più di tre
anni dopo essere stato allontanato dalla federazione per lo scandalo steroidi.
Il suo ritorno annunciato brillantemente nei gironi precedenti era attesissimo,
e quando arrivò sul ring con la sua solita musica, col suo solito
atteggiamento, col suo costume, col suo trucco, col suo modo di far tremate le
corde del ring, il pubblico esplose in un fragoroso boato. Il match è uno dei
più famosi della storia di Wrestlemania, non per la sua bellezza o per le sue
emozioni, ma perché fu un autentico squash a favore del guerriero durato 3
minuti: si cominciò con le classiche prese di forza, poi Hunter sembrava avere
la meglio e riuscì addirittura a colpire il guerriero con il suo pedegree, ma
prima dello schieramento Warrior si rialzò incredibilmente da terra come se non
fosse successo niente, come se Hunter gli avesse fatto solo uno sgambetto o il
solletico e non la sua mossa finale, così Warrior fece esplodere i fans, Hunter
incredulo tentò una reazione che non riuscì e subì lo schienamento di Warrior.
Il guerriero tornò in pompa magna, ma nonostante i progetti che c’erano su di
lui (titolo intercontinentale e poi feud con Shawn Michaels) il guerriero dopo
soli due mesi sene andò dalla federazione stavolta definitivamente sbattendo la
porta una volta per tutte. Uno dei migliori incontri della serata fu quello tra
Diesel, alla sua ultima Wrestlemania prima del passaggio alla wcw, contro
Undertaker. Fu un match tra due big man molto solido e ben combattuto, con i
due in buona condizione, bella prestazione per entrambi e alla fine proprio
quando Diesel sembrava avere il sopravvento arrivò la tombstone finale del
becchino che consegnò la quinta vittoria a Wrestlemania a Undertaker. Uno dei
match più incredibili mai combattuti a Wrestlemania fu la sfida tra Roddy Piper
e Goldust. Piper, dopo due edizioni consecutive di Wrestlemania in veste di
arbitro speciale, tornava sul ring a lottare, e il suo avversario era
l’effeminato Goldust,  una delle gimmick
più discusse e spinte dell’intera storia del wrestling. I due si affrontarono
in un match violentissimo, un backlot brawl match, un match con ebbe una
precisa collocazione temporale durante l’evento perché si svolse per tutta la
serata del ppv prima in una rissa tra le strade di Los Angeles, poi ebbe la sua
conclusione sul ring poco prima del main event. L’incontro, che più che altro
sembrò un vero e proprio film d’azione, si rivelò molto violento e
interessante, e culminò sul ring dove Piper riuscì ad ottenere la vittoria
addirittura dopo aver spogliato l’avversario.

 

Ma si arriva così al main event,
Bret Hart contro Shawn Michaels in un iron man match col titolo mondiale in
palio. I due erano i migliori wrestler dell’intera wwf da ormai due anni (anche
se il 95 e il 96 furono indubbiamente i peggiori nella storia della
federazione)  e si affrontarono in un
match che li metteva uno contro l’altro (dopo 4 anni, poiché il loro unico
match in ppv ci fu nel main event di survivor series 92) addirittura nell’arco
tempo di un’ora intera, 60 minuti senza sosta. L’incontro, quindi il titolo che
quella sera metteva in palio Bret Hart, sarebbe andato a chi avesse ottenuto
più punti nell’arco di un’ora, un punto cioè uno schienamento o una
sottomissione o una squalifica. Il match fu splendido, uno dei migliori
incontri mai combattuti nella storia della wwf, un autentico capolavoro, il
miglior main event della storia di wrestlemania insieme alla sfida del 90 tra
Hogan e Warrior. Se i primi venti minuti dell’incontro non fossero stati
abbastanza statici, pieni di presi di sottomissioni e per addormentare, con
fasi di studio e anche abbastanza noiosi, ci potevamo trovare di fronte al
miglior match della storia del wrestling. Sembra incredibile, ma in un’intera
ora nonostante una grande azione nel ring non ci fu neanche uno schienamento o
una sottomissione, la situazione era inchiodata e dopo 60 minuti il match si
chiuse con uno 0 a 0. L’arbitro decise per il pareggio tra i due, ma l’allora
presidente wwf Gorilla Moonson decise che l’incontro doveva proseguire con i
tempi supplementari e non sarebbe finito finchè uno dei due non avesse trovato
lo schienamento vincente. L’overtime durò appena 2 minuti, e il match si chiuse
con lo sweet chin music di Michaels che vinse e divenne per la prima volta
nella sua carriera campione mondiale wwf. Era la consacrazione di un campione,
la cui ascesa era cominciata da 4 anni con la divisione dei Rockers, il suo tag
team, e dopo brillanti prove e convincenti regni da campione intercontinentale,
la sua sicura leggenda era cominciata proprio a Wrestlemania due anni prima in
quel fantastico ladder match contro Razor Ramon, e dopo due anni favolosi con
vittorie a ripetizione  e prestazioni
fantastiche e due Royal Rumble vinte mancava solo la ciliegina sulla torta,
arrivata con la vittoria in uno dei match più belli della storia.

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