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Wrestlemania XIII

Per la seconda volta nella storia dopo la seconda edizione Wrestlemania si svolge a Chicago. Doveva essere la sera dell’attesissimo rematch dell’anno precedente, ancora nel main event Michaels contro Bret Hart ma...

Per la seconda volta nella storia dopo la seconda edizione Wrestlemania si svolge a Chicago. Doveva essere la sera dell’attesissimo rematch dell’anno precedente, ancora nel main event Michaels contro Bret Hart, ma non fu così poiché Michaels si rifiutò di perdere contro il canadese, e la wwf fu costretta un mese prima di questa edizione a riscrivere le varie storie togliendo Michaels dal ppv fingendo un ritiro temporaneo e a consegnare il titolo mondiale wwf a Sid Vicious, il quale nel 96 aveva effettuato il ritorno alla wwf dopo 4 anni e si ritrovava nel ancora nel main event di Wrestlemania dopo il match nel 92 contro Hogan. La card prevedeva solo 7 match, sulla carta non molto interessanti e alla fine infatti non si rivelò una grandissima Wrestlemania. L’incontro d’apertura fu un match di coppia a 4 tag team, in palio il diritto di affrontare la sera dopo a raw i campioni coi titoli in palio: sul ring c’erano Furnas e Lafon, i simpatici Godwinns, gli Headbangers e i Blackjacks, e la vittoria finale andò agli strani per il loro modo di presentarsi Headbangers. E i titoli di coppia furono messi in palio dal tag team formato da British Bulldog e Owen Hart, i quali oltre a essere due espertissimi lottatori di coppia da anni (soprattutto Bulldog che combatteva da quasi dieci anni alla wwf e cominciò proprio in una coppia con Dynamite Kid) erano anche cognati, infatti la sorella di Owen era moglie di British Bulldog; i due difesero vittoriosamente i titoli che ormai avevano da mesi contro il team composto dal grosso Vader e il bizzarro Mankind, che combatteva nella wwf da ormai un anno intero (aveva esordito il giorno dopo Wrestlemania 12 e si era reso subito protagonista di un feud incredibile e favoloso con Undertaker) e sotto la sua maschera non si nascondeva altro che Mick Foley, uno dei lottatori più folli mai apparsi su un ring di wrestling e su cui si potrebbero spendere migliaia di parole e elogi. Due incontri poco interessanti videro poi affrontarsi prima in un 3 contro 3 street fight match Farooq, Crush e Savio Vega contro Ahmed Johnson e i Legion of Doom, match che vide la vittoria dei secondi, e nell’altro incontro Triple H sconfisse abbastanza a fatica Goldust.

Il match per il titolo intercontinentale vedeva un esordio importantissimo per il futuro del mondo del wrestling e per tutto il business che ci gira attorno: The Rock. Rock ancora si faceva chiamare Rocky Maivia, ed era campione in carica essendo diventato pochi mesi prima il più giovane campione intercontinentale della storia (sarà poi anche il più giovane campione mondiale wwf della storia, record battuto solo da Lesnar nel 2002) e quella sera affrontò e vinse conservando la cintura contro The Sultan, che altri non era che Rikishi, il quale combatteva già alla wwf da anni negli Headshrinkers e continuerà poi nella wwf fino a ora proprio come Rikishi.

E così si arriva al match più atteso della serata, che mantenne tutte le aspettative e anzi risultò ancora migliore di quanto ci si potesse aspettare. Sto parlando ovviamente del match simbolo di questa Wrestlemania della nuova era wwf, cioè quella attitude, in cui confluivano i nuovi concetti guida del nuovo spirito della federazione. Per chi ancora non avesse capito sto parlando dell’only submission match tra Bret Hart e Stone Cold Steve Austin. Bret doveva essere nel main event come già detto e riconquistare il titolo, ma la wwf decise di fargli continuare il feud con Austin, il personaggio più alla ribalta del periodo. Austin, liberatosi dall’ombra di Ted Di Biase, passato ala wcw, era diventato Stone Cold, l’uomo irrispettose che non aveva mai paura, che rompeva i canoni conformisti della wwf precedente e si imponeva con il suo modo di fare soprattutto sul ring. Il feud tra i due fu uno dei migliori degli ultimi anni, lungo addirittura un anno (poiché non finì quella sera ma proseguì poi per tutta l’estate con la guerra USA-Canada) e cominciò a Survivor Series 96 quando Bret tornò alla wwf dopo 7 mesi d’assenza (grandi le interviste di Austin in cui diceva “Bret è un wrestler che porta un costume rosa sul ring, c’è da aggiungere altro?”) e proprio in quel ppv i due sfoderarono il miglior match dell’anno dopo il main event di Wrestlemania 12, e la loro rivalità continuò poi alla Rumble e al ppv successivo fino a questa Wrestlemania, affrontandosi in un match in cui si poteva vincere solo sottomettendo l’avversario. L’arbitro del match era Ken Shamrock, lottatore appena arrivato alla wwf che esordiva nella federazione proprio come arbitro e che poi esordirà anche come lottatore. Comunque si passa a parlare del wrestling lottato sul ring tra questi due, e si diede a un match epico, fantastico, uno dei migliori della storia di Wrestlemania e di sempre nella wwf. Fu un match perfetto con fasi combattute sul ring buonissime e fasi combattute tra il pubblico interessantissime, con una psicologia della sfida perfetta, con una intensità mai vista su un ring di wrestling. La concentrazione era totale e la tensione palpabile nell’aria, un vero e proprio capolavoro simbolo della nuova concezione wwe, cioè quella di saper scrivere una storia all’interno di un match. E l’epilogo fu un qualcosa di epico e eccezionale: Austin rimase ferito alla fronte con un taglio profondissimo dalla quale cominciò a sgorgare una quantità impressionante di sangue, Bret riuscì a imprigionarlo nella sua sharpshooter per due minuti, e l’immagine di Austin nella presa a terra che urla per il dolore col sangue che gli scende dalla fronte alla bocca, gocciando fino a terra è un qualcosa di incredibile. Accanto all’immagine di Hogan che solleva e schiaccia Andrè the giant, accanto all’immagine di Piper che spacca una noce di cocca in testa a Jimmy Snuka, accanto all’immagine di Warrior che fa tremare le corde del ring, accanto all’immagine di Undertaker che parla dall’interno di una bara alla Rumble 94, accanto all’immagine di Michaels che fa una splash dalla cima della scala a Wrestlemania 10, c’è l’immagine di Austin che urla e sanguina, nella galleria delle leggende wwf. Il match si chiuse proprio in quel momento, non perché Austin cedette, ma perché Austin perse i sensi per il dolore, e Shamrock fu costretto a far finire l’incontro decretando la vittoria di Bret. Incredibile fu la reazione del pubblico che durante l’incontro cominciò a tifare per Austin e fischiare Bret, decretando così la sera dopo il passaggio di Bret a heel dopo 9 anni e il passaggio di Austin a beniamino del pubblico che lo porterà al successo e alla leggenda. Dopo aver speso un mare di parole per l’only submission match, c’è da spendere davvero poche parole per il main event, il match per il titolo mondiale wwf tra il campione Sid Vicious e Undertaker, al suo primo e unico fino ad ora main event di Wrestlemania. Fu un match assai deludente, uno dei peggiori main event della storia di Wrestlemania, e come da pronostico Undertaker mantenne la sua imbattibilità nel ppv più importante riuscendo così a conquistare il titolo addirittura 6 anni dopo il suo primo e fino a quella sera unico regno da campione wwf. In conclusione di serata il ppv non fu grandioso, con un brutto main event, ma come spesso accade la serata venne salvata da un solo eccezionale match, e per la wwf dopo quella sera cominciò la lunga risalita nella guerra degli ascolti contro la rivale wcw.

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