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Wrestlemania XIV

Al Fleet Center di Boston va in scena la quattordicesima Wrestlemania, l’edizione forse più pubblicizzata di sempre. La card, che prevedeva 8 incontri, era interessantissima, con molti match attesi, o meglio praticamente tutti tranne il match per i pesi leggeri e la tag team battle royal. In più c’era la partecipazione di Mike Tyson, la cui presenza e soprattutto il compenso ricevuto per la serata fece il giro del mondo

Al Fleet Center di Boston va in scena la quattordicesima Wrestlemania,
l’edizione forse più pubblicizzata di sempre

Al Fleet Center di Boston va in scena la quattordicesima
Wrestlemania, l’edizione forse più pubblicizzata di sempre. La card, che
prevedeva 8 incontri, era interessantissima, con molti match attesi, o meglio
praticamente tutti tranne il match per i pesi leggeri e la tag team battle
royal. In più c’era la partecipazione di Mike Tyson, la cui presenza e
soprattutto il compenso ricevuto per la serata fece il giro del mondo. Il match
inaugurale della serata era proprio una battaglia reale a 15 tag team, con in
palio il diritto di affrontare i campioni di coppia con le cinture in palio nel
ppv successivo: la vittoria andò ai Legion of Doom, i quali eliminarono per
ultimi la coppia formata da Bart Gunn Hardcore Holly. Il secondo match vede
confermarsi lo strapotere del nipponico Taka Michinoku nella categoria
cruserweight, sconfiggendo il messicano Aguila e conservando il titolo. In
programma c’era anche la prima difesa del titolo europeo wwf in una
Wrestlemania, e il match in questione vedeva opposti Triple H e Owen Hart, che
avevano un feud da ormai 4 mesi circa. L’incontro fu molto interessante come
prevedibile, e ugualmente prevedibile fu l’interferenza di Chyna a favore di
Triple H, e ciò permise al futuro The Game di conservare il titolo. Un altro
incontro molto interessante era il match di coppia misto tra il tema di Goldust
e Luna Vachon contro Marc Mero e Sable. Il pubblico era in totale visibilio per
la bellissima Sable, la quale riuscì tra il boato dei fans a chiudere il match schierando
l’odiata rivale Luna. Un’altra rivalità sfociata in un buon match nella serata
di Boston fu l’incontro tra The Rock e Ken Shamrock, con in palio la cintura
intercontinentale. Rock era uno ei giovani in maggiore ascesa da ormai un anno,
Shamrock era uno dei lottatori più amati del momento e ad aumentare l’interesse
della sfida fu l’odio forte tra i due contendenti da mesi e la stipulazione del
match, secondo cui anche per squalifica a favore di Rock il titolo sarebbe
andato a Shamrock. Il match fu molto intenso e interessante, e vide la vittoria
di Shamrock facendo cedere Rock alla sua ancle lock, ma non finì lì: Shamrock
chiuso il match a suo vantaggio non mollò la presa di sottomissione ai danni
dell’avversario nonostante i continui richiami dell’arbitro, non lasciò la
presa mai e l’arbitro decise di rovesciare la decisione squalificando Shamrock
e restituendo il titolo a The Rock. Grande beffa per Shamrock.

Poi il match per i titoli di
coppia fu messo in palio in uno stranissimo gimmick match, cioè un “dumpster
match”, incontro in cui per vincere bisognava rinchiudere la coppia rivale in
un cassonetto presente a bordo ring. I campioni in carica erano i New Age
Outlaws, cioè Roadd Dog e Billy Gunn, contro il team Hardcore Legends, cioè
Mick Foley e Terry Funk. Era insomma un vero e proprio match hardcore, in cui
erano fortemente favoriti le due icone di questo stile Foley e Funk, insieme in
uno dei migliori match della serata e uno dei migliori incontri di coppia degli
ultimi anni. Le azioni furono molto decise e violente, e non mancarono le fasi
combattute fuori ring e addirittura nel backstage, e alla fine proprio Foley e
Funk riuscirono a vincere match e cinture, ma rinchiusero gli avversari un
altro cassonetto, non quello predisposto a bordo ring, e per questa sciocchezza
furono costretti a mettere in palio subito i titoli la sera dopo a Raw venendo
già sconfitti proprio dai New Age Outlaws. Ma il penultimo match della serata
era senz’altro il più atteso, uno dei più attesi degli ultimi anni, preparato
da ben 6 mesi senza che i due contendenti ebbero mai un vero confronto fisico,
con una storia alle spalle del match costruita meticolosamente e perfetta,
insomma Undertaker contro Kane, fratello contro fratello (nella storyline)
quello che doveva essere uno degli incontri migliori dell’epoca. Ma come spesso
accade per match troppo attesi, si resta delusi, e purtroppo questo ne fu
l’esempio. L’entrata dei due fu eccezionale, soprattutto quella del becchino
entrato nell’arena sfilando tra dei druidi con delle torce accese, ma poi cioè
che accadde sul ring non fu eccessivamente entusiasmante. I due regalarono
comunque un match molto fisico e enormemente combattuto, ma non regalò
eccessive emozioni per quello che si aspettava dopo tutta la costruzione del match,
e alla fine l’imbattibilità di Undertaker non fu scalfita e riuscì a battere
Kane solo dopo ben 3 tombstone pildriver. La cosa che fece sì che il match non
diventasse memorabile fu anche l’atmosfera, con il pubblico stranamente assente
nel match e quasi indifferente, forse in attesa dell’ultimo match ma comunque
stranamente non partecipe in un match così atteso e così preparato da tempo
come la sfida tra i fratelli della distruzione. Neanche il post match scaldò il
pubblico verso questa sfida, poiché la star del baseball americano Pete Rose,
presente nella serata come ring announcer, fu fatto oggetto della tombstone di
Kane.

E si arriva così al main event
della serata di Boston, per il titolo mondiale wwf il campione Shawn Michaels
andava contro l’idolo assoluto delle folle Stone Cold Steve Austin, e come
speciale aiuto dell’arbitro c’era proprio il pugile Mike Tyson. L’incontro che
ne uscì fuori fu bellissimo, il migliore della serata grazie anche al pubblico
che finalmente creò un tifo e un’atmosfera degna di un main event di
Wrestlemania, e anche al wrestling di alto livello visto nel ring e alle
emozioni della sfida, e per la prestazione fantastica dei due contendenti
pensando alle loro condizioni fisiche: Austin non si era ancora completamente
ristabilito dall’infortunio subito a Summerslam 97 da Owen Hart (si fratturò
addirittura il collo) e Shawn Michaels combatteva lì il suo ultimo match,
infatti il suo infortunio alla schiena era troppo grave, più del previsto, e fu
costretto a ritirarsi temporaneamente dall’attività (non lotterà più da quel
giorno per 4 anni, fino all’estate 2002) così che la sua prestazione in quel
match fu davvero stoica, una prova di coraggio, dedizione e professionalità
verso il wrestling e soprattutto verso il pubblico, accettando pure di subire
mosse molte dolorose alla schiena con dei momenti nel match quasi commoventi
per la forza di volontà. Il match, come da pronostico ampiamente scontato, andò
a Stone Cold per il totale tripudio dei fans, facendo sì che Austin coronasse finalmente
dopo anni di carriera tra wcw, ecw e wwf e dopo due anni di successi nella
federazione i, suo sogno di diventare campione mondiale, realizzandolo nel ppv
più importante dell’anno con un bacino d’utenza fenomenale. Ovvia anche la
conclusione, con l’arbitro K.O. e Tyson che accorre sul ring decretando il
conteggio finale e la vittoria per Austin: la cosa interessante era che nei
giorni precedenti l’evento Tyson faceva parte della de-generation x, cioè il
gruppo di Michaels e Triple H, e quindi tradiva il suo leader Michaels; Storico
il post match, con un Michaels inviperito che ha un faccia a faccia molto forte
con Tyson, il quale per tutta risposta gli rifila un gancio destro eccezionale
da vero campionissimo di pugilato quale è che mandò in visibilio i fans. In
conclusione possiamo dire che fu una buonissima Wrestlemania, con tutti buoni e
interessanti match, nessuno eccezionale e memorabile (tranne forse il main
event che anche senza essere un incontro capolavoro fu comunque una delle
migliori sfide dell’anno) ma con appunto una somma di discreti match che
regalarono una buonissima edizione di Wrestlemania, ma forse un po deludente
per le aspettative e per la grande pubblicità fatta all’evento.

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