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Wrestlemania XIX

La lunga marcia di avvicinamento a Wrestlemania XX si chiude oggi con WM XIX grazie all'incredibile lavoro di Emanuele D'Aniello con i suoi report

Ovviamente l’edizione più recente quella che si è svolta lo scorso anno al Safeco Field di Seattle di fronte a 54 mila spettatori, in una struttura davvero bella con le aperture laterali che davano un favoloso scenario all’evento quando i match si svolgevano ancora sotto i raggi del sole di giorno. Nove match nella card anche se tutto il ppv si reggeva sugli ultimi cinque incontri in programma. L’evento molto atteso comunque mantenne tutte le aspettative che pressavano la wwe nei gironi precedenti, e tutto sommato alla fine si potrà dire di aver assistito ad una delle migliori Wrestlemania degli ultimi anni. Tra l’altro fu una particolarissima Wrestlemania, perché fu la prima a seguire la divisione della wwf in due roster: nell’aprile 2002 infatti la wwf, che ora era l’azienda-monopolio del wrestling americano, poteva permettersi di fare auto-concorrenza, così decise di divenire la compagnia in due show completamenti separati in storie e atleti, Raw e Smackdown. Il match iniziale fu quello valido per la cintura pesi leggeri, titolo che nel ppv più importante era stato difeso prima una sola volta, nella 14° edizione, e questa sera il campione Matt Hardy difendeva e conservava il titolo contro Rey Mysterio, ex superstar messicana della wcw approdato ora alla corte dei McMahons. I titoli di coppia del roster di Smackdown erano difesi e conservati dal team Angle, team di alleati a Kurt Angle composto dalle giovani promesse universitarie Hass e Benjamin alla loro prima Wrestlemania, che sconfissero il team di Benoit e Rhyno e i Los Guerreros, Eddie e Chavo. Il match valido per il titolo femminile vedeva il primo cambio di cintura della serata poiché Trish Status vinceva incontro e titolo battendo Victoria e Jazz. L’undicesima partecipazione di Undertaker all’evento lo vedeva opposto a ben due avversari, due colossi, Big Show e A-Train, in un handicap match, che comunque senza tantissime difficoltà riuscì a vincere con la sua fida tombstone su A-Train aumentando a 11 la sua striscia di incredibile imbattibilità a Wrestlemania.

E si arriva così ai 5 match principali, e il primo di questi vede il graditissimo ritorno di una leggenda: HBK Shawn Michaels. Dopo 4 anni di grave infortunio per il quale Michaels si era ritirato completamente congedandosi dal wrestling proprio nel main event di Wrestlemania 14 era tornato all’attività completa nell’agosto 2002 con un feud favoloso contro triple H tornando pure per un mese miracolosamente (è il caso di dirlo) campione del mondo. Ora si trovava al suo rientro di fronte Chris Jericho, lo scorso nel main event, e i due diedero vita al migliore match della serata assieme a quello di Hogan. Fu un incontro favoloso, grande prestazione di entrambi, velocità, tecnica e spettacolarità non mancarono, e Jericho fu bravissimo a sfruttare tutte le debolezze dell’avversario e a utilizzare addirittura le sue stesse mosse, e nel finale con continui schienamenti e i due molto stanchi si instauro quasi un clima epico. La vittoria comunque arrise al rientrante Michaels con un semplice roll-up e nel post match sembrava che i due potessero fare amicizia per la gioia dei fans, ma non fu così, perché Jericho rifilò un calcione lì dove fa più male a noi maschietti a Michaels. L’incontro successivo era valido per il titolo mondiale di Raw (l’ex cintura mondiale wcw) e in un match un po noioso il campione triple H conservò il titolo sullo sfidante Booker T solo in maniera molto sporca e grazie al decisivo aiuto del suo manager Ric Flair. Ed ecco il match più atteso in assoluto nella serata, un incontro che come da didascalia iniziale era in preparazione da ben 20 anni: Hulk Hogan contro Vince McMahon. Il proletario della wwf, davvero bravissimo sul ring, osteggiava Hogan , la leggenda, l’icona, il campionissimo, da tanti anni, secondo molti fu lui a cacciarlo nel 93, e ora si trovavano nello stesso ring in un match street fight, cioè senza squalifica e con regole da rissa di strada. Vince non è propriamente un lottatore, Hogan era in condizione precarie, ma quello che venne fuori fu favoloso, uno dei grandi classici di Wrestlemania, incredibile, molto emozionante, con un gran partecipazione dei fans come accade in ogni match di Hogan. Davvero bravi i due a resistere a alcuni colpi molto violenti, grande Vince a salire su una scala e a fracassare con un leg drop il tavolo dei commentatori con sopra Hogan, sapiente il regista a fare dei primi piani incredibili a un Vince sanguinante in maniera indescrivibile, e poi la super emozione del ritorno a sorpresa non annunciato da nessuno alla vigilia: Roddy Pier, alla wwf dopo 7 anni. Il pubblico al suo arrivo sul ring esplose, ma il tifo per lui si fermò quando con un tubo di ferro colpì Hogan e se ne andò insultando i fans. La vittoria finale comunque andò a Hogan che sconfisse vince in maniera davvero grandiosa e netta con un finale che fece letteralmente saltare l’arena. Grandissimo match. Il match successivo vedeva di fronte per la terza volta a Wrestlemania Stone Cold Steve Austin e The Rock, con i due ora senza titoli in palio, con entrambi ritornati alla wwf solo il mese prima dopo mesi di assenza e con un Rock incredibilmente “heel” col pubblico. Il match fu bellissimo e molto emozionante soprattutto nel finale, col pubblico sempre presente nella contesa e con la mancanza tecnica di Rock e la precarissima condizione fisica di Austin sopperite dal grandissimo e straripante carisma di entrambe le icone di nuovo di fronte uno contro uno. Alla fine l’infortunio alla schiena di Austin per cui soffriva da settimane fu decisivo, e il texano non continuò al meglio, opponendo una strenua resistenza coi denti per il bene del match a tutti i colpi alla schiena che riceveva e ala fine dopo un a vera esecuzione (3 rock bottom consecutive) Rock portava a casa la prima vittoria su Austin durante una Wrestlemania. E consiglio a tutti di vedesi questo incontro, perché purtroppo proprio per quell’infortunio fino ad ora, ed è passato un anno, quello è stato l’ultimo match della carriera favolosa della più grande icona del wrestling degli anni novanta, Stone Cold.

E si conclude così la serata col main event valevole per il titolo mondiale wwf, il campione Kurt Angle contro il nuovo mostro, Brock Lesnar, al debutto nell’evento. Lesnar era arrivato alla wwf solo un anno prima, due settimane dopo wrestlemania 18, e si abbatté sulla federazione come un uragano, distruggendo tutti, vincendo nel suo primo anno di attività il trofeo “King of the Ring” nell’omonimo ppv, vincendo il titolo mondiale a Summerslam, uno dei ppv principali, battendo una leggenda come Rock, poi massacra un’icona come Undertaker nella sua specialità, l’hell in a cell match, poi vince la Royal Rumble, e ora main event di Wrestlemania alla prima partecipazione dopo aver perso in un anno intero solo un match, tra l’altro in maniera sporchissima. Fu il match tra i due fu molto bello e intenso, molto tecnico, deludente sul piano del ritmo ma comunque molto interessante, un degno main event anche se non a livello dei grandi classici precedenti, e con un Angle autore di una prova eccezionale nonostante il gravissimo infortunio al collo che lo costringerà pochi gironi dopo l’evento all’operazione (e si pensava addirittura al ritiro, poi per fortuna ipotesi scongiurata) e alla fine, quella che doveva essere la celebrazione della futura stella dell wwf per anni e anni a venire si trasforma in uno dei momenti più incredibili nella storia del Wrestling: Lesnar doveva chiudere la contesa con la “shooting star press” la mossa più spettacolare del mondo del wrestling, che si esegue dal paletto con una rotazione frontale di 360° gradi, ma la mossa, che solitamente è una tecnica da peso leggero e non veniva usata da Lesnar in un match da tempo, poi secondo me inadatta a un big man quale lui è, viene completamente sbagliata, e Lesnar in caduta picchia gravemente in maniera verticale la testa a terra: sono attimi di tensione, Angle è bravissimo a aspettare che l’avversario si riprenda, con la forza della disperazione Lesnar chiude la contesa e vince match e titolo mondiale, ma poi si accascia all’angolo del ring con il viso pallido, lo sguardo impallato, trema quasi, la botta alla testa è stata incredibilmente rischiosa, poteva rischiare la paralisi, e alla fine l’abbraccio tra Angle e Lesnar che chiude la serata è un momento favoloso per i fans e per il wrestling. Ma l’immagine di Lesnar che riceve la cintura dall’arbitro e non capisce guardando introno a se stordito mi rimarrà sempre dentro, e tutti la devono guardare, alla faccia di chi dice che il wrestling è completamente finto, anche i colpi sul ring……………………..

E così una magnifica Wrestlemania si conclude, e anche la nostra galoppata insieme in 20 anni storia dell’evento più importante del wrestling, spero che questo mio lavoro vi sia piaciuto e lo possiate aver apprezzato, che vi possa aver appassionato e fatto emozionare leggendo le gesta e i momenti fuori ring dei nostri eroi preferiti, e spero vivamente di essere riuscito a far appassionare chi segue poco il wrestling, che possa aver fatto riavvicinare i fans di vecchia data che ricordano le vecchie edizioni col commento di Dan Peterson a Wrestlemania, che sia riuscito a suscitare i ricordi di chi, magari, bambino come ero io, seguiva e tifava i vecchi campioni spensieratamente….. e spero che la wwe ci regali una favolosa ventesima edizioni, perché Wrestlemania, con tutte le emozioni che ci ha dato e i sogni che ci ha fatto fare merita davvero un degno compleanno……..

GRAZIE A TUTTI VOI, A PRESTO!!!!!!!! W WRESTLEMANIA!

W LA WWE, W IL WRESTLING!!!!!!!!

Un ringraziamento particolare a Fabry T, grazie di tutto!!!

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