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Wrestling e Tv: cosa dice la WWE?

Debutto per il nuovo opinionista di superEva Wrestling, Gabriele "AtomBomb" Beggiora, nella nuova rubrica "Here Comes The Pain". Per il suo debutto ci parla di un tema molto attuale, le polemiche su wrestling e TV, da una prospettiva decisamente interessante: quello della WWE.

Come tutti noi ben sappiamo molto recentemente sia il Moige che il Codacons hanno lanciato l’allarme in merito alla trasmissione su Italia 1 di WWE SmackDown. L’accusa mossa è quella di essersi rivolti ad un target di bambini non considerando le conseguenze sulla psicologia infantile; ovvero il rischio di emulazioni da parte dei bambini, emulazioni che sono purtroppo avvenute. La prima e più immediata conseguenza di queste accuse è stata quella di scatenare le ire dei fan di wrestling, in seconda battuta ha dato più notorietà al wrestling permettendo purtroppo a molte persone di denigrarlo. Questo fatto mi ha appassionato molto, tanto da chiedermi quale fosse la policy della WWE in merito alla trasmissione dei suoi show. Una policy molto chiara e precisa c’è sul sito WWE Corporate (http://corporate.wwe.com/parents/) e, forse fra lo stupore di alcuni, la posizione della WWE non si discosta molto da quelle assunte da Moige e Codacons.

 

Un passo che mi ha molto colpito e  che secondo me è estremamente significativo è il seguente:

 

“Our programs are tailored for teens and young adults, who comprise nearly 50 percent of our audience. About 73 percent of our audience is 18 years of age or older. Some of our viewers are younger children. If parents make the decision to allow their children to watch our programming, we encourage those parents to watch with their children. We urge parents who allow younger children to watch our programming to explain that what our Superstars do on television should not be emulated or attempted in real life.”

 

Cioè: “I nostri programi sono preparati per i teen-agers ed i giovani adulti, che formano quasi il 50% del nostro pubblico. Circa il 73% del nostro pubblico ha 18 anni o di più. Alcuni dei nostri spettatori sono bambini. Se i genitori decidono di permettere ai figli di seguire i nostri programmi, incoraggiamo questi genitori di guardarli insieme ai loro figli. Esortiamo i genitori che permettono ai bambini di guardare i nostri programmi a spiegare che ciò che le nostre Superstar fanno in televisione non deve essere emulato e non si devono fare tentativi di ripetere nella vita reale le azioni che si vedono sul ring.”

 

Procedendo nella visita del sito si trovano le indicazioni che la WWE fornisce in merito ai suoi programmi: RAW è destinato ad un pubblico non inferiore ai 14 anni di età in quanto lo show contiene violenza ed un linguaggio che potrebbe essere considerato offensivo essendo molto colorito, stessa cosa vale per i PPV; mentre per gli altri show è fortemente consigliata la presenza di un adulto. Nel caso specifico, SmackDown, è classificato come un programma che contiene violenza e linguaggio colorito e potenzialmente offensivo, quindi un programma da seguire in presenza di un adulto.

 

La WWE prende posizione anche in merito agli House Show, ovvero gli spettacoli dal vivo che però non vengono trasmessi in Tv. La WWE innanzitutto chiarisce che dato che lo spettacolo offerto in questi Live Events è sulla base di quello dei suoi Tv Shows Raw e SmakDown è fortemente consigliato ai genitori seguire questi show prima di permettere ai propri bambini di andare ad un evento dal vivo. I pericoli sono individuati particolarmente nella presenza di forti rumori derivanti dai pyros, i fuochi d’artificio, e dalle musiche, ma anche dalle luci; ovviamente la WWE non considera adatto il comportamento violento e scurrile che i wrestlers assumono durante lo spettacolo, considerando anche la presenza dei cartelli portati dai fan, cartelli che a volte mostrano un contenuto non adatto ai più piccoli.

 

La WWE fornisce una guida ai genitori dove troviamo delle posizioni molto forti contro l’emulazione degli spettacoli, posizioni che possiamo riscontrare in frasi come queste:

 

“Our WWE events are conducted in a safe environment and executed by highly trained athletic professionals, and still there are incidents of injury. Any attempt by our fans to emulate our Superstars physicality is extremely dangerous and irresponsible.”

 

Ovvero: “I nostri eventi sono condotti in un ambiente sicuro ed eesguiti da degli atleti professionisti altamente preparati, eppure continuano ad esserci degli incidenti che causano infortuni. Ogni tentativo dei nostri fans di imitare le gesta fisiche delle nostre Superstar è un atto estremamente pericoloso ed irresponsabile.”

 

L’imitazione del Wrestling professionistico da parte di amatori in America è chiamato Backyard Wrestling, cioè Wrestling da giardino, la WWE prende forti posizioni contro questo fenomeno, come si può facilmente evincere dall’affermazione che segue:

 

“WWE is adamantly opposed to the concept of “backyard wrestling” because of the risk of injury to untrained amateurs.”

 

“Undertaking aggressive “backyard wrestling” activities that could result in serious injury is the way to the hospital and permanent disability, not to WWE Superstardom.”

 

“La WWE si oppone in modo inflessibile al concetto di “backyard wrestling” a causa del rischio di infortuni per gli amatori non allenati”.

 

“Prendere parte in attività aggressive di “backyard wrestling”, che potrebbero portare a infortuni molto seri, è la via per l’ospedale o per una disabilità permanente, non è la via che porta ad essere delle Superstar della WWE.”

 

La federazione si rivolge a tutti gli aspiranti wrestler professionisti consigliando loro di praticare sport come la lotta libera o la ginnastica per sviluppare le qualità atletiche per poter intraprendere una carriera da wrestler, di frequentare dei corsi di teatro per imparare a muoversi “on-stage”, raggiungere un buon livello di istruzione come la scuola superiore o ancora meglio il college, ma soprattutto di iscriversi ad una qualificata scuola di Wrestling.

 

Adesso che conosciamo il pensiero della WWE possiamo avviarci alle conclusioni.

 

Personalmente penso che Italia 1 abbia sbagliato la sua linea editoriale non essendo a mio parere il Wrestling lo spettacolo più adatto ai bambini. E’ tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a Mediaset. Anche i genitori hanno le loro colpe. Questa non è la prima volta che il Wrestling viene trasmesso in chiaro in Italia, avvenne già riscuotendo un enorme successo, eppure non nacquero tutte queste polemiche, ed è riduttivo pensare che non successe solo perché l’era “gimmick” prevedeva uno stile di lotta meno violento; a mio modo di vedere buona parte delle colpe vanno date ai genitori. E’ compito del genitore insegnare ai propri figli la differenza fra realtà e finzione, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Quando ero bambino i miei genitori nascondevano ciò che non volevano farmi vedere e mi allontanavano dal televisore, giocando con me o portandomi fuori, quando veniva trasmesso un programma che non ritenevano adatto. Evidentemente questa nuova generazione di genitori ritiene più opportuno, e sicuramente più facile, lasciare i figli davanti alla televisione senza imporre loro limiti e divieti. E’ palese, però, che nemmeno Mediaset sia esente da colpe. Un tale gigante della comunicazione deve porsi un codice di autoregolamentazione e deve valutare attentamente il prodotto che offre al suo pubblico. In questo caso Italia 1 ha sbagliato ad indirizzare ai bambini uno spettacolo che non è studiato per loro. Ora che il caso è arrivato sulle scrivanie di una Commissione Parlamentare non possiamo ragionare considerando quello che avrebbe potuto o dovuto fare Italia 1, dobbiamo ragionare pensando a quello che secondo noi dovrebbe fare Italia 1. Le associazioni chiedono il bollino rosso per il Wrestling, personalmente mi pare eccessivo, soprattutto per SmackDown, inoltre Raw venendo trasmesso da una pay-tv con possibilità di “parental control” fa discorso a se. Secondo me si accorderanno per il bollino giallo per quanto riguarda SmackDown, ed in questo caso Italia 1 dovrà apportare delle modifiche alla sua linea editoriale; questo per rendere il Wrestling una cosa più seria, ma soprattutto per proporlo ad un pubblico adolescenziale invece che infantile. Premesso che, considerati gli introiti e gli ascolti, Mediaset non accetterà mai di spostare il Wrestling in seconda serata, credo che un cambio nel tipo di commento, magari rendendolo più serio e tecnico ma allo stesso tempo piacevole, come può essere quello di Stefano Benzi su Sport Italia, potrà portare dei giovamenti e anche un cambio di audience, senza però far cascare pericolosamente gli ascolti.

 

Le colpe quindi sono equamente divise fra genitori troppo permissivi ed una rete televisiva che ha sbagliato il suo target per un prodotto; in questa diatriba io non mi schiero con nessuno, ma allo stesso tempo riconoscendo i meriti del Moige e del Codacons, per aver denunciato un problema, o potenziale problema. Io ho sempre pensato che il Wrestling non sia adatto ai bambini, appunto per i suoi contenuti forti e violenti, ma sono consapevole che se il bambino è seguito da una famiglia premurosa che gli spieghi le cose e lo guidi nelle sue scelte, allora anche loro possono godersi questo magnifico spettacolo.

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