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Intervista a Red Devil

Uno dei veterani del Wrestling italiano ed anche uno degli atleti più capaci e spettacolari dei ring nostrani. Il nostro Shiva ha intervistato Red Devil!

Come mai hai scelto proprio questa gimmink e quanto rispecchia la tua reale natura?
La nascita della gimmick di Red Devil risale ai tempi del mio “debutto” nel 2001, in quella ICW (Italian Championship Wrestling) ancora agli albori e ancora una backyard. L’idea di formare il tag team de Los Anticristos fu del mio amico Federico Di Stefano, con cui ho iniziato questa avventura. Lui era Diablo Amarillo, mentre io ero Diablo Rojo, due fratelli messicani con uno strano passato legati da un patto di sangue. Molto satanica come idea, ma nessuno di noi è in realtà un satanista, quindi era un semplice personaggio “in ring”. Alla fine del 2003 poi, con la divisione della coppia, io decisi di inglesizzare il mio ringname, che diventò Red Devil.

Qual è il tuo ruolo sul ring?
Il mio ruolo sul quadrato è quello di intrattenere il pubblico e far sì che restino soddisfatti del mio lavoro, e di conseguenza tornino a vederci al prossimo show in zona. Parlando invece dal punto di vista personale, alla base di tutto devo divertirmi perché questa è la mia passione.

Pensi di essere importante e necessario per la ICW?
Non mi preoccupo di quanto “servo” alla ICW. E’ la federazione con cui sono cresciuto, ho molti amici e mi dà l’opportunità di fare molti shows, questo conta.

Com’è il rapporto con i tuoi colleghi?
Orrendo! Li odio tutti, sono tutti dei gran bastardi!! Ovviamente scherzo, cerco di rispettare tutti e di andare d’accordo con tutti, il resto poco importa.

Hai mai pensato di passare a qualche federazione estera?
Nessun wrestler in Europa ha un contratto fisso con una sola federazione, quindi mi sento libero di poter lottare per qualunque federazione che reputo seria e che può darmi l’occasione di migliorare. Attualmente, oltre che in Italia, lotto anche in Svizzera e Germania, e sono stato svariate volte in Francia, Inghilterra, Algeria. L’esperienza sul ring è la cosa fondamentale per crescere come wrestler, quindi voglio poter sfruttare le occasioni che mi si presentano davanti, e presto spero di poter realizzare uno dei miei sogni…

Com’è il tuo rapporto con le persone che iniziano a praticare questo sport? Preferiresti che il wrestling fosse riservato ad una particolare èlite di persone?
Assolutamente disponibile a qualunque tipo di consiglio per quello che posso. Mi piace poter aiutare i ragazzi che si avvicinano a questa disciplina, purchè dimostrino di avere del sale in zucca, sennò ogni parola è buttata al vento. Il consiglio più prezioso che mi è stato dato negli anni è quello di stare zitto e ascoltare chi ha più esperienza di me, e per me è stato fondamentale.

Quale è stato il match nel quale ti sei espresso in miglior modo e perché?
In ogni mio match trovo centianaia di errori, quindi non riesco davvero a trovarne uno di cui posso dire di essere soddisfatto.

Pensi che sia giusto ispirarsi a qualche Wrestler in particolare? Se si quale sono i tuoi idoli?
Credo sia normalissimo ispirarsi ad altri wrestler, soprattutto agli inizi. Quando mi sono buttato nel wrestling, come tutti, avevo i miei idoli a quali inevitabilmente mi sono ispirato. I miei idoli di sempre sono Ric Flair, Hayabusa, Great Muta, Tigermask, Dinamite Kid e Ultimo Dragon.

Cosa ami del wrestling moderno e cosa invece odi?
Amo il fatto che non sia più riservato ad un’elitè di persone, ma odio il fatto che troppi fans preferiscano guardare un match con mille mosse assassine e voli suicida invece di un vero match di wrestling. Un match senza psicologia non ha senso di esistere, eppure certi spot-fest vengono valutati da 5 stelle.

Quanto è importante per te il wrestling?
E’ una delle cose più importanti, non potrei farne a meno. E’ la mia passione da quando avevo 6 anni, e da quando ho iniziato a praticarlo mi ha regalato tantissime emozioni che solo una disciplina come il wrestling può darti.

Per concludere… 3 parole per descrivere la ICW, la sua storia, protagonisti, virtù e difetti.
L’impegno costante di alcune persone ha fatto sì che la ICW, dopo 6 anni, sia ancora qui a promuovere shows in tutta la penisola, con grandi collaborazioni per tutti gli aspiranti wrestlers e quindi senza dubbio un buon punto da cui partire. C’è ancora tanta strada da fare per portare il wrestling italiano ad alti livelli, e la ICW è la realtà tutta italiana più solida del paese. La cosa importante è non smettere mai di guardare avanti: il sentirsi arrivati sarebbe uno degli errori più grossi.

Grazie mille per l’intervista, e se vi capita visitate il mio sito su www.devilwrestling.tk oppure www.myspace.com/red_devil84

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